1

Solidarietà al popolo palestinese contro ogni censura e complicità

Siamo tutte e tutti qui, sotto la sede Rai di Firenze, per resistere a fianco del popolo palestinese, ma anche per condannare. Condannare la censura che da giorni elimina post, foto e video, rimuove e blocca gli account di tutti quei palestinesi che informano su quanto sta accadendo. Non si tratta di un incidente di percorso: questa censura non è altro che una delle tante forme che assume l’occupazione, che non è dunque solo fisica ma anche mediatica; questa censura non è altro che espressione di una censura sistematica più ampia e di una discriminazione messe in atto per volere di regimi oppressivi, primo tra tutti lo Stato d’Israele. Difatti la complicità tra Israele e le società dei Social Media è ben documentata: nel 2016 il ministro della giustizia israeliano ha gioito di come Facebook, Google e Youtube stessero rispettando fino al 95% le richieste israeliane di eliminare contenuti, ovviamente tutti palestinesi. Oltre che reprimere la libertà d’espressione, l’acquiescenza di queste società alle richieste del governo israeliano nel rivelare i dati degli utenti comporta e sta comportando arresti di centinaia di palestinesi(per i loro post su Facebook). Ovviamente, gli israeliani non devono subire lo stesso trattamento.

Dunque i palestinesi si trovano a doversi scontrare anche con la gestione di quei social media che da sempre rappresentano un potente veicolo d’informazione e di testimonianza per mettere davanti agli occhi di tutti ciò che accade giorno dopo giorno nella loro terra, avendoli trasformati in un vero e proprio strumento di Resistenza. Una censura che riguarda anche i titoli delle principali testate giornalistiche italiane e molte trasmissioni televisive degli ultimi giorni. Tanto per citarne alcuni: Il Giornale “attacco islamico, pioggia di razzi da Hamas”; La Stampa “Israele brucia: morti e centinaia di feriti nelle battaglie nelle case”; La Repubblica “Scontri e razzi: battaglia a Gerusalemme”. A Rai News 24 invece si è parlato di “scontri iniziati dal quartiere di Sheik Jarrah che hanno fatto da innesco alle violenze di questi giorni” e di “attacchi palestinesi contro israeliani che stavano rientrando in caserma al termine del turno o contro civili alla fermata del bus”. Non una parola sul regime di occupazione in Palestina, non una parola sull’espropriazione di stampo coloniale dei residenti di Sheik Jarrah, non una parola sull’incendio innescato dalle forze di occupazione nei pressi di Al-Aqsa, non una parola sulla loro entrata violenta e sulle loro sparatorie in questo luogo di pace dove i fedeli riuniti osservavano il ramadan, non una parola sui 115 gazawi morti, di cui 27 bambini, sotto i raid aerei israeliani. Tutto ciò viene omesso e si parte a raccontare da un preciso momento: razzi di Hamas su Tel Aviv. Si compie così un’operazione di stortura della realtà che

legittima la risposta dell’entità sionista trovatasi “costretta” a intervenire per garantire l’ordine pubblico contro il “terrorista arabo”, e che rispecchia una narrativa unilaterale, quella filoisraeliana, dando informazioni parziali, inesatte, faziose. Ricordiamoci che la storia non inizia coi razzi di Hamas, ma con una brutale occupazione che dalla costituzione dell’entità sionista, più di 70 anni fa, viene portata avanti impunemente a danno della popolazione palestinese. Tutto il resto, è malainformazione.

CONDANNARE LA COMPLICITA’ che da anni ormai vede l’UE e l’Italia stringere accordi, collaborazioni e partnership con lo Stato d’Israele nel campo della privacy e delle nuove tecnologie(tecnologie di sorveglianza!) e nel campo della sanità e della ricerca medica: prendendolo a modello si comprano telecamere modello Tel Aviv da piazzare in giro a Firenze per la sicurezza della città, si acquistano droni made in Israel per le politiche europee antimigratorie, si elogia l’ “esemplare gestione” della sua campagna vaccinale senza nemmeno accennare all’apartheid sanitario con cui ha escluso 5 milioni di palestinesi dalle vaccinazioni, dichiarandosi “non responsabile della loro salute” e violando così anche la Convenzione di Ginevra. Così facendo, anche noi al pari dell’occupante traiamo profitto dalla violazioni dei diritti dei palestinesi: prendiamo consapevolezza di questo, responsabilizziamoci e poniamo fine alla nostra complicità in queste violazioni. Una complicità che pochi giorni fa ha portato molti leader politici italiani a partecipare alla manifestazione indetta dalla comunità ebraica di Roma, mostrando solidarietà a “Israele sotto attacco” senza spendere una parola sulle sue responsabilità per ciò che sta accadendo. Tutti allineati su una stessa visione del mondo, tutti.

Petra Matti, Associazione Amicizia Italia Palestina