Disuguaglianze, inquinamento, ecologia anticapitalista

Per la rima volta un rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) analizza i dati ambientali confrontandoli con i dati socioeconomici: ‘Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe’.

Inquinamento di classe

In questo report, pubblicato nel febbraio 2019, si dice che l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento acustico, le temperature estreme, impattano in modo sproporzionato sulle fasce della popolazione che sono più deboli, da un punto di vista socio-economico, da un punto di vista di età anagrafica e da un punto di vista immunitario.

Non si può tenere separata la polluzione ambientale dalle concatenazioni di sfruttamento socioeconomico che la sottendono. Dunque non c’è ecologia che non sia anticapitalista, e in quanto tale deve entrare a far parte di un nuovo movimento sociale e popolare.

‘Coscienti dell’emergenza ambientale, noi diciamo: fine del mondo, fine del mese: stessa logica, stessa lotta.’ da l’Assemblée des assemblées des Gilets jaunes.

Gilets jaunes contro l’estremismo liberista, per la libertà, l’eguaglianza e la fraternità

400.000 mila morti premature, 700.000 senza tetto

Secondo le stime dell’ AEA, una cattiva qualità dell’aria causa ogni anno circa 400.000 morti premature nelle aree urbane dell’UE (Relazione AEA n. 24/2018) e 700.000 circa sono i cittadini europei senzatetto, in grande aumento in tutti i paesi ad eccezione della Finlandia. 

E chissà quanti milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, in Europa e nel mondo.

L’impatto ambientale

  • del particolato (PM): circa il 74 % della popolazione urbana dell’UE è esposta a concentrazioni superiori ai limiti ‘save health’ dell’OMS;
  • del biossido di azoto (NO2);
  • dell’ozono troposferico (O3);
  • dell’inquinamento acustico: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, OMS, un europeo su cinque è esposto a livelli di rumore che potrebbero danneggiare il suo benessere;
  • delle temperature estreme, in termini sia di freddo sia di caldo;
  • si fa sentire in modo più grave dove i redditi e l’istruzione sono più bassi, dove i tassi di disoccupazione sono superiori alle medie europee, e dove i sistemi immunitari sono deficitari, come negli anziani, nei malati cronici, nei bambini, nei neonati.

I bambini socioeconomicamente svantaggiati sono colpiti due volte dall’inquinamento

I bambini hanno una frequenza respiratoria più alta rispetto agli adulti e, di conseguenza, una maggiore esposizione agli inquinanti atmosferici. Neonati e bambini piccoli possono inalare più inquinanti rispetto agli adulti anche a causa della respirazione prettamente orale. Per l’immaturità del loro sistema immunitario e degli organi in via di sviluppo sono più vulnerabili sia all’inquinamento atmosferico che al rumore, rispetto agli adulti (Kim e American Academy of Comitato pediatrico per la salute ambientale, 2004; van Kamp e Davies, 2013). Inoltre i neonati e i bambini piccoli sono più inclini a malattie legate al calore a causa della loro termoregolazione meno sviluppata (Padilla et al., 2016; Kovats et al., 2004; Xu et al., 2012). Se a queste fisiologiche condizioni di fragilità dei bambini e dei neonati, è associato un basso stato socio-economico, la vulnerabilità all’inquinamento diventa devastante.

Capitalismo Green

Le disuguaglianze sociali, l’inquinamento, il riscaldamento globale, come abbiamo visto, sono strettamente legate fra di loro e sono causate dal capitalismo, che si tinge di verde, per estrarre profitto dalla crisi ecologica in atto, vedi la green economy, le varie liste elettorali green, lo scudo verde di Nardella. Anche il Pd, il partito pro-inceneritori, pro-aeroporti, pro-tunnel tav, pro Tav, si vernicia di verde, e fa greenwashing elettorale per rastrellare qualche voto.

Salute reddito dipendente

Lo stato socio-economico è un fattore determinante per la salute, da tanti punti di vista, sta scritto nel sopramenzionato rapporto dell’AEA. Infatti in Europa chi ha bassi livelli di istruzione, chi ha redditi bassi, chi fa lavori manuali tende a morire più giovane ed a soffrire più spesso di gravi problemi di salute (Eurostat, 2018a).

Un grande numero di prove suggerisce che le persone di stato socio-economico basso sono costrette a vivere in peggiori condizioni ambientali rispetto al rumore, all’aria, alle temperature. Le persone più svantaggiate sono più vulnerabili ai rischi ambientali, perché hanno diete povere, difficoltà di accesso ad una assistenza sanitaria di qualità, e soffrono più di stress (Khreis et al., 2017). Alloggi poveri, diete inadeguate, stress, sono i fattori che rendono più vulnerabile la salute delle persone di basso reddito, rispetto a chi è sottoposto a pari pressioni ambientali ma ha un reddito superiore (EC, 2016b; Kim et al., 2018; Cournane et al., 2017b; Holgate, 2017).

Il problema è che le disuguaglianze rischiano di persistere in futuro, continuando queste politiche europee.

Il crescere di un movimento popolare, sociale, ecologico europeo, il coinvolgimento sempre più numeroso dei giovani, le recenti marce primaverili però fanno ben sperare.

Azioni mirate

Nel rapporto della AEA si afferma che occorre proteggere i cittadini europei più vulnerabili dall’inquinamento atmosferico, dal rumore e dalle temperature estreme, con azione mirate. Specie nelle regioni dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria)e dell’ Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), e nelle fasce socio-economicamente deboli che vivono nelle città più ricche.

Quali azioni mirate?

Prima di tutto bisogna combattere e sconfiggere le disuguaglianze, assicurando il diritto alla casa, il diritto alla istruzione, il diritto al lavoro giustamente retribuito, il diritto ad un reddito garantito, ad una sanità pubblica universalistica, il diritto ad un cibo e a un’acqua non inquinati da pesticidi, il diritto ad un’aria pulita. Per questo l’ecologia può essere solo anticapitalista.

Sincronicamente sono indispensabili tutta una serie di misure di prevenzione primaria per migliorare l’ambiente, a partire da una migliore pianificazione territoriale e gestione del traffico stradale, con l’abbassamento dei limiti di velocità, la promozione della bicicletta, il passaggio a autobus o tram più puliti, l’emissione di tariffe per le zone più congestionate, il trasferimento di impianti industriali, la modernizzazione di stufe e caldaie domestiche, utilizzando combustibili più puliti per il riscaldamento, vietando il carbone, fornendo sussidi per passare a opzioni di riscaldamento più pulite per le famiglie a basso reddito.

Proteggere i bambini dal rumore degli aerei e della strada, tramite la fornitura di barriere antirumore e strutture protettive nelle aree di gioco all’aperto, è una bella ipocrisia: gli aeroporti non devono essere costruiti vicino alle città.

Fornire più spazio verde porta benefici per la salute e la qualità della vita agli abitanti delle città, specie per chi vive nei quartieri popolari. Le alberature aiutano a raffreddare i centri urbani, e rappresentano una valida risposta alle ondate di calore, causate dai cambiamenti climatici.

*Gian Luca Garetti

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

2 risposte

  1. Avatar Francesco D. ha detto:

    Si, certo, ma se parliamo dell’indispensabile ed urgente “crescere di un movimento popolare, sociale, ecologico europeo” non mi pare allora sufficiente riconoscere per esempio che “lo stato socio-economico è un fattore determinante per la salute”. Anche quando si riconferma e si ribadisce che “non si può tenere separata la polluzione ambientale dalle concatenazioni di sfruttamento socioeconomico che la sottendono”.
    Quindi si, sono d’accordo, “non c’è ecologia che non sia anticapitalista, e in quanto tale deve entrare a far parte di un nuovo movimento sociale e popolare”. Ma abbiamo probabilmente bisogno di analisi e conclusioni ancor più contundenti, profonde e radicali sulle chiavi di questo sistema che ci sta portando verso l’autodistruzione della specie. Come ho trovato come eccellente esemplare di tale radicalità un lungo articolo di K. Raveli “Proprietà, patriarcato e criminalità ecologica Cop24” che tratta tanto per cominciare della proprietà privata, o delle crescenti patologie individualiste della nostra (?) civiltà.

  2. Avatar Gigi ha detto:

    Mi piace la definizione di criminali ecologici per i partecipanti alla COP24. Più chiaro di così!

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