La lotta dei lavoratori della logistica

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ccwA partire dal 2008 il settore della logistica è al centro di una ripresa delle lotte da parte dei lavoratori. Le prime esperienze radicali esplosero in quell’anno al mercato ortofrutticolo di Milano ed alla Bennet di Origgio. In seguito ad alcune importanti vittorie, la lotta si è diffusa in buona parte della cintura periferica milanese, in Veneto, Emilia e ora anche in Piemonte, nel Lazio e in Campania. Data l’importanza della velocità di trasporto e consegna merci, cioè della circolazione, per la valorizzazione del profitto, le condizioni di lavoro nella logistica sono sottoposte ad uno stress notevole da parte del padronato. Diversi fattori hanno finora concorso a mantenere i lavoratori in uno stato di forte ricattabilità. L’estrema precarietà contrattuale innanzitutto, che consente ai padroni di lasciare a casa una parte dei propri dipendenti occupando gli altri per 12 ore al giorno grazie agli straordinari. L’alta presenza di lavoratori migranti, sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno, e di lavoratori irregolari, inoltre, consentono una compressione salariale de facto ben al di sotto dei livelli previsti dallo stesso CCNL di settore. Ultima per ordine, ma non per importanza, è l’organizzazione stessa del settore: un sistema di appalti e sub-appalti che ha eletto la forma giuridica cooperativa quale strumento principe dell’attacco ai diritti dei lavoratori. La cooperativa consente infatti un’estrema elasticità normativa (un esempio fra tutti, non è previsto il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa) e la possibilità di chiudere e riaprire sotto altro nome, cancellando simultaneamente, con un solo colpo di spugna, i diritti pregressi dei lavoratori e parte delle cifre dovute all’erario.

Gli strumenti di dominio di classe (altro modo non abbiamo per nominarli) cui si fa cenno, tendono però a controbilanciare la grande fragilità dell’interesse padronale che si manifesta proprio in questo settore. Gli investimenti difatti sono qui caratterizzati da una estrema rigidità geografica: se per molti anni siamo stati portati a pensare la delocalizzazione come l’arma invincibile del padrone contro le eccessive pretese delle sue maestranza, in questo caso la geografia conta, e conta tanto, perché la logistica non può per definizione essere delocalizzata. Inoltre, l’odierna velocità di produzione e commercializzazione della merce richiede un’estrema fluidità degli scambi. Un piccolo inceppo, un granello di sabbia nel meccanismo ben oliato, possono tradursi in danni ingenti per tutte le multinazionali che utilizzano le reti logistiche e che sono a capo della piramide di appalti e subappalti in cui è organizzato il settore.

Questi elementi sono emersi in tutta la loro portata durante la lotta dei lavoratori del magazzino centrale IKEA di Piacenza. Se nel Gennaio 2013 IKEA fu costretta ad arrendersi, cedendo alle richieste dei lavoratori, nel maggio 2014 ha scatenato una violenta rappresaglia per recuperare le posizioni perdute. Con un banale pretesto, la Cooperativa S.Martino (operante nel magazzino) ha dapprima sospeso 33 lavoratori, per poi licenziarne 24, chiaramente tra i più attivi, tesserati del sindacato SICobas. L’iniziativa padronale è stata sostenuta da un vero e proprio “partito IKEA”, includente le forze politiche istituzionali (dal PD alla Lega), la questura, i sindacati confederali e i mezzi di informazione. L’attacco fisico ai lavoratori si è trasformato in un attacco politico a tutto campo nei confronti del movimento dei lavoratori della logistica e del SICobas.

Ancora una volta però l’estrema interconnessione del ciclo produttivo si è rivelata un’arma per i lavoratori che, ripercorrendone i gangli, hanno potuto organizzare la costruzione della solidarietà su un livello molto più ampio. In contrapposizione al “partito IKEA” è stata infatti lanciata una campagna di solidarietà molto vasta, che tuttora coinvolge militanti politici, lavoratori, organizzazioni politiche e sindacali, e che ha già “colpito” IKEA in tutte le sedi italiane (ed anche in Spagna, Argentina, Germania e Grecia) dove è presente con volantinaggi di solidarietà, cortei interni, speakeraggi e quant’altro. L’obiettivo principale della campagna, tuttavia, non consiste solo nella costruzione di una solidarietà “esterna” ma nel creare una connessione tra i lavoratori di Piacenza e i loro compagni che a vario titolo lavorano per, e lottano contro, lo stesso padrone, IKEA, nel resto del mondo. (Contatti campagna: fb: https://it-it.facebook.com/smontaikea web: http://smontaikea.noblogs.org)

ccwlogoSul territorio fiorentino, pur avendo contribuito alle iniziative di solidarietà per il lavoratori di Piacenza, al momento non abbiamo vertenze in corso in questo settore. L’esperienza che abbiamo seguito da vicino è quella dei lavoratori di Mondo Convenienza, nel marzo del 2014. Anche in questo caso gli operai protestavano contro il mancato rispetto del Contratto nazionale, che prevede il pagamento della 13°, della 14°, della malattia, un certo salario orario e il limite dei carichi di lavoro (12 ore). Per tutta risposta Mondo Convenienza, tramite le cooperative in appalto, ha organizzato una vera e propria serrata, chiudendo i cancelli con l’aiuto di guardie giurate e carabinieri e rimandando i lavoratori a casa. Le cooperative poi, contando sulla disponibilità di forza-lavoro proveniente da altre sedi, hanno prima tentato di ingannare i lavoratori, giustificando l’accaduto con la perdita dell’appalto delle lavorazioni di Mondo Convenienza, per poi riprendere “normalmente” il lavoro, richiamando furgoni e lavoratori dal resto d’Italia pur di lasciare i “ribelli” senza salario e ridurli a più miti consigli.

La risposta delle maestranze, totalmente autorganizzata, è stata quella di scioperare e bloccare le merci in entrata ed in uscita dal deposito di Mondo Convenienza. Per “sbloccare” la situazione, a favore dei padroni, si intende, sono intervenuti Digos e Carabinieri. Il nostro intervento è partito quando i lavoratori di Panorama, con cui avevamo portato avanti una vertenza sulle domeniche lavorative nella grande distribuzione, ci hanno contattato per raccontarci che nel magazzino di Mondo Convenienza, proprio a due passi dal centro commerciale dove lavorano, erano intervenute le forze dell’ordine per placare una protesta dei facchini di cui non riuscivano ad avere notizie più precise. Ci siamo recati più volte al magazzino, ma non siamo riusciti a venire in contatto con nessuno. Infine, raccontando la vicenda ai militanti del Movimento di lotta per la casa, è venuto fuori che un occupante rumeno aveva lavorato fino a poco tempo prima a Mondo Convenienza e poteva metterci in contatto con i lavoratori.

Abbiamo conosciuto i lavoratori la domenica successiva e, ricevuti i dettagli della vicenda, li abbiamo fatti incontrare con un delegato del SICobas arrivato apposta da Bologna. Grazie alla conoscenza che il militante ha dei nodi logistici e delle forme di lotta praticabili, nel giro di una settimana era stato preparato uno sciopero nazionale nei magazzini di Mondo Convenienza, dal momento che con la solidarietà dei facchini di Roma, Bologna e Milano, le merci non sarebbero uscite per alcune ore dai depositi. Evidentemente l’azienda è venuta a conoscenza dell’organizzazione e ha immediatamente convocato i lavoratori e riaperto la trattativa, che poi i lavoratori hanno deciso di condurre autonomamente senza proseguire il percorso di lotta con noi e il SICobas. Qui cronistoria e intervista ad un lavoratore http://clashcityworkers.org/lotte/interviste/1326-intervista-lavoratori-mondo-convenienza.html

Il fatto più rilevante dell’episodio, al di là dell’esito finale della vertenza, è stata l’ulteriore dimostrazione della bontà di un metodo di intervento, che si fonda sulla costante attenzione per la messa in connessione delle lotte e per la ricerca continua di allargarne il fronte, sia tra lavoratori di sedi diverse della stessa azienda (i lavoratori di Mondo Convenienza di Roma, Milano e Bologna), sia all’interno della stessa categoria (i facchini di altre aziende sindacalizzati nel SICobas), sia tra lavoratori di altri settori (Panorama) e tra altre realtà sociali (il movimento di lotta per la casa, altre realtà di lotta che hanno partecipato al nostro pari a tutte le operazioni), sia con il territorio (coinvolgendo da subito il Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos di Campi). Un fronte tanto ampio ha immediatamente mosso l’azienda a più miti consigli, quando fino a un momento precedente l’unica trattativa era stata condotta con la serrata e i manganelli.

Clash City Workers – Firenze

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