Il contagio della lotta, il protocollo della vergogna. La prima settimana per chi lavora ai tempi della pandemia

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Ricapitoliamo, siamo ad una settimana dalle prime misure del governo su scala nazionale per tentare di porre rimedio al diffondersi del contagio.

Oggi è domenica, i parchi e i giardini sono chiusi.
Domani è lunedì. E le fabbriche sono aperte, nei magazzini si lavora, i postini o i riders continuano a fare porta a porta girando per tutta la città. Ieri, sabato, dopo 18 ore di trattative (in teleconferenza, mica siamo in un normalissimo luogo di lavoro!), è stato firmato il Protocollo Intesa fra governo, sindacati e confindustria!

Ma, questa settimana ci dice anche tante altre cose. Ci sembra giusto evidenziarne un paio. Per esempio, i lavoratori hanno fatto propria la posizione della comunità scientifica a salvaguardia della propria salute e di quella collettiva mettendo subito in evidenza la contraddizione dell’appello “restate a casa” con l’obbligo di andare a lavoro, al netto di coloro che invece in questo periodo hanno subito l’ingiustizia del licenziamento, non potevano giustificare i loro spostamenti perché lavoratori a nero, oppure lavoravano in quelli esercizi chiusi per decreto o mancanza di clientela. Gli operai, con l’intelligenza di distinguere tra lavori di prima necessità o meno, hanno urlato: la salute viene prima dei vostri profitti!

La base operaia, sostenuta dal sindacalismo di base o dalle RSU, si è mossa fin da subito facendo pressione, blocchi e scioperi perché non si sentiva tutelata e vedeva venir meno una sicurezza che già produce tre morti al giorno sul lavoro, e mandando un segnale che padroni, sindacati confederali e Governo non hanno potuto ignorare.

Questi tre soggetti, con estremo ritardo rispetto a tutti gli altri decreti e provvedimenti, si sono allora seduti in video conferenza e dopo 18 ore di confronto sono riusciti a fare in modo che “la montagna partorisse il topolino”. Sul dizionario, alla definizione di “ossimoro”, potremmo mettere il nuovo slogan che ne è uscito: “Restate a casa, l’Italia non si ferma” a suggellare 13 punti d’intesa che nella pratica lasciano tutto invariato.

In questi punti si ribadiscono le misure di sicurezza di cui tutti eravamo già a conoscenza e che demandano ancora una volta alla discrezione aziendale il rispetto delle norme stesse: i 13 punti sanciscono che l’interesse è la prosecuzione dell’attività produttiva, le commissioni di controllo saranno interne alle aziende e quindi… “chi controlla il controllore”?

E’ vergognoso che governo, confindustria e confederali si riempiano la bocca di lodi al personale sanitario mentre il loro protocollo assurdamente prevede che siano sprecate, per produrre per i loro sporchi profitti, quelle mascherine che mancano negli ospedali! Si costringono gli operai a lavorare e quando un@ di loro si ammala in fabbrica che cosa si deve fare, secondo questo protocollo? Telefonare all’autorità sanitaria, quando gli ospedali lavorano già oltre il limite delle risorse!!! Bastano solo questi due punti per qualificare il protocollo appena firmato come irresponsabile e criminale, un vero oltraggio nei confronti dello sforzo immane che tutto il personale sanitario sta compiendo. Ma d’altra parte abbiamo un presidente del consiglio privo di vergogna, che arriva a definire servizio pubblico il lavoro che gli operai sono costretti a svolgere, contro la propria salute, per produrre i profitti dei padroni…

Conte chiama gli operai al sacrificio per la “Patria”, i padroni si sfregano le mani, i confederali hanno due paginette da sventolare per dire che si son fatti valere e cercare di mantenersi agganciati alla base. Tutto come da programma? Forse no…
Perché oggi è più che mai chiaro che la situazione si regge totalmente sulle spalle dei lavoratori: quelli che veramente sono in prima linea nelle corsie degli ospedali e che non solo combattono il virus, ma anche i tagli che hanno messo in ginocchio la sanità pubblica e tutti gli altri lavoratori che, per rispondere al loro appello, si sono dimostrati uniti e compatti nel rifiutarsi di continuare a produrre per il profitto.
Ci volevano zitti, a lavorare fianco a fianco, senza poter fare assemblee e scioperi ma hanno avuto esattamente il contrario: questo, a padroni e Governo, fa davvero paura!
Sono cadute le divisioni interne e sono emersi con forza gli interessi comuni della classe, prima nelle carceri, poi nelle fabbriche!

Tutto ciò che si sta producendo in questo momento non deve scomparire con il futuro e speriamo prossimo calo dei contagi, ma deve rimanere nel nostro vissuto: facciamone tesoro perché è lo stesso sforzo che dovremmo mettere in campo per garantirci un futuro migliore del presente che sta producendo questo sistema sempre più putrido, corrotto, al servizio degli interessi di pochi contro quelli collettivi!
Per tutto questo rinnoviamo il nostro sostegno a chi sta lavorando in prima linea contro il virus, negli ospedali, nelle ambulanze, nei laboratori, a tutti coloro, che in modo perfettamente coerente, si sono mobilitati per impedirne la diffusione, e alle numerose categorie di lavoratori costretti dal profitto padronale a recarsi al lavoro.

La salute collettiva viene prima di profitti e guadagni!

*CENTRO POPOLARE AUTOGESTITO Fi-SUD

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