L’omicidio è denaro. Un nuovo caso per il commissario Kostas Charitos

Gli appassionati di Petros Markaris, e del “suo” commissario Kostas Charitos, si trovano di fronte al 13° appuntamento. Dobbiamo dire che in L’omicidio è denaro Charitos si trova a condividere il ruolo di protagonista con il suo inseparabile amico Lambros Zisis. Un commissario di polizia ed un vecchio militante di sinistra che in comune potrebbero aver poco viste le contrapposizioni, passate, che i propri campi di appartenenza hanno avuto (le forze dell’ordine al servizio della dittatura “dei colonnelli” dal ‘67 al ’74 e la sinistra che si batteva contro di essa); ma che in realtà sono uniti da un sentimento di reciproca fiducia e rispetto.

Ci imbattiamo non solo con una Grecia che stenta ad uscire dalla crisi economica che l’ha colpita nel 2009 ma soprattutto con la consapevolezza, impersonificata da Zizis, che lo schieramento politico che dovrebbe portare avanti una prospettiva di “un altro mondo possibile”, cioè la sinistra, è naufragato in quanto asservito alle logiche gestionali del potere: “la sinistra ed il socialismo sono entrati nel gioco del potere e si sono suicidati”.

Di fronte a questa deriva politica l’idealismo di Zisis non si ferma, non può accettare quanto vede, non riesce a trasformarsi in spettatore e quindi si fa promotore del “movimento dei poveri”. Per far questo si rende necessario il funerale della sinistra con tanto di bara e di insegna “qui giace la sinistra”. Possiamo leggere pagine istruttive sulla nascita di un movimento, sui livelli decisionali che questo si dà, sui rischi di infiltrazione ma anche sulla diffidenza che i “nativi”, in questo caso i greci, hanno verso gli immigrati, diffidenza annullata dal collante che unisce: la povertà. “Poveri” che sono una categoria talmente indistinta da far superare, e dimenticare, la distinzione destra/sinistra, essendo la linea di separazione ricchezza/povertà.

Ci viene descritta non solo l’immigrazione ma anche l’emigrazione: la fuga dei cervelli. Un movimento composito ma unito: immigrati dell’Est; africani; giovani e meno giovani; ex medio borghesi colpiti dalle conseguenze della crisi. E’ in questo contesto che in parallelo si inserisce Charitos e la sua indagine per scoprire chi ammazza imprenditori stranieri interessati ad investire in un paese in crisi, e Charitos non ha alternative: se non mette fine agli omicidi saranno gli stranieri a mettere fine agli investimenti. Sono proprio gli affari l’unica relazione che intercorre tra gli investitori stranieri ed i greci. Chi agisce, assassino solitario? Assassinando, con una canzone come firma due imprenditori (un saudita ed un cinese) ed un consulente di investimenti, lo fa perché ritiene non più sufficiente appoggiare i poveri e le loro rivendicazioni, ma si rende necessario colpire i responsabili della povertà.

Come nei precedenti romanzi accompagnano Charitos sia il sempre utile vocabolario Dimitrakos, le strade di Atene e i suoi quartieri, sia gli appetitosi piatti della moglie Adriana. Tra l’altro il “piatto dei poveri”, diviene il simbolo che unisce le varie etnie presenti nel “movimento dei poveri”.

Markaris da tempo, con i precedenti romanzi, girava intorno alla messa in critica della sinistra e con L’omicidio è denaro ci è entrato alla grande.

Che dire ? Vale la pena leggerlo.

*Edoardo Todaro

Petros Markaris, L’omicidio è denaro, La Nave di Teseo, 2020, pp 320, euro 18

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Edoardo Todaro

Edoardo Todaro

Oltre a svolger la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa) è appassionato di letture, noir in particolare. È tra i collaboratori, con le proprie recensioni, del blog Thriller Pages

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