Sfratti a Firenze: un caso esemplare

Anche Firenze ripartono gli sfratti, e uno dei primi dopo il blocco, riguarda una donna di circa 60 anni con il figlio, quasi venticinquenne, ad ora infortunato e con una gamba steccata. Forza pubblica primo accesso, il che significa polizia alla porta ma solo in due, e ufficiale giudiziario. Subito duro, lo sfratto, perché il procedimento era iniziato prima del lockdown ed è andato avanti, nei due anni successivi. E si comincia non dal centro, o dalle mura, ma dall’hinterland fiorentino, là dove una volta andavano le famiglie, anche (soprattutto) di fascia grigia perché i canoni permettevano di respirare. Una volta.

Il blocco aveva congelato la situazione, tanto che per due anni o poco più niente si era mosso. Se non per il proprietario, ovviamente, che, a fronte della morosità del nucleo famigliare, aveva continuato a pagare le spese, vale a dire, 700 euro all’anno di condominio, più la bolletta dell’acqua. Il rapporto fra i due attori principali era comunque andato avanti, con la reciproca rassicurazione che a breve la situazione si sarebbe risolta.

Un proprietario furente ed esasperato, stamattina, inquilina piegata fra vergogna e necessità di avere una proroga: i tentativi fatti durante i giorni del lockdown e poi in seguito, di adire l’ufficio casa comunale per presentare la propria situazione, si sarebbe infranto, secondo quanto raccontato dalla donna, davanti alla necessità, richiesta dagli uffici, di avere uno sfratto esecutivo prima di poter prendere in considerazione la situazione della donna e del figlio. Dunque, lo sfratto esecutivo c’è, la forza pubblica c’è, i fogli per i procedimenti per chiedere il sostegno pubblico sono fatti in fretta e furia. Ma ormai, a distanza di due anni e poco più, il proprietario non ha più né pazienza né voglia di continuare a pagare per un alloggio che non può utilizzare.

Date le circostanze, si arriva a circa 9 giorni di proroga. E dopo, cosa succederà? Ad ora, madre (senza lavoro) e figlio (ad ora infortunato, ma senza lavoro anch’egli) non hanno altra scelta che montare una tenda sul marciapiede. Se ce l’hanno, la tenda. In tutto questo, c’è anche una richiesta di tampone covid. Per inciso, quest’ultimo, anche se risultasse positivo, non inficerebbe affatto l’esecuzione dello sfratto, in quanto i due sarebbero, nella peggiore delle ipotesi, semplicemente trasportati in strutture covid.

Una vicenda simbolo. La famiglia infatti proviene dritta dritta da quella fascia grigia che si pensa di tutelare con affitti fino a 600 euro al mese. Una fascia grigia che già, condizioni normali, fatica a pagare quel canone: lo stipendio medio si aggira fra i 1200 e 1300 euro al mese. Se la metà va nel canone, se c’è anche la tassa di condominio, acqua e riscaldamento, il resto non basta per vivere. Basta poi qualsiasi piccolo guaio che la vita apparecchia, per piombare nel baratro.

Torniamo alla storia di questa gelida mattina di ottobre. La donna svolgeva attività presso una rinomata maison come ispettrice di controllo qualità. Un lavoro soddisfacente, che in qualche modo le permetteva senza soverchie preoccupazioni di mantenere l’affitto, sebbene piuttosto salato, nell’hinterland fiorentino. Disgrazie famigliari, rotture e lutti, portano la donna in depressione. Risultato: l’abbandono dei remi della propria vita. Inevitabile il licenziamento, inevitabile l’abbandono, la resa totale.

Certo, ma il proprietario? Un proprietario che vuole tornare legittimamente in possesso del proprio bene. Che da quasi due anni e mezzo cerca di riottenere un alloggio su cui contava per incrementare il proprio reddito, e che ad ora non è altro che motivo di spesa. Nessun vincitore né vinto, brilla un’assenza: quella della politica. E del pubblico. Con un facile vaticinio: il caso di questo nucleo famigliare è solo un anticipo dei circa 130 sfratti al mese previsti dai sindacati e su cui è stato chiesto da tempo alle amministrazioni di prepararsi. Al 95%, sono sfratti per morosità. In gran parte, lavoratori poveri che già faticavano a rimanere esenti dall’emergenza abitativa e che col covid, perso o diminuito il lavoro, non riescono più a pagare i canoni. “Attenzione – dicono dal Sunia, presente questa mattina – la cecità della politica che nonostante gli allarmi non ha voluto pensare a creare delle alternative o strumenti per cercare di governare la situazione, comporterà sempre più situazioni come quella odierna, con l’allungamento delle file di persone all’ufficio casa e ai sevizi sociali”. Una situazione intollerabile, che fa dire a Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia. “La casa sta diventando motivo di esclusione sociale e moltiplicatore di povertà”.

Incalza Marzia Mecocci, della Rete Antisfratto Fiorentina che raccoglie il Movimento di Lotta per la casa, vari Sportelli solidali per la precarietà abitativa, associazioni e gruppi politici: “Una situazione, quella di stamattina, che purtroppo sarà sempre più frequente la responsabilità della quale è da addebitarsi al fatto che, nonostante gli appelli, gli allarmi, le richieste, l’amministrazione è stata sorda e cieca, andando avanti senza preoccuparsi dello tsunami annunciato.  Ora, dopo i due anni di blocco, le famiglie sono arrivate all’esecuzione con forza pubblica senza che vengano offerte alternative, né a loro né ai proprietari che sono esasperati. La domanda è: fino a che punto le istituzioni faranno finta di non capire?”.

Presente allo sfratto anche il consigliere comunale di Spc Dmitri Palagi, che rilascia una breve dichiarazione: “Tira un vento ghiaccio a questo sfratto. Una storia dove non ci sono torti e ragioni, ma disperazione, rabbia, paura. Dove la parte pubblica si presenta solo come forza di repressione, senza nessuna soluzione, se mom mediata dai movimenti e dalle organizzazioni degli inquilini. Con la lotta si ottengono fili di speranza, che son quasi peggio del nulla. In tutti questi mesi di pandemia non è stato fatto nulla da chi governa. Solo “sospensione” delle condizioni di bisogno, che son sempre qui, in attesa di una politica in grado di dare risposta”.

Stefania Valbonesi

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Stefania Valbonesi

Nata a Ravenna, età vintage, svolge ttività giornalistica da circa vent'anni, essendo prima passata dall'aspirazione alla carriera universitaria mai concretizzatasi. Laurea in scienze politiche, conquistata nella fu gloriosa Cesare Alfieri. Ha pubblicato due noir, "Lo strano caso del barone Gravina" e "Cronaca ravennate", per i tipi di Romano editore.

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