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Inquinamento e greenwashing: gli esposti contro Solvay che da 100 anni inquina impunita Rosignano

Dopo oltre un secolo di sostanziale immobilismo qualcosa sembra muoversi sotto il cielo di Rosignano Solvay. Nelle ultime settimane i riflettori sono tornati a puntare sul piccolo comune livornese conosciuto per le sue ‘spiagge bianche’ frutto dell’industria chimica che insiste alle loro spalle da oltre un secolo.

In primo luogo si è tornati a invocare l’intervento della magistratura affinché indaghi sull’impatto ambientale dello stabilimento chimico Solvay e delle 250mila tonnellate annue di solidi sospesi scaricati in mare: alla procura di Livorno sono arrivati tre esposti firmati dal deputato toscano M5s Francesco Berti, dal co-fondatore del fondo di investimento internazionale Bluebell, Giuseppe Bivona e dal WWF. Nei mesi scorsi il fondo Bluebell ha deciso di scendere in campo nel ruolo di un centrocampista in pressing sui vertici della multinazionale belga affinché siano adottate anche a Rosignano le tecnologie già attivate in altri siti e utili a ridurre l’impatto ambientale.

Parallelamente sono emerse importanti novità anche sul fronte societario annunciate con la presentazione del bilancio 2020 del gruppo che, colpito dalla crisi sanitaria, ha annunciato di voler tagliare 500 posti di lavoro nel mondo entro la fine del 2022, a fronte di un calo dell’utile netto del 42,5% a 618 milioni. A pagina 2 del bilancio si legge che la multinazionale “sta adottando misure per organizzare la sua attività di carbonato di sodio e derivati in una struttura legale separata controllata dalla capogruppo. Questi passaggi rafforzeranno la trasparenza dei risultati finanziari e operativi e l’attribuzione di responsabilità, in linea con il mandato di ottimizzare ritorni e generazione di cassa, aumentando nel contempo la flessibilità di possibili future scelte strategiche”.

La casa madre ha dunque deciso di spostare gli 11 stabilimenti che producono carbonato di sodio, tra cui la grande sodiera di Rosignano, in una società a parte, legalmente separata dalla multinazionale, ma da questa controllata. Per il co-fondatore di Bluebell, Giuseppe Bivona, l’operazione societaria cela in realtà il tentativo di sbarazzarsi del problema ambientale, sempre più sotto i riflettori, per affermarsi sul mercato internazionale come società ecosostenibile nascondendo gli scheletri di decenni di scarichi in mare di arsenico, mercurio, cadmio, cromo e altro, nell’armadio di un’altra società.

“Solvay avverte la pressione di dover trovare una soluzione per l’impatto ambientale generato dalle proprie attività di produzione di carbonato e bicarbonato di sodio – ha dichiarato Bivona nel giorno dell’annuncio -. Come abbiamo spiegato con chiarezza al Consiglio di amministrazione di Solvay, è del tutto inaccettabile che la società scarichi direttamente a mare 250.000 tonnellate all’anno di solidi sospesi contenenti metalli pesanti come nichel, mercurio, cromo o cadmio nellimpianto di Rosignano Marittimo. Una possibile uscita di Solvay dalla produzione della soda attraverso una vendita dell’attività non farebbe altro che trasferite la responsabilità del problema ambientale da Solvay ad un nuovo soggetto industriale, ma certo non lo risolverebbe. Ci aspettiamo che Solvay, dopo aver scaricato decine di milioni di tonnellate di solidi sospesi nel mare di Rosignano Marittimo in oltre 100 anni di attività, si assuma la responsabilità di bonificare il danno ambientale e trasformare il ciclo produttivo per renderlo eco-sostenibile”.

Dalla fine del 2020 la battaglia di Bluebell verso la Solvay procede a ritmi serrati. Dopo una prima lettera a cui la multinazionale ha risposto rinviando le accuse al mittente, Bivona si è rivolto, tra gli altri, al presidente della ‘Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati’, Stefano Vignaroli, chiedendo di convocare a Roma il presidente della Solvay Nicolas Boël e l’amministratore delegato Ilham Kadri per riferire sulla situazione dell’impianto di Rosignano. Secondo quanto si apprende, però, all’invito di Vignaroli, avrebbero risposto i vertici italiani di Solvay chiedendo più informazioni sull’incontro richiesto. Nella sua relazione finale la commissione di inchiesta aveva inserito Rosignano tra i siti da bonificare per la presenza di “una contaminazione dei terreni, nonché delle acque sotterranee (falda superficiale e falda profonda) da arsenico, mercurio, composti organoclorurati e Pcb”, ovvero i policlorobifenili, composti organici considerati inquinanti persistenti.

La concentrazione nelle acque sotterranee, dice la relazione, per quanto riguarda i composti organoclorurati, risulta superiore alle cosiddette concentrazioni soglia di contaminazione “di 3-4 ordini di grandezza”. E il documento precisa anche che i bersagli della contaminazione delle acque sotterranee sono “i lavoratori esposti ai vapori indoor/outdoor; i pozzi ad uso irriguo delle abitazioni ubicate nelle immediate vicinanze del sito; le acque superficiali del fiume Fine; le acque superficiali del Mar Ligure (spiagge bianche di Vada)”, ovvero l’arenile dove scarica il Fosso bianco.

Ed è proprio su questi rilievi che si basa, almeno in parte, l’azione legale scattata contro Solvay.

Il primo dei tre esposti è firmato dal deputato toscano del Movimento 5 Stelle, Francesco Berti e dalla consigliera regionale M5s Silvia Noferi, e contesta a Solvay il reato di inquinamento ambientale.

Nel secondo atto, firmato da Berti e Bivona si chiede di far chiarezza sulle comunicazioni ufficiali di Solvay al mercato che potrebbero configurare un’operazione di greenwashing.

“Io sostegno che Solvay rispetti i limiti di concentrazione delle sostanze che scarica in mare grazie alla diluizione – spiega a Business Insider Bivona -. L’azienda preleva dal mare una quantità spaventosa di acqua salata, usata, oltre che per il raffreddamento dei processi, per diluire i metalli pesanti scaricati in mare e così facendo scaricano ciò che vogliono”.

Nelle scorse settimana Bivona è tornato anche a scrivere una lunga lettera, corredata da studi e analisi su Rosignano, rivolta sia ai vertici del gruppo belga che ai principali azionisti per metterli al corrente della situazione.

“Solvay – spiega Bivona – ha nuovamente risposto in modo evasivo e inconcludente. Da parte della società resta un atteggiamento di totale chiusura, ma intanto diversi investitori ci hanno contattato dicendo che non erano a conoscenza del problema e chiedendo di poter approfondire. Ho anche avuto un lungo colloquio con la Commissione europea che è molto interessata alla faccenda di Rosignano”.

Sia gli enti pubblici che gli investitori privati, infatti, stanno mostrando un’attenzione crescente ai dati Esg (Environmental, Social e Governance) comunicati dalle aziende, dimostrando una nuova sensibilità sul fronte della lotta al cosiddetto ‘ambientalismo di facciata’.

Fabrizio Fiocchi, ceo di Esgeo, consulente di aziende nella gestione e comunicazione dei dati Esg afferma che “la vicenda Solvay ci insegna che gli impatti ambientali e le controversie sociali hanno una rilevanza senza precedenti, tali da chiamare in causa le responsabilità del management”.

Il terzo attore sceso in campo per fare chiarezza sulla situazione della Solvay di Rosignano è il WWF che ha firmato l’ultimo esposto arrivato alla procura di Livorno, che ha come oggetto lo scarico in mare del Fosso bianco e la situazione dei pozzi delle abitazioni presenti nei pressi dello stabilimento Solvay.

“Per il WWF Italia limpegno prioritario è lavorare per la conservazione della natura, la tutela della biodiversità e del patrimonio naturale del pianeta – commenta Roberto Marini, delegato per il WWF Italia  in Toscana – ma altresì il nostro impegno si è mosso in tutti questi anni per promuovere la corretta gestione degli ecosistemi sani per il cibo, per lenergia, per lacqua, per la biodiversità, per la vita e il benessere dell’umanità. Per noi è il tempo di ricostruire ciò che è andato perduto e ripristinare gli equilibri naturali e restaurare gli habitat degradati, a cominciare dal provare soluzioni alle grandi problematiche di inquinamento diffuso in atmosfera, suolo e acqua”.

Sia Berti che il WWF si sono rivolti per i loro esposti all’avvocato Vittorio Spallasso, protagonista dell’azione legale contro Solvay in Piemonte, a Spinetta Marengo, finita con le condanne definitive di tre manager. Nel 2019 la Cassazione di Roma, dopo un procedimento durato circa un decennio, ha confermato le condanne a un anno e otto mesi per disastro ambientale.

“La battaglia a Spinetta è durata dieci anni – commenta l’avvocato Spallasso – ma poi le responsabilità sono state accertate e ora stiamo chiedendo alla magistratura che accerti se anche la vicenda di Rosignano presenta dei profili di interesse penalistico”.

Marta Panicucci
(si ringrazia Business Insider per la ripubblicazione)