Silenzio inammissibile e doloroso sulla Biblioteca Nazionale

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La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Forse in questi tempi di rottamazione, parlare della vecchia Costituzione non è di moda, ma queste due frasi costituiscono l’articolo 9 della nostra Costituzione che non è stata – ancora – rottamata. I luoghi dove la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura sono tanti, ma uno in particolare è il luogo dove promuove, conserva, ha memoria e diffonde la propria cultura: la Biblioteca Nazionale.

Assolettori è l’associazione degli utenti della Biblioteca Nazionale di Firenze, che da anni si occupa di monitorarne lo stato e che ultimamente ha fatto un accorato appello per salvarla: ha avuto il merito di rendere pubblica, attraverso una denuncia pubblicata da La Nazione e una lettera al Ministro Franceschini, la grave condizione in cui versa una delle biblioteche più importanti del mondo. A quell’articolo ne sono seguiti altri e si è aperto un dibattito per l’ingente taglio che è stato operato, di circa l’80%, sul contributo statale alle spese ordinarie della biblioteca.

Il dibattito è stato tale, che persino il Ministro ha sentito la necessità di rispondere e in qualche modo giustificarsi, asserendo che il taglio operato non era dell’80%, poiché in realtà bisognava considerare anche i fondi stanziati per i danni riportati dalla Nazionale durante la grandinata di settembre scorso, e i soldi del progetto Google Books. Tomaso Montanari, dalle pagine di Repubblica, ha prontamente fatto notare al Ministro che la Biblioteca Nazionale non è un’alluvione e che i fondi straordinari non possono essere considerati nei fondi stanziati per l’andamento ordinario di una biblioteca come quella Nazionale di Firenze.

La condizione in cui oggi versa la Biblioteca Nazionale di Firenze è il frutto di un processo lungo anni. L’organico è all’osso, tanto che l’andamento ordinario della biblioteca è assicurato solo quando ci sono volontari del servizio civile o stagisti. Del resto, che la biblioteca sia una fabbrica di precari e di lavoro non stabilizzato, non è una novità.

In questo senso, la storia di L., una precaria che vuole mantenere l’anonimato, rende bene l’idea: il suo cursus honorum in Nazionale inizia negli anni Novanta, con 600 ore di volontariato non retribuito. Continua a lavorare per la Biblioteca Nazionale, per circa dieci anni con le cooperative cui è stato per lungo tempo affidato il servizio esternalizzato di catalogazione: lavoro retribuito a cottimo, poiché il lavoratore guadagna secondo la quantità di libri che riesce a catalogare. Poi i servizi esternalizzati si sono contratti e L., dopo circa dieci anni, si è ritrovata senza lavoro. Allora ha fatto altre 600 ore di volontariato ed è stata inserita nel progetto Google Books.

Questo progetto, partito in pompa magna, alle origini doveva dare lavoro per sette-otto anni, in cui un gruppo di catalogatori avrebbe dovuto catalogare dei libri della Biblioteche Nazionali di Firenze, Roma, Napoli, che contestualmente venivano scansionati. I circa 80 lavoratori impegnati nelle biblioteche centrali sono stati direttamente assunti dal Mibact, il contratto è stato fatto per un anno, con la promessa di un sicuro rinnovo per almeno un altro anno. Invece dopo il primo anno, il rinnovo è stato fatto per quattro mesi e poi tutto si è bloccato e gli 80 catalogatori impegnati nel progetto, sono rimasti senza lavoro.

L. è una professionista, ha contribuito all’andamento della Nazionale per più di dieci anni, gran parte retribuita dalle cooperative, buona parte con ore di volontariato non retribuite e in minima parte direttamente assunta dal Ministero. Il ringraziamento che le viene dato è quello di essere mandata a casa a tempo indeterminato, in attesa e nella speranza di riprendere a lavorare. La storia di L. è simile a quella di tanti lavoratori atipici che hanno lavorato in biblioteca. Dimostrazione concreta che l’esternalizzazione – in generale – serve solo e unicamente per creare lavoratori senza diritti.

E se i lavoratori atipici della Nazionale sono in queste condizioni, l’utenza – come denuncia Assolettori – non se la passa molto meglio.

La Biblioteca Nazionale è un bene comune della città di Firenze, dell’Italia, ed è importante per tanti studiosi stranieri, che la raggiungono per consultare testi irreperibili altrove. Spesso però devono fare i conti con l’impossibilità di consultare quello che cercano. È il caso della pregiata collezione di periodici della Nazionale di Firenze, conservata al Forte Belvedere, che è stata interdetta alla consultazione, fino a data da destinarsi.

La mancanza di magazzini fa sì che i libri, seppur catalogati dal servizio civile, non possano essere riposti a scaffale, e dunque non siano rintracciabili e disponibili per il prestito e la consultazione. La mancanza di strutture adeguate, le sale fredde in inverno e calde in estate, il wi-fi limitato, la continua contrazione dei servizi sono fattori che contribuiscono – inevitabilmente – al calo dell’affluenza dell’utenza.

unnamed (2)“Se si accetta che la biblioteca si svuoti, come si potrà difenderla, una volta vuota?” si domanda Natalia Piombino, coordinatrice di Assolettori, e continua: “In un momento in cui la spending review non risparmia neanche gli ospedali, un servizio pubblico si difende insieme: utenza-cittadinanza e lavoratori. E mi rifaccio all’analisi del prof. Paul Ginsborg: c’è un solo modo per difendere il servizio pubblico, ed è un’alleanza tra cittadinanza e lavoratori, solo questo può garantire il servizio pubblico e difendere le biblioteche”.

E dunque, secondo questo ragionamento, la biblioteca pubblica diventa il simbolo della democrazia, e va per questo difesa: non si può accettare passivamente lo smantellamento di un luogo della cultura nazionale, tenuto in vita dal volontariato e dal crowdfunding, cioè dalla filantropia, dalla generosità privata. Ma le biblioteche sono un bene comune e la risposta al collasso non può essere la mercificazione della biblioteca: partita di golf, sfilata di moda in locali della biblioteca, in che modo possono garantirne la sopravvivenza?

Assolettori è intervenuta in maniera ferma anche sul crowdfonding: “Siamo molti critici sul crowdfunding – spiega Natalia Piombino – non possono le biblioteche pubbliche dipendere dalla generosità privata, questo è l’ancient regime: si è tornati al nobile illuminato che faceva l’ospizio per i poverelli o la scuoletta per i poverelli. Questa cosa oggi è inaccettabile, noi oggi abbiamo una Costituzione che ce le garantisce queste cose e noi ci dobbiamo battere insieme ai bibliotecari. Oggi (14 febbraio, n.d.a.) abbiamo spedito la lettera al Ministro Franceschini, che chiede quanto meno delle risposte a tante domande. Sono vent’anni che facciamo delle battaglie quasi quotidiane di denuncia per richiamare l’attenzione sul ruolo vitale di una biblioteca che è il luogo della ricerca. Perchè un paese che non studia, non ricerca, non è un paese che cresce”.

La lettera scritta da Assolettori al Ministro Franceschini aspetta ancora una risposta. Come aspetta una risposta l’interrogazione parlamentare sullo stato della Biblioteca Nazionale di Firenze inviata allo stesso Ministro da un gruppo di deputati. Un dato rilevante è che questo gruppo sia di un solo partito politico, il Movimento 5 Stelle. Ma il problema della Biblioteca Nazionale dovrebbe interessare sensibilità trasversali alla politica, non dovrebbe diventare oggetto di scontro tra fazioni: il dato positivo è che ci sia stata una sensibilità politica, quello negativo è che questa sensibilità non sia stata condivisa tra diversi partiti politici.

La Nazionale oggi sembra un grande gigante in dismissione. Sono dismessi servizi, insieme a questi sono dismessi i diritti dei lavoratori, come sa bene L. e tutti i precari che sono passati per gli uffici della biblioteca. Di fronte a questa dismissione, ciò che colpisce è il silenzio e l’indifferenza di molte parti in causa in questa vicenda.

Dove sono i sindacati che dovrebbero tutelare tutti i lavoratori? Dove sono le RSU? Possibile che nessun delegato di nessun sindacato, abbia aiutato i colleghi precari, con cui ha lavorato fianco a fianco per anni, a prendere coscienza della giusta lotta che avrebbero dovuto portare avanti per i propri diritti? Questo è gravissimo, e sarebbe necessario che i sindacati si interrogassero sul proprio ruolo, e quello dei propri rappresentanti sui luoghi di lavoro: se non sono neanche in grado di difendere precari non di realtà lontane, nascosti in capannoni o sottoscala, ma che sono davanti ai loro occhi, fianco a fianco, come credono di vincere la sfida della tutela dei diritti dei lavoratori in questo momento storico così difficile?

Dov’è l’Aib, ovvero l’Associazione italiana bibliotecari? Di fronte alla dismissione della Biblioteca Nazionale di Firenze, di fronte alle denunce fatte dagli utenti, ancora non ha preso posizione.

E infine, ma sicuramente non da ultimo in ordine di importanza, dove sono le istituzioni cittadine e regionali? La Biblioteca Nazionale dipende dallo Stato ma è un bene comune, patrimonio culturale e storico prima di tutto della città di Firenze: questo silenzio delle istituzioni e della politica locali, di qualsiasi colore politico, è inamissibile e doloroso.

Non si può lasciare che del futuro della Biblioteca Nazionale si occupi e preoccupi solo l’associazione degli utenti. Assolettori non può essere lasciata sola in questa battaglia: chi ha a cuore il futuro della Biblioteca Nazionale di Firenze, su cui si poggia anche il futuro della cultura in questo paese che di cultura vive, non può più tacere.

Erica Massa, bibliotecaria precaria, delegata e attivista sindacale USB

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4 commenti su “Silenzio inammissibile e doloroso sulla Biblioteca Nazionale”

  1. La situazione in cui verte la Biblioteca Nazionale di Firenze è paradigmatica delle scelte che la politica fa in tema di tutela e promozione del patrimonio culturale e di quale valore riconosca ai lavoratori della conoscenza. La BNCF è un’istituzione a cui i bibliotecari fanno riferimento per aggiornare e migliorare i servizi bibliotecari: il ministro Franceschini e il governo renzi non possono ignorarlo. Condivido la proposta di Erica Massa di un’azione congiunta di lavoratori, utenti e associazioni (tra cui AIB) per salvaguardare il servizio e mantenerlo ai livelli di efficienza che gli spettano. Il crowfunding, nel caso di un bene pubblico, non può essere sufficiente a risolvere le carenze e le necessità della Biblioteca Nazionale. E’ indispensabile l’intervento dello stato.

    1. Purtroppo la situazione è molto complessa, e il silenzio di istituzioni politiche e l’associazione di categoria non sono buoni segnali. Solo una sana indignazione e richieste precise della cittadinanza potranno tenere alta l’attenzione sulla questione della Nazionale, che – come giustamente rilevi – è paradigmatica di scelte che sono a monte che hanno poco a che vedere con la tutela del partimonio culturale italiano

  2. un anziano toscano

    L’articolo è scritto con cura e descrive bene lo stato penoso della Biblioteca Nazionale di Firenze, come un enorme relitto alla deriva, abbandonata da tutti gli organismi preposti alla tutela.
    Mi domando in che situazione versino le altre biblioteche nazionali italiane. D’altra parte quelle locali sopravvivono trasformandosi in una sorta di eventifici, a loro volta punti di visibilità per singoli o enti emergenti, dove la cultura viene tirata da tutte le parti. Tanto “tutto fa cultura”

    1. “[…] quelle locali sopravvivono trasformandosi in una sorta di eventifici, a loro volta punti di visibilità per singoli o enti emergenti, dove la cultura viene tirata da tutte le parti.”
      Purtroppo è un momento culturalmente povero: chi ci governa non riesce a vedere l’importanza dell’investimento ‘culturale’ se non c’è subito un ritorno economico. Le biblioteche non sono musei: non si paga biglietto per entrare… e dunque, perchè investirci? E si dimentica che invece la biblioteca è il luogo in cui la nazione conserva e ha cura della propria cultura e, dunque, di sè stessa

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