Una colata di cemento minaccia il Parco della Sterpaia

La Sterpaia oggi, per chi l’estate frequenta la costa Est di Piombino, è uno dei tanti parcheggi sul mare della Parchi val di Cornia, particolarmente ricercato perché è l’unico in cui le macchine sostano all’ombra del bosco e non sotto un sole bruciante e su un terreno che solleva polvere a ogni passaggio, come avviene negli altri parcheggi dell’area.

Pochi, a parte i residenti e qualche appassionato naturalista, sospettano che, appena oltrepassata la barriera che delimita il parcheggio e impedisce il passaggio alle auto, ha inizio il parco della Sterpaia.

Un raro relitto di “foresta umida planiziale” sul mare, nell’Alta maremma Toscana, un territorio sopravvissuto ai grandi processi di bonifica e alle trasformazioni urbanistiche che nel secolo scorso hanno modificato l’assetto del golfo tra Piombino e Follonica, in provincia di Livorno. Attualmente è un parco “riconquistato” alla speculazione immobiliare e al degrado ambientale”.

Così scrivono un gruppo di archeologi, storici, urbanisti -con primo firmatario Salvatore Settis- in un appello per la salvaguardia del parco, pubblicato dopo l’approvazione, nell’aprile 2021, di una variante al Piano Strutturale Intercomunale di Piombino e Campiglia M. in cui si prevede la realizzazione di un villaggio

Foto da Flickr by Alessandro_Corsoni

turistico-ricettivo di 3.700 mq., con circa 100 posti letto più servizi balneari, proprio nel cuore dell’area già oggetto negli anni settanta e ottanta di una massiccia lottizzazione abusiva, bloccata dall’intervento deciso dell’allora amministrazione comunale di Piombino.

Ma come era stato possibile? “Cinquant’anni fa, alla fine dell’estate del 1971 –scrive Manolo Morandini sul Tirreno dell’8 giugno 2021- si diffondono le prime voci che l’azienda agricola La Sterpaia, oltre 135 ettari, viene frazionata e posta in vendita a piccoli lotti da 500 a 2mila metri quadrati. ‘Vi offriamo la possibilità di acquistare il terreno dove trascorrere le vostre vacanze con la vostra roulotte o tenda in prossimità del mare’. Così recita una pubblicità delle Agenzie Immobiliari Riunite, che intrapresero la vendita dei lotti. A comprare sono artigiani, commercianti, operai e pensionati per lo più del comprensorio e da varie località toscane. Non è un dettaglio, per la capacità di pesare sugli orientamenti politici di un’amministrazione di sinistra”.

Circa duemila piccoli lotti furono allora venduti come terreno agricolo non edificabile, a caro prezzo, con una strizzata d’occhio: costruite, prima o poi arriverà un condono.

Duemila bungalow, o villettine, in effetti furono costruite, una popolazione di circa 8.000 persone (calcolando una media di 4 occupanti per ogni costruzione), in un’area pregiata, senza servizi, acqua potabile e neppure fognature.

Ecco cosa scrive una ‘rivaverdina’(così si chiamano gli ex-proprietari dei lotti), allora bambina e che per circa venti anni ha passato l’estate alla Sterpaia: “Sono legata a quei luoghi, perché hanno visto la mia infanzia. La mia famiglia comprò un lotto di terreno a Riva Verde nel lontano 1972, noi allora bambini e bambine siamo cresciuti in mezzo alle querce, alla natura, al niente che era tutto, non avevamo luce, ma la notte vedevamo le stelle e le lucciole, il servizio igienico alle due del pomeriggio si trasformava in una sauna, perché il pero non faceva abbastanza ombra, l’acqua era razionata ed era bello tornare dal mare salati e sciacquarsi e lavarsi con le taniche di acqua, salata solo un po’ meno. Ma anche se non avevamo niente, conoscevamo la natura con tutti i tipi di insetti: lucciole, grilli, ragni in abbondanza, cervi volanti, scarabei rinoceronte e zanzare a volontà e le nostre ginocchia erano continuamente sbucciate per tutte le volte che cadevamo in bicicletta, ma non c’erano giornate più belle di quella libertà”. 

Provo umana simpatia per l’autrice –oggi più o meno sessantenne- che ricorda con  nostalgia l’infanzia e l’adolescenza vissute felicemente in uno stato di natura. Però…l’abbiamo scampata bella: duemila famiglie senza corrente elettrica, senza acqua potabile, senza fognature (servizi igienici a dispersione nel terreno?)… una bomba ecologica, salvo un provvidenziale condono, per fortuna non intervenuto.

La variante al piano strutturale approvata in aprile dai Comuni di Piombino e Campiglia rischia di vanificare i positivi risultati allora ottenuti contro l’abusivismo edilizio e di privatizzare ancora una volta il parco, ma con il timbro di legalità delle istituzioni.

Non sarà facile, perché la coscienza ecologica è più diffusa, come dimostrano le oltre 2.000 firme raccolte in un mese da una petizione di Change in difesa del parco, però la speculazione è sempre possibile, sino a che i Comuni che hanno firmato il piano strutturale –Piombino in particolare- non manifestino una chiara volontà politica di opposizione alla variante, considerandola di fatto decaduta e inapplicabile.

La reazione della società civile è stata ‘visibile’: dopo l’appello degli intellettuali e la petizione su Change, di cui abbiamo detto, il tema Sterpaia è stato svolto in numerosi interventi sulla stampa, in particolare sulla cronaca locale del Tirreno. Legambiente Val di Cornia, in particolare, ha preso nettamente posizione contro la variante e ha organizzato sabato 25 settembre una molto partecipata visita guidata del parco, con successivo incontro-dibattito a Riotorto.

E’ mancata invece l’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche locali: all’incontro di Riotorto  -a cui erano stati invitati sia il sindaco, che i rappresentanti dei gruppi di maggioranza e opposizione del comune di  Piombino-  nessuno si è fatto vivo. Unica eccezione la sindaca di Campiglia Alberta Ticciati, solo parzialmente interessata perché la variante di cui si parla è inserita in un piano intercomunale.

“Non ho sollevato obiezioni sulla parte che riguarda la Sterpaia –ha detto- per non fermare l’iter di approvazione del piano strutturale, con blocco conseguente dei programmi di sviluppo del mio Comune, tutti rivolti a un turismo di qualità e non stagionale. Ma ci sarà tempo per affrontare il tema”.

Appunto: “un turismo di qualità e non stagionale”. La ‘salvaguardia’ non è sufficiente: il parco, il bosco, come tutti gli organismi viventi, hanno bisogno di manutenzione, di cura. E non basta l’attenzione dei tecnici forestali e ambientali. Occorre anche l’affetto dei visitatori, soprattutto dei bambini e dei giovani, che possano scoprire piante e animali di un antico bosco planiziale, come racconta la ex-rivaverdina, ma in sicurezza e con rispetto per l’ambiente.

Si parla qui di un punto di accoglienza, di sentieri con guide, di una foresteria ‘spartana’ per studenti, non dentro ma ai margini del parco, gestita direttamente dalla Parchi, di piste ciclo-pedonali di collegamento con i dintorni, della creazione di una rete di percorsi culturali nell’area, a esempio con la valorizzazione e messa in sicurezza dello splendido mosaico di Vignale-Riotorto, del IV secolo d. C., recentemente scavato dall’équipe del prof. Enrico Zanini dell’Università di Siena.

Un rinnovato impegno di istituzioni e società civile per la ‘cura’ del parco può trasformare questa parte di costa toscana, già modello non comune di spiaggia per la gran parte libera e con servizi pubblici gratuiti, in un esempio di area integrata con percorsi naturali, ambientali, archeologici, paesaggistici, compresi i piccoli borghi e centri storici presenti nei dintorni. 

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Calogero Bellavia

Calogero Bellavia, già docente di Lettere classiche e preside nei licei, è particolarmente legato all’area del golfo di Follonica e della Sterpaia: negli anni settanta del novecento ha insegnato Latino e Greco nel liceo di Massa Marittima.

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