Manifesto di Villamagna per le Comunità Energetiche Rinnovabili

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Le CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) rappresentano una opportunità unica nello scenario energetico nazionale. Pone il cittadino ad assumere, insieme ad altri cittadini, il potere e nello stesso tempo la responsabilità di produrre energia pulita e di consumarla facendo attenzione a non sprecarla. Quindi anche un cambio di passo, di stile di vita. Si attribuisce alle Comunità una autonomia energetica importante, che finora non era stato possibile avere. Leggendo attentamente la normativa, il Presidente del Comitato Cer Bagno a Ripoli, l’ingegnere Maurizio Lunghi, ha notato che alcune condizioni di funzionamento di queste Comunità andrebbero modificate per renderle più attrattive da un punto di vista economico, e quindi aumentarne la diffusione. Per questo motivo è stato realizzato un Manifesto in cui vengono indicate 7 proposte di modifica della legge, e a cui hanno aderito finora centinaia di cittadini, associazioni come Legambiente, soggetti come CCNA. Il Comitato si augura che tali adesioni aumentino sempre di più tanto da indurre il legislatore a migliorare la norma.

Di seguito potete leggere il Manifesto:

COMITATO DI BAGNO A RIPOLI PER LE COMUNITA’ ENERGETICHE RINNOVABILI

Comunità di cittadini per l’energia del futuro

I cambiamenti climatici in atto ci inducono ad imboccare strade alternative al nostro modo di vivere su questa Terra. Tra le cose che possiamo fare, fin da subito, è produrre energia da fonti rinnovabili: sole, vento, acqua, geotermia. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) costituiscono una importante opportunità per produrre energia pulita partendo dall’unione di cittadini che vivono all’interno di uno stesso territorio. Nascono dalla recente normativa Europea Direttiva 2018/2001 RED II e dalla conseguente adozione italiana assieme ai Gruppi di Autoconsumo. La Commissione Europea ha voluto promuovere fortemente la possibilità che i cittadini possano diventare artefici attivi della futura creazione e condivisione di energia in tutte le sue forme. Sono al centro di un nuovo modello di produzione e condivisione di uno dei beni strumentali principali della nostra attuale società e maggiormente di quella del futuro. Le modalità di produzione, utilizzo, condivisione, trasmissione, conservazione dell’energia determineranno certamente sia la futura salute del nostro pianeta, ma anche la comunione tra cittadini e la convivenza con le altre specie animali e vegetali. Il momento di agire è ora, per rompere questo vortice perverso di sfruttamento irrazionale del nostro pianeta. Abbiamo infatti capito che le grandi centrali elettriche hanno enormi interessi economici, ma finora non sono state realizzate con fonti rinnovabili e inoltre disperdono molta energia nella distribuzione sulla rete a grande distanza. Invece un nutrito numero di piccoli impianti da fonti rinnovabili diffuso sul territorio, con pannelli fotovoltaici sui tetti delle case, realizzano grandi benefici in termini di inquinamento e soprattutto di risparmio energetico, sia evitando le perdite in rete per la trasmissione, sia massimizzando l’autoconsumo diretto degli utenti finali. Puntiamo quindi ad una produzione di energia rinnovabile distribuita, in cui i cittadini sono contemporaneamente produttori e consumatori, in cui l’energia prodotta non va a giro sulla rete nazionale ma viene consumata dai vicini, in cui possono nascere nuove forme di collaborazione, aggregazione, di socialità e mutuo supporto reciproco. In sostanza, le Comunità Energetiche Rinnovabili possono portare benefici ambientali e certamente risparmi economici per ognuno di noi, ma anche un nuovo modo di collaborare e condividere questioni fondamentali per la nostra società

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) o Gruppi di Autoconsumo Collettivo (AC) sono forme associative di cittadini basati sulla partecipazione aperta e volontaria, costituite da persone fisiche, Piccole Medie Imprese (PMI), enti territoriali o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali, e devono essere entità autonome effettivamente controllate dai soci o membri che sono situati nelle vicinanze degli impianti di produzione detenuti dalla comunità energetica rinnovabile. Tali comunità devono avere come obiettivo principale quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi associati o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari. Da uno studio approfondito sulla normativa italiana a sostegno di tali forme di collaborazione tra cittadini, normativa in via di prossima definizione finale imminente, abbiamo la netta sensazione che potrebbe essere fatto molto di più per rendere conveniente e appetibile lo sviluppo di tali nuovi impianti e comunità. Si tradisce soprattutto l’aspettativa spontanea e lecita che l’energia prodotta collegialmente dalla comunità sia direttamente accessibile ai suoi membri, invece di passare sempre tramite meccanismi e vincoli economici assolutamente contrari allo spirito fondamentale della Direttiva Europea. In particolare, abbiamo rilevato 7 punti della normativa costituenda che, se modificati, porterebbero un enorme giovamento a tutto lo scenario facendo crescere le motivazioni di adesione alle CER da parte dei cittadini, che in fondo sono i veri obiettivi e gli utenti finali di questa grande nuova opportunità per la nostra società.

 

RICHIESTE

1. La normativa prevede la possibilità per i consumatori finali di ‘scorporo’ dell’energia condivisa nella comunità, ma al contempo prevede che gli incentivi siano dati alla azienda di vendita di energia come compenso di mancato guadagno chiediamo che gli incentivi siano invece assegnati alla comunità di utenti finali

2. La normativa limita l’utilizzo di batterie da parte degli utenti finali soprattutto limitando gli incentivi collegati all’energia condivisa tramite tali batterie chiediamo che vengano riviste tali limitazioni

3. Impianti già esistenti, compresi quelli derivanti da Superbonus e Sismabonus, possono entrare nella comunità fino al limite del 30% della potenza complessiva chiediamo che sia abolito tale limite

4. Le comunità di cittadini andranno a costruire nuovi impianti produttivi, ma tali associazioni possono avere difficoltà a scaricare il 50% come IRPEF chiediamo che tale 50% sia trasformato in credito di imposta cedibile ai membri della comunità

5. L’energia immessa in rete dai produttori che non riescono a consumarla in loco viene ritirata dal GSE ad un prezzo fisso chiediamo che tale prezzo sia collegato al Prezzo Unico Nazionale per qualunque impianto afferente a un AC o CER

6. Il GSE e RSE sono stati incaricati di avviare un monitoraggio continuo dello sviluppo dello scenario nazionale chiediamo che rappresentanti delle comunità energetiche rinnovabili italiane siano ammessi a partecipare a tale monitoraggio

7. La normativa prevede 2 configurazioni possibili per le associazioni di autoconsumatori: AC e le CER o le CEC, ma tra queste configurazioni non viene prevista alcuna forma di collaborazione e sinergia chiediamo di studiare delle forme di interazioni, collaborazione, economia di scala e sinergia tra le configurazioni


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