25 aprile in Santo spirito: ora e sempre Resistenza

Firenze – Sembra proprio che quest’anno qualcosa si sia confuso, nel cuore popolare della resistenza fiorentina, in Santo Spirito. Qualcosa si è senz’altro confuso, un abbaglio decretato da questi tempi tristi, quando qualcuno cerca di affossare la festa popolare tradizionale da sempre tenuta in Santo Spirito per commemorare il 25 Aprile associandola all’inciviltà, alla maleducazione e alla mancanza di rispetto dei luoghi stessi di chi subentra, una volta che la manifestazione si è sciolta, per fare dell’Oltrarno la solita baraonda di “birrini” e consumi in tutto e per tutto identica ad altre aree cittadine, meno sotto i riflettori, forse perché meno simboliche.

Desta meraviglia che, nella legittima commemorazione del giorno della Liberazione, le campane di Santo Spirito non si uniscano alla festa, bensì suonino per 5 (5!) ore per contrastare… cosa, Priore? La festa della Liberazione di Firenze? Perché dovrebbe essere chiaro a tutti che quella festa ha un inizio e una durata, come tutti gli anni. Ciò che c’è dopo è altra cosa, e dovremmo saperlo tutti.  Ma proprio tutti. Ed è solo una svista, di sicuro, mettere in campo il 25 Aprile per dare voce a più o meno legittime proteste sull’assalto che viene portato a Santo Spirito da chi, lasciatemelo scrivere anche se si tratta di una banalità, con la Liberazione non c’entra proprio nulla. Eppure, dopo queste parole, così ordinarie e banali da stupirsi di doverle scrivere, perdonate se il dubbio rimane, o forse più di un dubbio. Vale a dire, chi ha creato il “brand” dell’Oltrarno, vale a dire luoghi da cartolina zeppi solo di posti per bere e mangiare, chi ha desertificato il centro amputandolo delle sue memorie e svendendolo pezzo per pezzo a grandi fondi e padroni stranieri, forse sapeva benissimo che tutto ciò succede, che la battaglia si scatena dentro e contro il tessuto sociale lasciando indisturbati chi questo stato di cose lo ha propiziato e voluto.

Togliere il 25 Aprile da Santo Spirito a causa del rumore che fa, sarebbe un’operazione geniale, perché vorrebbe dire svellere un altro pezzo macroscopico di memoria loci e far avanzare l’anonimato, ciò di cui ha bisogno il consumo per attecchire, la rendita per ingrassare. E non s’illudano, i nostri residenti: distruggere il 25 Aprile di Santo Spirito significa solo avere più sballo, movida, più terreno “libero” da gettare in pasto al consumo e ai suoi feroci famigli. Per questo, come ingenuamente ci eravamo illusi, forse le campane della basilica avrebbero dovuto suonare per ricordare quei valori che condussero a morte tanti ragazzi e ragazze ma che consentirono alla democrazia italiana, una prima luminosa, anche se forse effimera visto ciò che accade,  vittoria. E che potrebbero fare argine, l’unico veramente impenetrabile, al degrado ben coltivato delle coscienze contro cui, questa volta l’ingenuo lui,  Priore, oppone invano i suoi banchi.

Quanto alla politica, è così evidente la malafede di chi approfitta per mescolare Liberazione e discepoli del consumismo più sfrenato per portare un ulteriore attacco alla Repubblica nata dalla Resistenza, fregandosene della sacralità del luoghi e delle sue memorie, che meraviglia solo che venga presa sul serio.

Stefania Valbonesi

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Stefania Valbonesi

Nata a Ravenna, età vintage, svolge ttività giornalistica da circa vent'anni, essendo prima passata dall'aspirazione alla carriera universitaria mai concretizzatasi. Laurea in scienze politiche, conquistata nella fu gloriosa Cesare Alfieri. Ha pubblicato due noir, "Lo strano caso del barone Gravina" e "Cronaca ravennate", per i tipi di Romano editore.

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