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Protestare non è reato: dalla Superlativa di Prato parte mobilitazione contro il Decreto Sicurezza

Facciamoli i nomi e cognomi di chi utilizza le aberranti norme del cosiddetto Decreto Sicurezza per salvaguardare i propri interessi e far colpire i lavoratori sfruttati: si tratta della Tintoria Superlativa di Prato, i cui operai hanno scioperato dopo essere rimasti senza stipendio da 7 mesi oltre a vivere condizioni lavorative inaccettabili, e si sono visti affibbiare 21 multe dai 1000 ai 4000 euro ciascuna, per un totale di 84.000 euro.

Questo perché è in vigore il Decreto sicurezza, che ha reintrodotto il reato di “blocco stradale”. Grazie al quale le Questure possono incriminare i lavoratori che fanno i picchetti davanti alle aziende. I lavoratori e chi li sostiene, visto che le multe sono state recapitate anche a due studentesse fiorentine che manifestavano in sostegno della protesta, e che hanno scritto la lettera che qui sotto riportiamo.

Ma la risposta è stata forte e chiara: intanto è stata lanciata una Marcia per la libertà. Prato sta con gli operai!  sabato 18 gennaio dalle ore 16:00 alle 19:00.

Poi è partita una campagna per chiedere al Prefetto di Prato Scialla di ritirare le multe. E per pretendere che il Governo abroghi il Decreto sicurezza.
Ecco l’appello #iostoconglioperai

E questa la lettera delle due studentesse, multate perché colpevoli di “reato di solidarietà” con gli operai.

Siamo Elena e Margherita, due ragazze di Firenze. Ogni mattina, come tutti i nostri coetanei, ci alziamo e andiamo a scuola, il pomeriggio studiamo e passiamo il tempo libero con gli amici. Siamo due ragazze normalissime, che però qualche giorno fa si sono viste recapitare a casa una multa di 4000 euro. Può immaginare la sorpresa all’apertura della busta, ma niente rispetto allo sgomento che abbiamo provato scorrendo le righe dell’ammenda. In breve siamo accusate, insieme ad altri 21 operai, di blocco stradale e grazie al Decreto Sicurezza voluto l’anno scorso da Matteo Salvini adesso verremo punite per il pericolosissimo reato di solidarietà.

Sì, perché questo abbiamo fatto. La mattina del 16 ottobre abbiamo letto dell’investimento di una sindacalista davanti alla fabbrica Superlativa di Prato, i cui operai da mesi sono in sciopero perché non vengono pagati dall’azienda, e le cui vicende avevamo seguito anche in estate. Molti giornali infatti avevano parlato delle condizioni di lavoro disumane degli operai di Superlativa e delle loro semplici richieste: avere quello stipendio che mancava ormai da sette mesi. Quella mattina, dunque, abbiamo deciso di prendere il treno e andare pure noi davanti a quei cancelli, con il semplice intento di manifestare la nostra vicinanza tanto agli operai quanto alla sindacalista ferita. Non ci sembrava che chiedere il rispetto di un contratto potesse essere in un qualche modo criminale, ma le multe che sono state recapitate due mesi più tardi a noi e ad altri 21 operai questo farebbero pensare.

Ci chiediamo, quindi, come sia possibile tutto questo.

Lo scorso 30 novembre la nostra città, Firenze, è stata letteralmente invasa da un mare di quarantamila sardine e in Piazza della Repubblica, stretti come tutti gli altri, c’eravamo anche noi. Non ci piacciono le parole di odio di Salvini, e come giovani ci sentiamo doppiamente attaccati dalle sue politiche perché (e questo nessuno lo dovrebbe mai dimenticare) il Paese che vorrebbe costruire è quello che, un giorno, erediteremo noi. E allora forse quello che oggi ciascuno si dovrebbe chiedere è se l’Italia che ci volete lasciare è proprio questa, in cui due ragazze solidali con degli operai vengono multate; in cui la priorità pare essere diventata quella di impedire l’ingresso ai migranti piuttosto che mettere in campo delle politiche grazie alle quali i giovani come noi non debbano diventare loro stessi emigranti, cercando sorte migliore all’estero; e i paradossi che potremmo elencare sarebbero ancora tanti. Noi non crediamo in queste pratiche di odio cieco verso il prossimo e pensiamo che, nonostante le mille difficoltà, stia ancora ad un’istituzione come la scuola stimolare nei ragazzi e nelle ragazze di oggi quel pensiero critico di cui tanto si parla. E allora, signor direttore, non possiamo fare a meno di domandarci come sia possibile che quando abbiamo semplicemente deciso di mettere in pratica proprio quel pensiero critico ci siamo poi ritrovate con un’ammenda di 4000 euro.

In tantissimi, dicevamo, siamo scesi nelle piazze di tutta Italia per chiedere un cambiamento in questa politica, e abbiamo visto proprio moltissimi esponenti di varie forze del Parlamento spendere parole in favore di questo fenomeno “di novità”. Ma non è più tempo delle parole, gli effetti dei provvedimenti razzisti si stanno cominciando a vedere, e sta succedendo adesso: da ormai quasi quattro mesi è in carica un governo, che purtroppo però non ha ancora trovato il tempo per eliminare una legge fascista come il Decreto Sicurezza.

La nostra speranza è che questo tempo si trovi al più presto, di modo da cancellare una norma così ingiusta.

Cordiali saluti,

Elena e Margherita