Arpat, l’esperto monco e il Green Deal europeo.

La Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2020 sul Green Deal europeo (2019/2956(RSP)), al paragrafo 82, “invita la Commissione a innalzare il livello di protezione della qualità dell’aria, in linea con i più recenti dati scientifici e gli orientamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).” 

E tuttavia Arpat e Legambiente, nella presentazione congiunta del dossier “Mal’aria di Città 2020 in Toscana”, hanno mostrato i dati sull’ inquinamento dell’aria del 2019 in Toscana, riferendosi esclusivamente alla normativa vigente (che è da revisionare), trascurando di interpretare i dati alla luce delle linee guida cosiddette ‘sanitarie’, ‘save health’, dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), cui fa riferimento la recentissima sopracitata Risoluzione del Parlamento europeo. Lapsus freudiano?

I limiti vigenti sono da revisionare, ormai da anni.

Ricordiamo che già anni fa il progetto multicentrico ESCAPE, “condotto su 800.000 persone in Europa, ha portato a riconoscere un lieve eccesso di mortalità anche a livelli di esposizione a inquinanti atmosferici al di sotto degli attuali limiti ritenuti accettabili nella Comunità europea; lo studio invita quindi ad una revisione dei limiti.” (P.Vineis, L.Carra, R.Cingolani, Prevenire, 2020 Einaudi, Torino)

Addirittura anche i limiti OMS sono da revisionare.

Lo dice un recente studio, pubblicato nel novembre 2019, dal British Medical Journal, in cui sono stati studiati 95 milioni di ricoveri, registrati negli Usa fra il 2000 e il 2012, per concentrazioni di polveri sottili, inferiori rispetto alle soglie stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.  “Short term exposure to fine particulate matter and hospital admission risks and costs in the Medicare population: time stratified, case crossover study” 

In realtà non c’è una soglia per l’inquinamento del PM2,5 : ‘no threshold exists below which no effect on human health is expected’.

L’esperto monco

Si dice che una volta il presidente Truman abbia detto che cercava un esperto con un solo braccio, perché era stanco di sentirsi dire “Da un lato…dall’altro…”.

Da qui, forse, la scelta di fornire, ad un primo esame, una sola interpretazione, scegliendo quella più tranquillizzante, fondata sui limiti da revisionare.

Forse non si vuol dire che l’inquinamento dell’aria, sia per il PM2,5, sia per il biossido di azoto, sia per l’ozono, in Toscana permane a preoccupanti, livelli di criticità, per la salute delle persone e dell’ambiente, seppur con un trend in lieve diminuzione. Ma forse non è politicamente corretto.

Per capire meglio, osserviamo questo grafico di Arpat, che riguarda le medie annuali toscane nel 2019 del Pm2,5, l’inquinante più pericoloso.

Tab, ripresa dal sito Arpat: ’La qualità dell’aria in Toscana nel 2019’

Commentiamolo dai due punti di vista, a seconda che il limite normativo della media annuale del Pm2,5 sia di 25 µg/m3 (secondo la normativa vigente) oppure sia di 10 µg/m3 se si seguono le linee guida dell’OMS:

1) se ci si riferisce al limite normativo vigente in Italia ed Europa, si dice: «Il limite normativo della media annuale di 25 µg/m3 nel 2019 è stato rispettato in tutte le stazioni della Rete Regionale”; così infatti dice Arpat, nella sua presentazione.

2) se ci si riferisce al limite normativo sanitario dell’OMS si dirà: il limite annuale di 10 µg/m3 dell’OMS, nel 2019, è stato superato in tutte le stazioni della Rete Regionale, ad eccezione di due stazioni sulla costa: Gr URSS e Li Cappiello.

Come si vede il giorno e la notte: tranquillizzante, ma fuorviante la prima interpretazione; preoccupante, ma reale la seconda.

Lo stesso trend si è verificato anche negli ultimi tre anni.

Come si evince da questa altra tabella Arpat., ripresa dal sito Arpat: ’La qualità dell’aria in Toscana nel 2019’. Scrive Arpat: “Dal confronto dei valori medi registrati negli ultimi tre anni, stazione per stazione, si nota che i valori medi degli ultimi anni sono stati molto simili per tutte le stazioni con una leggerissimo trend positivo. La concentrazione media regionale registrata nel 2019 è pari a 13,3 µg/m3, leggermente inferiore rispetto alla media del 2018 (14,1µg/m3) e del 2017 (15µg/m3).”

Se invece si confrontano questi dati dal punto di vista delle linee guida dell’OMS, come suggerisce anche la Risoluzione del Parlamento europeo, si vede che le medie annuali di tutte le stazioni continuano ad eccedere il limite di 10 µg/m3 (salvo le due sulla costa), seppur in lieve diminuzione.

*Gian Luca Garetti

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).
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Una risposta

  1. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Problemone: i caratteri climatici sono prevalenti rispetto alle emissioni di Pm 2,5. Dunque nei Paesi dove non c’è copertura vegetale del suolo, per motivi climatici o colturali, non si riuscirrà mai a tenersi sotto la soglia dei 10 µg/m3, mentre dove piove metà dei giorni dell’anno e tira brezza di mare si può inquinare a go-go e respirare ugualmente aria fine. A Copenaghen si possono avere inceneritori in città, a Capanorri non si può accendere un caminetto. In Toscana, Grosseto e Livorno non sono campioni di attenzione all’inquinamento, semplicemente hanno la brezza di mare http://antropocene.it/…/05/Mappa-Inquinamento-Mondiale.jpg

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