I Cattivi Maestri. Come si fabbrica un rivoluzionario?

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A conclusione di un anno straordinario con i Cattivi Maestri allo Spazio InKiostro, innanzi tutto ecco uno sguardo a volo d’uccello su cosa abbiamo fatto finora: per prima cosa un “ripasso” di critica dell’economia politica con l’economista Giulio Palermo, con cui abbiamo trattato la questione dell’ontologia del potere, e con il sociologo Paolo Barrucci, insieme al quale abbiamo analizzato criticamente il fenomeno migratorio. Grazie a Federico Berti, operatore e insegnante di Medicina Tradizionale Cinese, abbiamo visto le compromissioni della medicina moderna col capitalismo e di come questo penetri in profondità nelle nostre vite. Con Angelo Baracca, fisico e attivista antinucleare, e Andreas Formiconi, informatico e attivista sociale, abbiamo approfondito il ruolo dello scientismo e delle tecnologie di comunicazione nell’attuale assetto del dominio capitalista. Con Piero Coppo, neurologo ed etnopsichiatra, a partire dal recente caso di Lorenzo Orsetti “Orso”, abbiamo discusso dell’antropopoiesi dell’impotenza: il capitale ci formatta in modo da non poter essere dei guerrieri. A partire da questo infine, con i due incontri di mitopoiesi insieme a Vanni Santoni e Domenico Mungo, entrambi scrittori, abbiamo visto come le culture metropolitane, rave party, giochi di ruolo ed ultras, hanno reagito a questa mancanza di riti di iniziazione all’età adulta nell’occidente contemporaneo.
A questo punto la domanda: come si fabbrica un rivoluzionario in un contesto in cui il capitale ci plasma fin dalla culla? Come far sopravvivere per un’altra generazione la cultura alla quale tutti i compagni appartengono?
Di seguito la traccia degli interventi dei nostri ospiti dell’incontro finale del ciclo:
da SALVATORE PRINZI:
 
Quali sono le virtù di un rivoluzionario? Come si costruisce un rivoluzionario? Queste sono le domande che sorgono alla fine di un seminario che ha cercato di decostruire la soggettività, o meglio: le forme di soggettivazione messe in campo oggi dal capitale. Dopo aver messo in discussione i saperi e i poteri che strutturano il soggetto contemporaneo e lo producono come essenzialmente dipendente e impotente, la sfida è di pensare nuove forme di vita, o almeno concettualizzare quegli spunti che si danno nell’esperienza, per individuare un modo d’essere che si sottragga alla dipendenza e all’impotenza.
E in effetti questa sembra essere la prima definizione del rivoluzionario: essere indipendente dal movimento che tutto trascina ed avere la forza per invertirlo. Ma come conseguire questo risultato? Attraverso quali virtù e soprattutto quale rapporto con il tempo?
da VITTORIO SERGI:
Il mio intervento parte dalla riflessione aperta su quali siano oggi le virtù del rivoluzionario a partire da due coordinate fondamentali: geografia e genere. A partire dal mio ultimo viaggio in Rojava mi chiedo se e come essere rivoluzionari/e si possa definire a partire dalle fondamentali differenze nella soggettività tra medio oriente ed occidente e tra uomo e donna. La figura del “martire” è centrale nella soggettività rivoluzionaria in Rojava. Quali sono i punti di contatto e le differenze tra i militanti nelle metropoli occidentali e quelli/e nei territori in guerra del Kurdistan? Cosa ci insegnano le biografie che in questi anni si sono intrecciate? La figura di Lorenzo “Orso” solleva secondo me tante domande ancora senza risposta. Vorrei strutturare il mio intervento come un dialogo impossibile con quest’uomo tanto vicino ed allo stesso tempo tanto lontano dalla nostra quotidianità. Allo stesso modo penso che sia fondamentale comprendere come quando parliamo del rivoluzionario non possiamo farlo senza considerare che la rivoluzionaria rappresenta una forma di vita essenzialmente diversa ed allo stesso tempo radicalmente vicina al suo doppio maschile…Infine sento l’esigenza di riflettere sui punti di contatto e le differenze tra il concetto di rivoluzionari e quello di minoranza attiva.

 

*Spazio InKiostro
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1 commento su “I Cattivi Maestri. Come si fabbrica un rivoluzionario?”

  1. Roberto Renzoni

    Mi compiaccio per queste iniziative, in particoolare per l’intervento di Salvatore, che seguirei volentieri stessi a Firenze. Beh, prima o poi capiterà, quando son venuto tutto il gruppo era coinvolto in una serie di danze che non sono il mio forte…..

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