Je so’ pazzo, a Napoli un’esperienza di “potere popolare”

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Qualche settimana fa, mentre su SKY andavano ancora in onda le ultime puntate della seconda serie della fiction ispirata al libro di Roberto Saviano, noi abbiamo voluto scrivere qualcosa a proposito della nostra città, del fatto che Napoli non è “Gomorra”. In questa terra spesso ricordata solo per i morti ammazzati, la disoccupazione e la “monnezza”, negli ultimi anni sta cambiando qualcosa, tanto che si inizia a parlare di “anomalia”, di “laboratorio napoletano”. Di questo cambiamento facciamo parte, nel nostro piccolo, anche noi, con l’esperienza dell’Ex-OPG occupato “Je so’ pazzo”. È di questa esperienza che vorremmo raccontarvi, di un’idea che ci è venuta in mente, di una scommessa un po’ folle che ogni giorno, tra mille difficoltà, proviamo a vincere.

IMG-20160714-WA0004È il marzo 2015 quando decidiamo di entrare nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario abbandonato di Materdei, quartiere popolare del centro di Napoli, in quello che un tempo era un vero “manicomio criminale”, un istituto penitenziario che fino al 2008 ha rinchiuso tra le sue mura persone con disagio mentale. Una struttura immensa, semidistrutta, dalla quale avevano rubato tutto: utensili, fili elettrici, tubi, persino i letti e i tavoli che costituivano l’arredo delle celle. Se siamo riusciti a restare, nonostante le difficoltà di ogni genere, è stato solo per due ragioni: perché eravamo determinati, in quanto sentivamo che era quella era un’occasione unica per fare qualcosa per la nostra città e perché la gente intorno a noi ci ha voluto subito bene e ci ha aiutato in ogni modo possibile e immaginabile. Non solo pasti e coperte, ma aiuto concreto nei lavori di ristrutturazione e pulizia, e, soprattutto, nel mettere a disposizione gratuitamente le proprie competenze.

E così, grazie a questo esercito di imbianchini, mamme e bambini, avvocati, medici, cuochi e atleti che si è unito a quello di noi occupanti – una settantina fra studenti, disoccupati e lavoratori – abbiamo rimesso in piedi una struttura che ha ospitato nell’ultimo anno circa 40 attività gratuite. Abbiamo attivato moltissimi corsi sportivi (per citarne solo alcuni: danza, boxe, kung fu, pilates, corsi di yoga, di meditazione, arrampicata sportiva), una camera del lavoro e uno sportello legale ai quali si rivolgono lavoratori che hanno bisogno di consulenza e che vogliono incontrarsi per organizzarsi e lottare assieme (contro i licenziamenti, il lavoro nero, la privazione dei diritti sindacali), a cui diamo visibilità tramite il Clash City Workers.

C’è uno sportello di ascolto psicologico e psichiatrico e un ambulatorio al quale si rivolgono in tantissimi (purtroppo, ci viene da dire, perché questo conferma che il sistema sanitario, soprattutto al Sud è allo sbando e che, se non puoi pagare e rivolgerti alla sanità privata, non ti è garantito nemmeno l’indispensabile). Le persone che si rivolgono a noi per una visita sono a volte senzatetto e migranti, ma altrettanto di frequente italiani che conducono vite “regolari”, ma che con la crisi sono scivolati nella soglia di povertà. Per combattere questo impoverimento dilagante raccogliamo medicinali, vestiti, giocattoli, che, grazie all’aiuto di alcune associazioni, distribuiamo a cadenza regolare.

Abbiamo uno sportello di assistenza legale (che si occupa in particolare di permessi di soggiorno) e una scuola di italiano per immigrati, un doposcuola che funziona da settembre a giugno e un asilo condiviso dove le mamme si aiutano a vicenda a crescere i più piccoli. Siccome vogliamo il pane, ma anche le rose, abbiamo attivato tanti laboratori artistici (disegno, fotografia, pittura, teatro, laboratori creativi e artigianali per bambini).

Se abbiamo potuto fare, in soli 16 mesi, tutto questo, è stato grazie a un popolo generoso, che ha voglia di attivarsi e di cambiare, di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze, che sente che l’aria sta cambiando e vuole partecipare a questo cambiamento: in tutta Napoli negli ultimi anni c’è stato infatti un fiorire di esperienze di autogestione, di attivismo dal basso, di riappropriazione e riqualificazione di spazi abbandonati a scopo sociale e abitativo.

Questo è quello che abbiamo fatto e stiamo facendo. Ma dove vogliamo arrivare? Qual è il nostro scopo? Non certo quello di essere un’isola felice o un luogo dove non si fa altro che provare a supplire alle carenze dello Stato. Vogliamo essere un laboratorio di solidarietà e mutualismo, certo, ma anche e soprattutto un’organizzazione in cui crescere e combattere insieme per pretendere tutto quello che – in termini di diritti, di stato sociale – ci è stato tolto. Ispirandoci alle esperienze del potere popolare in Kurdistan, Venezuela, a quello che si è provato a fare negli ultimi anni in Grecia e Spagna, stiamo cercando di ricostruire un tessuto di lotte che stava diventando sempre più sfilacciato e fragile, di organizzare, attraverso le assemblee di quartiere e cittadine, una partecipazione che, se rimane spontanea e disordinata, rischia di disperdersi in mille rivoli e di non centrare l’obbiettivo politico.

In questo consiste per noi il “potere popolare”: nel prendersi la possibilità di scegliere e di decidere, possibilità che il Governo Renzi, ancora più autoritario e accentratore dei precedenti, sta provando a toglierci. Ci sembra che a Napoli – anche attraverso la conferma di De Magistris come sindaco, che negli ultimi anni ha accolto le istanze che venivano dal basso – questo esperimento possa riuscire.

Per restituire il clima che si respira in città vorremmo citare tre esempi concreti, tra i molti possibili, che ci hanno riguardato da vicino, di partecipazione e controllo popolare:

  • durante le due tornate di voto per le amministrative abbiamo organizzato delle squadre di controllo che hanno verificato che le operazioni di voto si svolgessero regolarmente, senza interferenze o pressioni da parte della camorra. Questa iniziativa di antimafia sociale ci ha permesso di coinvolgere centinaia di persone che, spontaneamente, dopo aver visto quello che stavamo facendo, si sono recate sui seggi a supportare le operazioni di controllo, a dissuadere chiunque volesse fare compravendita dei voti, a scontrarsi con fascisti e “malamente”;
  • negli ultimi mesi, in accordo con altre associazioni, siamo andati a controllare una ventina di CAS (centri di accoglienza straordinaria), denunciando pubblicamente le condizioni nelle quali si trovano a vivere i migranti nella nostra regione e pretendendo l’intervento delle istituzioni;
  • a Napoli la piaga del lavoro nero affligge una fetta considerevole di persone impiegate in particolare nel settore del commercio e della ristorazione. Assieme a molti lavoratori senza contratto – o con contratto non rispondente alle effettive mansioni svolte – siamo andati all’ispettorato del lavoro a consegnare una lista degli esercizi commerciali che impiegano lavoro irregolare richiedendo che venissero controllati. Da settembre abbiamo intenzione di attivare un osservatorio permanente sulla questione.

Ciò che ci sembra utile e importante non è solo portare avanti e provare a vincere queste battaglie, ma innescare un processo di partecipazione. Come abbiamo scritto nel nostro “programma postelettorale”, attraverso lo strumento del controllo popolare vogliamo che il popolo prenda fiducia in sé e si organizzi perché la sua volontà venga rispettata.

Crediamo fortemente nell’attivazione di ampie fasce della popolazione che imparino a conoscere i meccanismi decisionali, a vigilare sul loro svolgimento, a imporre alle istituzioni le loro priorità e le loro soluzioni pratiche.

Crediamo nella possibilità di sviluppare la democrazia fino in fondo, e di metterla alla prova della pratica per poterla concretamente realizzare. Siamo certi che in seno al popolo vi sono capacità di governo, competenze, energie, con una forza dirompente, che nessun opinionista televisivo e nessun capo di stato possiede. Tocca solo a noi dimostrarlo.

*Ex-OPG occupato “Je so’ pazzo”

Il 21 luglio l’ex OPG occupato, insieme al sindaco De Magistris, sarà al presidio della Piana per un incontro organizzato dall’Assemblea per la Piana contro le nocività. Si parlerà di  “DEVASTAZIONE DEI TERRITORI GRANDI OPERE INUTILI E DANNOSE,
gestione dei rifiuti, sblocca italia, appalti e privatizzazioni dei servizi pubblici , partecipazione popolare, esperienze di lotta e mobilitazione”.

Partecipiamo!

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