Siamo col Cile che resiste!

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In Cile da 10 giorni il popolo è in strada. Quella che è cominciata come una protesta contro l’aumento del prezzo del biglietto della metro si è trasformata ben presto in una lotta contro il modello neoliberista che è stato imposto nel Paese “a sangre y fuego” col golpe di Pinochet e che ha continuato a vivere nella sostanza anche in “democrazia”. Non è un caso che una delle rivendicazioni che si sta facendo sempre più strada è quella di una Assemblea Costituente che permetta un cambio di sistema e non solo di facciata.

Il presidente Sebastian Piñera ha dato il via a una repressione feroce, proclamando lo “stato d’emergenza”, il “coprifuoco” e mettendo nelle mani delle Forze Armate la gestione dell’ordine pubblico, come non accadeva dagli anni bui della dittatura.

Il prodotto della repressione è già tragico: decine di morti (più di 20 quelli “ufficiali”, ma report indipendenti parlano addirittura di 50), migliaia di arresti, più di 50 persone che hanno perso l’uso della vista a causa di proiettili sparati dai militari, torture, molestie sessuali, centinaia e centinaia di feriti, sequestri di persona, rastrellamenti casa per casa, uso indiscriminato di lacrimogeni.

Il tutto avviene nella sostanziale indifferenza di media e istituzioni internazionali. Le condanne, anche quelle semplicemente verbali, tardano ad arrivare. Il governo italiano è assolutamente silente, Di Maio preferisce postare video sulle prossime elezioni in Umbria anziché spendere due parole su quanto sta accadendo a Santiago (ma non è il Ministro degli Esteri?); l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, preferisce attaccare il Venezuela di Maduro che con il voto di 105 Stati ha ottenuto un seggio nel Consiglio ONU per i Diritti Umani e tace vergognosamente sulla repressione di Piñera; il Parlamento Europeo addirittura si rifiuta di approvare un ordine del giorno presentato dal gruppo GUE/NGL che prevedeva la discussione sulla situazione in Cile: hanno votato contro la discussione, salvo rare eccezioni individuali, tutti gli europarlamentari italiani, di destra, di centro, di sinistra e pure quelli “né di destra né di sinistra”.

Dinanzi allo scempio del silenzio, i cileni possono contare però sulla mobilitazione dei popoli del mondo. Il 24 ottobre è stata indetta una giornata di solidarietà internazionale. A Napoli, a Milano, Potere al Popolo! era al fianco delle comunità di immigrati cileni, quelli arrivati qui decenni fa per sfuggire alla dittatura di Pinochet e quelli giunti nel corso degli ultimi anni, per sfuggire a un sistema in cui se non hai soldi non hai diritti. Sabato 26 ottobre sarà una nuova giornata di mobilitazione: a Roma, Genova, Firenze, ci saranno manifestazioni e presidi. Altre città si stanno aggiungendo. Potere al Popolo! sarà presente.

Per noi solidarizzare col popolo cileno non è semplicemente imperativo morale. Il nostro sostegno non viene solo dall’indignazione dinanzi alla violenza di Piñera, dei militari e dei carabinieri.

Siamo solidali perché il nemico contro cui combatte il popolo cileno è lo stesso che combattiamo noi qui, che si presenti sotto forma di privatizzazioni selvagge, diseguaglianze, impoverimento della popolazione, aumento del costo della vita; siamo solidali perché dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere affinché la lotta del popolo cileno termini con una vittoria: immaginate l’impatto della vittoria contro il neoliberismo nel paese dove lo “shock” fu portato per la prima volta nella storia, con i carri armati nelle strade e i Chicago Boys nelle stanze del potere?

#RenunciaPiñera

#AsambleaConstituyenteYa!

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