Dal rione di San Jacopino-Porta a Prato, a Firenze

Sono una degli abitanti del quartiere 1, centro storico, o meglio in quella parte del Q1 che va dai viali al Mugnone al canale macinante, il rione di San Jacopino-Puccini-Porta a Prato. Dal 4 maggio anche noi possiamo uscire, a piedi o in bicicletta per camminate, corse nel verde, cose importanti per tutti, ma soprattutto per i bambini e le bambine che hanno avuto mesi di blocco alla loro voglia e necessità di movimento.

Allora vediamo dove possiamo andare, magari con un passeggino e qualche figlio più grande. Siamo fortunati se tutti i componenti familiari possono andare in bicicletta, andremo alle Cascine che per qualcuno di noi, però, non è raggiungibile a piedi per i più svariati motivi. Cerchiamo un giardino, ma, su una superficie di 1,5 Km2 abbiamo un solo giardino, quello di San Jacopino/Maragliano, che supera di poco il mezz’ettaro di superficie. Ora, però anche questo è chiuso proprio perché troppo piccolo, dotato di giochi per bambini e sempre molto pieno, vista la contiguità con le scuole del rione e, appunto, perché non c’è un’alternativa.

Le carenze che oggi sono con evidenza motivo di difficoltà a una vita all’aria aperta e con del verde sono quelle che associazioni e comitati della zona denunciamo da anni.

Fin dal 2016 l’Associazione giardino San Jacopino fece una serie di iniziative e anche una passeggiata/manifestazione, chiamate non a caso “Facciamoci spazio” (per il verde, spazi sociali, piste ciclabili). Sono state consegnate centinaia di firme all’amministrazione comunale per aprire un confronto su questi temi per le necessità urgenti e per le prospettive future, per esempio un secondo giardino nello spazio ex tacchificio via delle Carra, piste ciclabili, un centro civico.

Oltre alla carenza di spazi verdi pubblici abbiamo anche il primato di non avere uno spazio pubblico in tutta la zona. Anche il centro anziani, una volta spazio utilizzabile per incontri di associazioni, è ora frequentabile solo associandoci alla società che lo gestisce.

A questo pezzo di città è stata prestata attenzione solo per le campagne di sicurezza, lotta alla criminalità, degrado attribuito alla presenza di migranti, tutte iniziative che sono servite a varie forze politiche per campagne elettorali, a piccoli gruppi di interessi locali legati ai beni immobiliari e, naturalmente, ai giornali come La Nazione, dimenticando che lo scandalo maggiore era la presenza di Casa Pound che agiva indisturbata nel covo di Via Fontana, generando inquietudine nella popolazione, tanto che nacque ed è tuttora viva una Rete Antifascista di San Jacopino-Cascine-Porta a Prato che ha organizzato molte iniziative anche con altre associazioni del rione e della città.

Per due o tre anni San Jacopino, grazie a queste campagne securitarie, era nota a Firenze come la zona dove non andare perché c’era di tutto in senso negativo ma soprattutto delinquenza e droga. Una campagna così sfacciata che fece sollevare anche i negozianti locali, indignati e mobilitatisi per una campagna di “riabilitazione” con conferenze stampa, slogan come “I love SJ”.

Questa è la realtà di questo rione, certamente con molti problemi ma di ordine ben diverso. Intanto ha una quota di persone migranti che fa alzare la presenza di ragazzi e ragazze scolarizzate provenienti da altre parti del mondo a più del 35%. Di fatto è un quartiere con una forte percentuale di persone che lavorano per la città dei turisti, nel commercio, nel settore dei servizi alle persone e alle strutture di assistenza. Nella maggior parte dei casi sono persone con molti anni di presenza in Italia e a Firenze, collegate alla struttura sociale attraverso la presenza di molti figli nelle scuole dell’Istituto comprensivo Verdi.

Un esempio di questa interazione positiva fra popolazione migrante e società nelle sue varie articolazioni è senz’altro l’esperienza di una scuola per donne migranti che l’Associazione Giardino San Jacopino ha organizzato con l’Istituto comprensivo e ha tenuto per quattro anni all’interno della scuola stessa. L’esperienza è stata molto positiva e ha visto una forte partecipazione di donne di varie nazionalità grazie al fatto che si teneva in un orario nel quale le donne avevano appena portato a scuola i figli più grandi e potevano fermarsi negli stessi locali con i bambini più piccoli.

Non c’è spazio per raccontare le molte altre esperienze di socialità aperte nel quartiere con il contributo di varie associazioni. Una veloce carrellata anche visiva è possibile averla andando su facebook dell’Associazione giardino San Jacopino.

Torniamo alle nostre esigenze attuali, facilmente riassumibili in un dato: non abbiamo uno spazio verde a disposizione per passare la fase 2; a meno di accogliere l’invito dell’ l’Amministrazione Comunale che ha indicato giardino aperto in zona quello di piazza Puccini, un triangolo di 0,20 ettari. A parte la dimensione (se non lo conoscete e non mi credete guardate con google), è collocato sotto i tubi di scappamento di auto e soprattutto autobus che passano in zona, proprio fisicamente perché é più basso della sede stradale. D’altronde ormai nel verde urbano a Firenze si calcolano le aiole spartitraffico e le fioriere!

Non tutto è perduto, però; nelle ultime settimane abbiamo appreso che d’ora in poi tutto cambierà a Firenze: il centro tornerà a vivere perché ci torneranno cittadine e cittadine da tempo sfollati, studenti e studentesse, tutti cacciati dal rialzo dei prezzi dato dal business del turismo. Insomma ci salverà da un ulteriore degrado della vivibilità di Firenze la bacchetta magica della crisi del settore turistico che non garantirà più alcun utile per gli imprenditori, piccoli e piccolissimi (i grandi resistono sempre!), ma soprattutto perché al Comune di Firenze verranno a mancare gli introiti derivanti dal turismo e dalle svendite di un patrimonio pubblico, i cui ultimi brandelli sono difficilmente vendibili in un periodo di stagnazione economica come quello che si è aperta con il Coronavirus.

Non è tutto: la città virerà decisamente verso un futuro roseo, anzi verde, Nardella ha promesso “una città verde e High teach”.

E allora cominciamo a dire cosa fare da subito, come garantire a questa zona la vivibilità ora e come investire per un cambiamento reale. L’Amministrazione Comunale dica chiaramente come intende risolvere la grave situazione di questo rione, aprendo un tavolo di confronto con comitati e associazioni di zona, proponendo soluzioni immediate, fattibili e non proclami altisonanti che partoriscono sempre … il topolino. Comitati e associazioni nel quartiere e nella città hanno per almeno due decenni denunciato la politica delle Amministrazioni locali, e hanno sempre avanzato proposte positive su abitabilità, servizi, viabilità, spazi verdi e socialità. Non mancano le proposte di medio e lungo termine per ridare alla città e a questo rione una vivibilità maggiore, lo abbiamo dimostrato con le mille iniziative e battaglie. Associazioni, comitati anche della zona sono al lavoro. Il Coronavirus non ci fermerà, anzi, ci darà maggiore coscienza, necessità e voglia di cambiamento.

*Adriana Dadà