Ripristinare i buoni spesa nei Centri di accoglienza di Cascina e Pisa

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“Siamo i richiedenti asilo ospitati in alcuni centri di accoglienza di Cascina e Pisa, prendiamo la parola per far conoscere il nostro punto di vista su una vicenda che ci riguarda ma che è stata raccontata da giornali locali e nazionali in maniera incompleta, inesatta e pretestuosa.

Il giorno 1° aprile, come conseguenza della grave emergenza dovuta alla pandemia, la Prefettura di Pisa ha deciso di sostituire l’abituale erogazione dei buoni spesa con un servizio di consegna di generi alimentari a domicilio. Pur comprendendo i motivi di eccezionalità che l’avevano imposta, ci siamo opposti a questa decisione per i seguenti motivi: molto prima dell’arrivo del Covid-19, come conseguenza del Decreto Sicurezza, ci sono state tolte le “carte” (ticket spesa) per l’acquisto di vestiti e medicinali. Ricordiamo che senza il ticket i medicinali non possiamo acquistarli autonomamente in farmacia, ma dobbiamo necessariamente andare in ospedale e questo impatta in maniera grave sulle nostre vite.

Per più di un anno abbiamo manifestato e combattuto contro queste disposizioni insieme agli operatori dei centri d’accoglienza, all’USB Pisa, a Exploit e altri collettivi. Abbiamo anche fatto molte lotte prima dei decreti sicurezza per avere i buoni spesa, cioè la possibilità di accedere in autonomia a un bene di prima necessità come il cibo. Non chiedevamo nulla di più di quanto ci spettasse: la libertà di scegliere il nostro cibo. Per noi è difficile da capire che, mentre i ragazzi della nostra età stanno lavorando per il loro futuro, nelle nostre vite sono in discussione finanche i beni primari.

Poi è iniziata l’emergenza sanitaria e le conseguenti misure restrittive decise dal governo. Tutti noi siamo preoccupati per la nostra e la altrui salute e cerchiamo di osservare correttamente le norme ma incontriamo grandissime difficoltà. Abbiamo ricevuto le mascherine solo pochi giorni fa, ma non indicazioni precise tradotte nelle nostre lingue, cosa indispensabile per chi tra noi ancora non capisce bene l’italiano (ricordiamo che, sempre in seguito al DL sicurezza, l’apprendimento della lingua italiana non è più assicurato all’interno dei centri). Nei centri di accoglienza non abbiamo gli spazi per mantenere la distanza di sicurezza, alcune strutture ospitano 50, 100 o anche più persone e se una persona fosse contaminata, lo saremmo tutti. A fronte di queste condizioni, la Prefettura ha deciso, per garantire la sicurezza, di toglierci i buoni per la spesa. Siamo pronti ad accettare questa misura di prevenzione, ma allo stesso tempo chiediamo che vengano messe in sicurezza le strutture in cui viviamo. 

Quello che contestiamo dal 1° aprile è la mancanza di chiarezza da parte della Prefettura sulla natura temporanea o permanente della decisione sui buoni spesa. Non vogliamo che l’emergenza sia strumentalizzata per mettere in atto la loro rimozione permanente così come è successo con i buoni per i medicinali e i vestiti eliminati da tempo.

È per questo motivo che abbiamo chiesto alla Prefettura di Pisa di dare una risposta netta e chiara: non appena sarà compatibile con le disposizioni di sicurezza del governo italiano, sarà ripristinato il sistema dei buoni spesa?”

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