Vogliamo risposte sulla sanità e sulla scuola

Si parla di seconda ondata dall’aprile scorso, vi ricordate? Eravamo in pieno lockdown e già fiorivano gli articoli sulla seconda ondata che sarebbe arrivata con l’autunno. Giunge quindi spontanea una domanda: che cosa hanno fatto, politici, amministratori e tecnici, per preparare i settori chiave del paese ad affrontare Covid-19 in versione autunno-inverno?

Quali decisioni sono state prese, a livello centrale e locale, per rafforzare quella sanità pubblica che si è rivelata cruciale in tempi di pandemia? Quali decisioni sono state prese per garantire l’apertura delle scuole e lo svolgimento della didattica in presenza, unica garanzia di diritto allo studio per tutti? Sono stati stabiliti dei finanziamenti? Come sono stati spesi?

Sono domande retoriche, lo sappiamo tutti. In alcune regioni le strutture sanitarie sembrano già in affanno. Anche solo prenotare un tampone – test che avrebbe dovuto essere reso disponibile velocemente, essendo l’unico strumento per diagnosticare la positività a Covid 19 – è una vera odissea, con numeri verdi dedicati che non rispondono, medici di famiglia irraggiungibili e lunghe code in attesa del proprio turno. Ma non si poteva proprio fare di meglio? Chi sono i responsabili di questa disorganizzazione? Vogliono spiegarci perché siamo a questo punto?

Passiamo alla scuola. I nostri bambini e ragazzi sono i soggetti più igienizzati d’Italia: gel sulle mani, sui libri e sulle matite, mascherine appena ci si alza, banchi distanziati, niente attività in palestra, fortunate le scuole che hanno un giardino. Va bene tutto, purché sia garantita la didattica in presenza, la socialità tra pari e l’accesso all’istruzione, diritto compromesso quando interviene la didattica a distanza.

Ma molti ragazzi, per fortuna, vanno a scuola in autobus. Era impensabile potenziare il trasporto pubblico, magari impiegando i mezzi meno inquinanti già a disposizione, per garantire corse più frequenti e autobus meno affollati? È una domanda che poniamo alla Regione e al nuovo presidente: dopo aver finalmente trovato le poltrone per i vari partiti che l’hanno sostenuto, si può trovare un modo per aumentare i mezzi e garantire ai ragazzi il diritto di andare a scuola in sicurezza? Era questa una delle richieste del presidio organizzato da Priorità alla scuola Firenze lunedì 19 ottobre, sotto la sede della Regione Toscana.

Ugualmente, come si è mossa Trenitalia per potenziare il trasporto locale e garantire situazioni sicure agli studenti che non risiedono a Firenze? In questi giorni si discute del fatto che i ragazzi delle superiori potrebbero tornare a forme di didattica a distanza per evitare gli spostamenti sovraffollati. Una misura che suscita rabbia perché determinata dall’incompetenza (o dalla cattiva volontà) dei vari decisori politici e che spinge a forme di mobilitazione in più scuole.
Segnaliamo la campagna online lanciata anche dal comitato Priorità alla scuola, che chiede di mostrare che cosa succede sui mezzi e alle fermate (Fai una foto e pubblicala taggando @prioritaallascuola e @unionestudenti.uds con #nonlasciateciapiedi).

Veniamo poi alla questione delle quarantene nelle scuole. Si attende ancora una circolare del Miur che faccia chiarezza su alcuni punti cruciali per i ragazzi, le famiglie e il personale scolastico, ad esempio: se un insegnante è in quarantena perché è stato in contatto con un positivo, ma non è malato, deve fare lezione a distanza? Oppure essere in quarantena significa essere “malati”, e quindi si è a carico dell’Inps? Agli insegnanti in quarantena viene applicata la detrazione sullo stipendio stabilita dal cosiddetto decreto Brunetta del 25 giugno 2008?

Questo autunno freddo e umido non ci ha aiutato, migliaia di piccoli nasi gocciolanti hanno provocato veri e propri attacchi di panico tra i genitori: il pediatra mi ha prescritto il tampone per un raffreddore… oddio non riesco a prenotarlo (e passano 2-3 giorni)… oddio non mi arriva il risultato (e passano altri 5 giorni con il bambino è a casa), oddio come faccio a sopravvivere a questa macchina infernale… Alzi la mano il genitore che non abbia affrontato questi deliri, e siamo solo a fine ottobre. Possiamo poi citare la confusione sui certificati di rientro a scuola in caso di malattia, sull’autocertificazione, sull’uscita dalla quarantena (deve essere ratificata da un altro tampone o è sufficiente l’isolamento?).

A tutto questo si aggiunge un inizio di anno scolastico al cardiopalma anche per quanto riguarda il reclutamento del personale. Ogni anno siamo abituati a non avere un organico completo fin dal primo giorno di scuola, quest’anno ci saremmo aspettati nomine più tempestive ma neppure Covid ha fatto il miracolo: a fine ottobre ci sono ancora delle classi prive di alcuni insegnanti, e non perché sono malati ma perché non sono mai stati nominati.

È tempo di dire basta. La scuola, come la sanità, come tutto il comparto pubblico, ha bisogno di investimenti, di riforme e di una gestione competente. Siamo stanchi di sentire inutili dibattiti sulle mascherine, vogliamo sapere quali riforme, con quali soldi e con quali assunzioni di responsabilità sono previste per inizia a trasformare un paese chiaramente in crisi. Noi abbiamo delle idee, faremo di tutto per imporle nel dibattito pubblico e politico.

*Enrica Capussotti

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