Macerata, una giornata di antifascismo militante

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Ti sale una rabbia profonda a leggere “i fatti di Macerata”. Un fascista, al solito descritto come pazzo così non c’è nessun mandante morale/politico, decide di farsi giustiziere. Estende un crimine odioso (forse) commesso da migranti all’intera categoria e va a sparare in giro. Il corpo di una donna di nuovo viene usato strumentalmente per giustificare una nefandezza. I fascisti sparano di nuovo per strada in Italia.

A quel punto ti aspetti prese di posizione forti da parte di tutti. E invece no, si segna un punto di non ritorno. A differenza dei fatti di Firenze, quando il militante di Casapound Pistoia Casseri fece strage di migranti e Iannone corse in tv (quanto spazio, quanto spazio) a dissociarsi e rinnegare ogni legame, stavolta i fascisti si sono rivendicati pubblicamente il diritto di sparare in strada, di commettere atti di terrorismo in nulla diversi da quelli di Isis. Minniti rivendica i lager in Libia pagati da noi profumatamente e i morti annegati, affermando che “aveva previsto Traini”, per questo ha dichiarato guerra ai disperati invece che ai fascisti. Renzi scrive un post brevissimo nel quale comunque crea un parallelo tra quello che è successo e un certo senso di giustizia. La Lega sorpassa Casapound a destra, i 5 stelle non dicono una parola, sono pieni di fascisti pure loro e un po’ alla fine, gli piace pure il giustiziere.

Casapound, pochi giorni dopo la sparatoria, si permette di pascolare tranquilla in centro a Macerata: i criminali sono, due giorni dopo la sparatoria, un gruppo di antifascisti che hanno occupato il bar dove Casapound voleva fare una conferenza stampa sui fatti. Quindi i giornali attaccano “i violenti dei centri sociali” e Di Stefano finisce scortato per mezza Macerata da cordoni infiniti di poliziotti. Ma fa comunque la sua sparata di odio razziale. Forza Nuova finisce caricata, ma solo dopo che è stato garantito loro di manifestare e parecchio spazio sui media. Minniti, in un lapsus non da poco, dice che vieterà la manifestazione (al singolare, si corregge dopo), ma non parla di Forza Nuova, ma di noi: se ne occuperà il Ministero dell’Interno a impedirci di manifestare. Al Ministero dell’Interno non gli passa nemmeno per la testa che forse l’unica cosa che deve fare è mettere Forza Nuova e Casapound fuori legge. No anzi, sui giornali e nella bocca dei politici i delinquenti sono gli antifascisti.

E se per me risulta già una situazione da pre fascismo, soprattutto a giudicare dalla passiva accettazione, dove non aperta esaltazione, di moltissime persone della figura di Traini, ti tocca pure leggere che Arci, Cgil e Anpi la manifestazione non la vogliono fare: per loro è sbagliato. Cedono a Minniti, cedono ai fascisti, cedono alla paura, ribadiscono di essere burattini nelle mani di questo PD che ha così tanto inseguito la destra da essere diventato destra esso stesso.

In questo clima arrivi a Macerata e il giornale locale ti accoglie così: “BARRICATI”, titola sopra la foto di un cordone di celere. Poco sotto un’altra foto, un supermercato che blinda la vetrina con pannelli di legno. Dentro, le interviste ad alcuni commercianti, terrorizzati per la calata dei barbari dei centri sociali 

E invece sabato ne è uscito fuori un corteo da quasi 30.000 persone. E’ uscito come doveva essere, perché sappiamo stare nelle cose e capire cosa fare e quando farlo. Un corteo che ha rispettato Macerata, ma non si è fatto imbavagliare e non ha accettato divieti. Centri sociali, associazioni, partiti, sindacati, singoli e anche le coraggiose basi di Anpi, Arci e Cgil (che grande segnale avete dato! Grazie!), che ieri in piazza ci sono state nonostante la (complice) decisione dei loro vertici di non manifestare. Una marea umana che ha ribadito no alla guerra tra poveri, no al fascismo, no al razzismo. Ma che ha portato anche il cordoglio per la morte di Pamela e il rifiuto per la violenza contro tutte le donne, che ha rifiutato le strumentalizzazioni di questi fatti al fine di scatenare ulteriore razzismo e guerra tra poveri. Un corteo che ha ribadito al contrario che non serve per noi più protezione, ma più autodeterminazione.

In tutta Italia nel frattempo si rispondeva al fascismo e al razzismo: Torino, Milano, Piacenza, Brescia, Cosenza, Pistoia, Siena e non so quante altre città erano in piazza ieri. Finalmente, finalmente una gran risposta.

Eppure, sei ancora sulla strada di ritorno a casa e vedi i primi titoli: “cori inaccettabili”. Di una manifestazione così, di una giornata così, i cori inaccettabili. Mentre Forza Nuova rivendica l’atto terroristico e paga le spese legali al nuovo “eroe”, i nostri cori sarebbero inaccettabili. Non una parola sulla totale assenza delle Istituzioni, ma anzi, dei vergognosi ripensamenti all’ultimo dei protagonisti (dal PD ai 5 stelle, capofila il sindaco di Macerata, prima contro il corteo, poi “in piazza col cuore”). Non una parola contro l’agibilità politica (di candidarsi, di aprire sedi, di fare iniziative) dei fascisti. Un concetto di inaccettabilità che direi è ormai completamente distorto, piegato a fini diversi che cominciano a inquietare veramente.

E anzi biasimo totale non per gente che spara su innocenti, ma per un coro, che poi affonda in una questione dirimente: mistificare la Storia per rilegittimare i fascisti e delegittimare la Resistenza (ora nascono anche istituti di studio “sui crimini dei partigiani”   http://www.forlitoday.it/politica/nasce-a-forli-l-istituto-storico-sui-crimini-della-resistenza.html). Perché in questo momento lo sdoganamento del fascismo è ciò che fa gioco allo Stato.

E anzi biasimo totale non perché aprono sedi dei fascisti, ma perché un corteo a Piacenza, molto incazzato visto il clima generale, finisce per scontrarsi con la Polizia che ancora e ancora, come fa da sempre, difende con muri impenetrabili la possibilità dei fascisti di radicarsi e uscire allo scoperto. E ancora titoloni a criminalizzare chi si oppone in piazza a chi spara in strada su innocenti. Come fosse più grave reagire contro il fascismo ben difeso dallo Stato, che tentare una strage razzista.
Per disgrazia del PD e di tutto questo teatrino mediatico orribile, sabato l’antifascismo popolare si è espresso in piazza, per volontà e determinazione dell’antifascismo popolare stesso (se non fosse stato per la caparbietà dei i centri sociali, tanto accusati, non si sarebbe manifestato, ricordiamolo bene). Ieri l’antifascismo d’opinione, delegatore, perfino revisionista a tratti ha perso: ha svelato il fallimento totale che è stato.

Ai cori si sono dovuti attaccare, non sapendo più che dire. Ai cori. Perchè sabato abbiamo provocato un solco netto: sabato il PD ha perso i legami con la piazza antifascista (finalmente, perché nella realtà li ha persi da molto). E non credo che basterà il corteo chiamato, senza alcuna logica, dai vertici Anpi e Arci a ritessere quei legami.

L’evidenza della svolta autoritaria in pieno corso, la difficoltà dei più di capire i tempi eccezionali e gravi in cui viviamo è ciò che, di più amaro, mi rimane. Grazie a chi c’è stato, grazie per avuto il coraggio, ieri, tutti assieme, anche da città diverse, di scendere in piazza nonostante il clima di terrore e delegittimazione costruito attorno a noi: siamo l’ultimo argine rimasto.

Aggiungo un’ ultima cosa, su sabato, in questo lungo testo a cavallo tra il racconto e lo sfogo: ho letto la lettera che la presidentessa dell’Anpi ha scritto per tentare di giustificare la scelta di non partecipare dell’Anpi nazionale. Ne diceva mille, tra le quali il fatto che quella è zona terremotata. Grazie, lo sappiamo. C’è chi se ne occupa da quasi 2 anni. Invece di usare il terremoto come scusa contro una manifestazione così necessaria, si occupi, la signora di far sapere a tutti che il Governo e il Pd hanno abbandonato il cratere terremotato, che versa in gravissime condizioni. Solo questo la renderebbe legittimata a parlare di terremoto.

*Ilaria Mugnai

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Ilaria Mugnai

Lavoratrice precaria, attivista militante delle Brigate di Solidarietà attive con esperienze nelle lotte: dai collettivi studenteschi, all’emergenza abitativa, al mutualismo.

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