Ex Meccanotessile, l’ultima beffa

Firenze. Una beffa, l’ultima e la più urticante, ai danni dei cittadini di Rifredi. La pensano così i cittadini del Comitato ex-Meccanotessile, inviando una nota alla stampa in cui riassumono ciò che, secondo loro, è stato un tiro mancino reso possibile, fra le altre cose, dal lungo lockdown causato dal Covid.

La storia del luogo inizia 40 anni fa, ma nessun progetto di riqualificazione fu mai portato a termine; in compenso, 11 anni fa, con l’insediamento della giunta Renzi, partì l’iniziativa conosciuta come “dei Cento Luoghi”, un sistema che vedeva l’immissione sul mercato privato aree ed edifici pubblici.

“Fu allora che si costituì il nostro comitato – ricordano i cittadini – con l’impegno di molti ottenemmo che l’ex-Meccanotessile fosse tolto dalla lista delle alienazioni preparata da quella Giunta”.

Uno sforzo che sembrò ben ripagato: nel 2012, il servizio Belle Arti, come si ricorda nella nota, “preparò un progetto che rendeva giustizia a questo territorio accogliendo le richieste avanzate dal nostro comitato”. In quell’area sarebbe stato realizzato un giardino e l’edificio principale avrebbe accolto molti di quei servizi sociali a lungo attesi da Rifredi, che andavano dagli asili nido ai punti di socializzazione per il quartiere.

“Oggi – sottolineano i cittadini – di quel progetto restano un modesto giardino ed un parcheggio già largamente insufficiente. Ma la parte più significativa, quella che prevedeva servizi per i cittadini, con asilo nido, centro giovani, centro sanitario, biblioteca, piazza coperta, la parte che avrebbe dovuto accogliere quei servizi necessari per riequilibrare le carenze del territorio, rimasn, ancora una volta, senza finanziamenti”.

In amaro compenso, come dicono i cittadini, dovrebbero arrivare due prestigiosi istituti di eccellenza scolastica. Il condizionale è d’obbligo, per il Comitato Ex Meccanotessile, in quanto, asseriscono i suoi componenti, il finanziamento in essere risale addirittura al 2014. Denaro che mai, secondo le informazione raccolte, è stato utilizzato, almeno per le finalità per cui fu stanziato. Del resto, l’insediamento dei due istituti non farebbe altro che incrementare il traffico in una zona già particolarmente congestionata, senza peraltro avere nessuna attinenza col progetto del 2012, accolto con grandi speranze dalla popolazione.

L’ultimo boccone amaro tuttavia è di pochi giorni fa, e reca la sigla della delibera 2020/G/218, approvata il 19 maggio. 60 mini alloggi a canone calmierato, che, anziché in altri edifici disponibili in zona, vengono ora destinati a “occupare” proprio gli spazi previsti per servizi sociali e culturali nel progetto del 2012. Come a dire, o gli alloggi ERP o gli spazi sociali.

“Non siamo stati mai contrari agli insediamenti previsti per le esigenze abitative del Piano Casa – precisano dal Comitato – chiedevamo solo rispetto per questo territorio e per le fasce più deboli della popolazione, coloro che poi dovranno utilizzare questi alloggi”. Anche perché, come spiegano i cittadini, ci sarebbe la possibilità di utilizzare altri edifici della zona. E d’altro canto, anche la possibilità di accedere a una biblioteca, di portare i figli all’asilo, di frequentare poli di aggregazione sociale sono beni comuni, interessi collettivi, diritti concreti dei cittadini e fanno parte di quella qualità della vita che deve spettare a tutti. Anche in particolare a chi vive un disagio economico e sociale.

Un altro tema cui i cittadini sono particolarmente sensibili sono le modalità tenute dall’amministrazione. L’impossibilità di aprire un vero dibattito cittadino, su una vicenda che “affonda le sue radici nella storia industriale della città”, va di pari passo con il disattendere “gli impegni presi nel corso dei nostri incontri con l’ Amministrazione comunale; l’approfittare “delle limitazioni sanitarie che ci impediscono di aprire una discussione tra gli abitanti del quartiere; l’assenza di un dibattito in quel Consiglio Comunale che dovrebbe rappresentare tutti noi e che, negli anni passati, era stato al centro del confronto sul destino dell’ex-Meccanotessile”.

Insomma, Rifredi, ennesima beffa. Tanto più, scrivono i cittadini, che, mentre “l’amministrazione Nardella lancia un corposo piano di investimenti per la “rigenerazione delle periferie” con la sistemazione di piazze, edifici pubblici e giardini nelle periferie fiorentine, ha riservato a Rifredi, ancora una volta, il boccone più amaro, attendendo il momento più propizio per portare a compimento il disegno formulato nel 2009 dal suo predecessore”.

Infine, un’ultima, amarissima nota: la delibera 2020/G/218 ha visto “i suoi 11 Assessori approvarla all’unanimità. Senza nessuna esitazione”.

*Stefania Valbonesi

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Stefania Valbonesi

Nata a Ravenna, età vintage, svolge ttività giornalistica da circa vent'anni, essendo prima passata dall'aspirazione alla carriera universitaria mai concretizzatasi. Laurea in scienze politiche, conquistata nella fu gloriosa Cesare Alfieri. Ha pubblicato due noir, "Lo strano caso del barone Gravina" e "Cronaca ravennate", per i tipi di Romano editore.

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