Pistoia: Cittadella della salute o dello sperpero?

A Pistoia le notizie sul destino dell’ex Ceppo, il vecchio ospedale della città, si rincorrono in maniera frenetica presentando un quadro della situazione confuso che non consente, secondo noi, di capire quali siano davvero le previsioni di utilizzo dell’area.

Dopo aver demolito costose e attrezzate strutture sanitarie all’interno del vecchio ospedale, l’amministrazione comunale e l’ASL si sono rese conto della voragine creata e della necessità di correre ai ripari recuperando alcuni spazi residuali dell’ex Ceppo.

L’emergenza Covid-19 ha inoltre tragicamente evidenziato tutti i limiti di una cattiva politica tesa ad applicare le logiche di mercato alla gestione del Servizio sanitario pubblico. La tutela della salute è stata subordinata a esigenze di bilancio, non sempre ben motivate e a volte dalla dubbia trasparenza. In tutta la loro evidenza si sono mostrate le carenze strutturali del sistema sanitario pistoiese, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità dei servizi sanitari di base e l’erogazione delle cure intermedie.

Gran parte degli sforzi, oggi, è concentrata sulla costituzione della Casa della Salute, già prevista ancor prima della pandemia da Covid-19 nel Padiglione nuove degenze su Viale Matteotti e, in seguito all’Accordo del 2019, spostata nel Padiglione Cassa di Risparmio a ridosso dell’area museale. Alcuni posti letto sono stati recuperati mentre il completamento dei lavori è ancora lontano.

Si tratta quindi del recupero sanitario di un solo edificio del Ceppo, appunto quello della Cassa di Risparmio, mentre il resto dell’area è destinato ad assistere a ulteriori demolizioni, in particolare quelle dell’ex Padiglione nuove degenze e del Padiglione di Anatomia patologica. L’ASL ne venderebbe la proprietà per realizzare interventi residenziali speculativi, necessari, sempre secondo l’azienda sanitaria, a far fronte allo sciagurato project financing del nuovo ospedale. Non solo, ma questi si sommerebbero alle lussuose previsioni residenziali contrattate dall’ASL con la precedente amministrazione Bertinelli (Accordo del 2015).

Il Padiglione Lazzereschi, di proprietà pubblica, è in vendita mentre non è chiaro cosa potrebbe accadere nell’ex Convento di Santa Maria delle Grazie e in alcuni edifici già adibiti a funzioni sanitarie.

Per non parlare poi dello stato di vergognoso abbandono in cui versa lo straordinario complesso delle Ville Sbertoli di cui ASL e comune vorrebbero disfarsi cedendole alla prima finanziaria immobiliare che dovesse presentarsi.

A fronte di questo quadro decisamente avvilente, nella strategia di comunicazione dei soggetti pubblici in gioco, reticenza ed enfasi si alternano con il risultato di rendere nebulosa la realtà.

È il caso dell’assessore all’urbanistica Cialdi che, recentemente, seppur ammettendo le demolizioni dei padiglioni e i maggiori costi conseguenti, sostiene che “l’idea è farci qualcosa di innovativo”, per di più con il contributo della partecipazione dei cittadini quando, invece, la privatizzazione e il destino residenziale speculativo dell’area su viale Matteotti sembrano segnate ma pubblicamente nessuno ne vuole parlare. Glissano, promettono, si arrampicano sugli specchi pur di non rendere conto alla città di scelte in gran parte già fatte.

Per altro verso, l’assessore alla sanità Celesti arriva a sostenere che “Il Ceppo torna a essere il cuore sanitario pulsante della città”. La stampa locale si affanna a presentare il vecchio ospedale come una nuova “Cittadella della Salute”, forse assecondando le temerarie proiezioni dell’assessore: “Ci sarà un miglioramento sul territorio e molti fondi sono destinati all’area del Ceppo, dove sarà realizzata la Cittadella della Salute e quindi la Casa della Salute”. In realtà anche la “pioggia di soldi” prevista non riguarda la Cittadella della Salute, che nessuno degli amministratori ha mai pensato di realizzare, ma è addirittura il finanziamento necessario per completare le demolizioni dei due padiglioni sanitari ancora esistenti su Viale Matteotti.

Siamo al paradosso: questi fondi pubblici, ben oltre sei milioni di euro (900.000 euro dei quali destinati al nuovo centro prelievi – qui il download della delibera dell’ASL), erogati dall’ASL, serviranno in gran parte a  demolire le rimanenti strutture sanitarie di proprietà pubblica che a loro volta saranno sostituite con villette private. La loro vendita, assieme a quella delle villette previste all’interno dell’area del Ceppo e alle Ville Sbertoli, dovrebbe servire a riparare la crepa finanziaria del project del nuovo ospedale San Jacopo. 

Siamo di fronte a un vergognoso intreccio immobiliare e finanziario che vede protagonisti soggetti pubblici, ASL Comune e Regione, che dovrebbero preoccuparsi di ben altro, di non spogliare la collettività dei beni comuni storicamente determinati e in particolare dei servizi sanitari, oggi sempre più essenziali. Ancora una volta siamo costretti a sottolineare scelte politiche e amministrative sorde ai bisogni e agli interessi delle comunità locali, aperte e inclusive. Il recupero socio ambientale e sanitario dell’ex Ceppo e delle Ville Sbertoli è una straordinaria opportunità che l’insipienza e la miopia degli amministratori pubblici, Comune Regione e Asl, sottrae alla città con tutti i danni che ne conseguono.

Altro che Cittadella della Salute, questa è la Cittadella dello spreco e dello sperpero!

*Antonio Fiorentino

ULTIM’ORA – Come paventato, a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione di questo articolo, oggi 22 febbraio è cominciata la demolizione del Padiglione di Anatomia Patologica.
E’ questa la Cittadella della Salute che ASL, Comune e Regione vogliono realizzare?

          

 

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Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

3 risposte

  1. Marco Fantozzi ha detto:

    Riguardo sia alle ville Sbertoli sia a l’area del Ceppo le idee chiare non ne aveva il centrosinistra e sembra di non averne il centro destra. È certo che l’aria delle ville Sbertoli che del Ceppo sono appetibili dai vari latifondisti.
    Riguardo all’aria delle Ville vi è ancira il vincolo sanitario, lo Sbertoli lasciò le ville con il vincolo che ci dovevano nascere presidi rivolti alla sanità, non sò come possa fregarsene a regione Toscana e l’Asl di questo vincolo e i pistoiesi se ne starebbero zitti? Anche il comune e tutte le forze politiche dovrebbero dire qualcosa magaricosa ci vogliono fare nelle due aree.
    Il silenzio delka politica tutta fa capire che è possibile che siano già stati fatti accordi per spartirsi le aree per speculare e basta. Si costruirà ancora cemento, c’ è da dire che a Pistoia di spazi pubblici inutilizzati vend sono diversi, l’ex Impdap via de Pappagalli, l’ex Breda, l’ex questura, l’ex orefettura, vi sono almeno 3.000 case sfitte addirittura 200 case popolari vuote e si vuole ancora cementare.
    A Pistoia si vuol continuare a costruire quando ci sarebbe bisogno di recuperare interi edifici e intere aree!!

  2. Sergio ha detto:

    È interessante il vincolo di destinazione del prof. SBERTOLI apposto alle Ville. Converrebbe approfondire questo aspetto da un punto di vista legale. Non c’è uno studio legale che possa formulare un parere al riguardo?

    • Antonio Fiorentino ha detto:

      La ringrazio della sua sollecitazione, io sono un architetto e mi occupo più che altro delle questioni tecnico/ambientali. Certo, sarebbe interessante avere un parere di un legale proprio sulla dismissione della funzione sanitaria. Le assicuro che, se fosse necessario, noi potremo garantire tutto il supporto tecnico documentale necessario. Cordiali saluti.

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