L’assemblea di Genova per il blocco a difesa della Global Sumud Flotilla

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C’è ressa all’ingresso, la sala è stracolma e pure il campo del calcetto, realizzato nel cortile interno dell’edificio che ospita il Circolo Autorità Portuale, nel primo ponente genovese, fra l’imbarco dei traghetti diretti in Corsica e Sardegna e il varco merci di San Benigno. Lì, sono stati montati altoparlanti che diffonderanno gli interventi. L’assemblea è stata promossa dal ‘Calp’ (collettivo autonomi lavoratori portuali – Genova), da ‘Music for Peace’, dalla ‘Global Sumud Flotilla’ e dall’ USB. La convocazione è chiara, come chiaro sono l’ordine del giorno – ‘Se attaccano la flotilla, blocchiamo tutto’ – e i tre obiettivi da perseguire: difendere la ‘Global Sumud Flotilla, fermare il genocidio a Gaza e in Palestina e stoppare l’economia di guerra.

Iniziamo con Josè Nivoi del ‘Calp’, in collegamento dalle navi in partenza dalla Sicilia e sembra essere davvero tutti lì, su quella piccola barca, poi i saluti video di Francesca Albanese. L’emozione di tutti i presenti è palpabile, come la determinazione. Lo strumento per dare concretezza alla chiamata in assemblea è annunciato subito, lo sciopero generale promosso da ‘USB’ e ‘Calp’, per lunedì 22 settembre, da anticipare se dovesse accadere qualcosa alla ‘Global Sumud Flotilla’. Gli interventi si susseguono, partecipano fra i tanti, l’ ‘Associazione giovani palestinesi’, i ‘Cobas, ‘USB logistica’, i ‘lavoratori ex GKN’; quelli più di ‘cuore’ per la situazione in Palestina, incendiano la sala, suscitando cori e applausi.

Non mancano alcune analisi più di ‘sistema’, di forte e consapevole critica al modello di sviluppo dominante che alimenta conflitti, genera l’iniqua distribuzione delle risorse, promuove l’uso della forza, militare ed economica, per imporre al resto del mondo l’attuale status quo, senza risolvere gli enormi disequilibri sociali e le criticità ambientali. Fra le parole che scorrono, annoto ‘moltitudini’, ‘oltre noi’, ‘coordinamento fra tutte le realtà lasciando da parte divisioni’, ‘la flotta è uno strumento che ha permesso di mettersi insieme’, ‘spingere per il cambiamento’, ‘reti di solidarietà’, ‘il Mediterraneo sia porto di pace’.

Appare chiaro che la ‘Global Sumud Flotilla’ è uno strumento, un’occasione che ha permesso e permette, ora, di unire le forze e percepire la possibilità di partecipare, mettersi in gioco, dire un chiaro NO, a quanto sta accadendo, partito dal basso davanti all’inazione di così tanti governi e dell’UE. Ha mosso e muove migliaia di persone ora unite, con un obiettivo chiaro e definito.

Finita l’assemblea, rispondendo alla chiamata del ‘Calp’, si forma un corteo che sfila lambendo i grattacieli di San Benigno, area urbana trasformata negli anni ottanta nel ‘central business district’ della città in perfetto stile ‘downtown nordamericana’, per arrivare alla sede genovese della ‘Zim’ e poi concludere davanti alla sede di ‘Music for Peace’. Affidate alla notte genovese, tra le luci dei lampioni che illuminano il varco merci e le nuvole che giocano ad oscurare la luna che spunta, a tratti, fra i grattacieli, rimangono le domande più importanti: cosa accadrà di questo grande consenso e desiderio di lotta, dopo la spedizione della ‘Global Sumud Flotilla’?

Come continuare a coinvolgere gli oltre 40.000 genovesi (e non solo) che si sono uniti, in modo pacifico, nella marcia del 30 agosto e tutte le altre migliaia di persone che in Liguria e da altre regioni si sono attivate? Come riuscire a continuare a parlare a tutte loro, facendole sentire sempre più partecipi? Come mantenere la scelta della nonviolenza, fatta propria nel manifesto della ‘Global Sumud Flotilla’, evitando che le risposte al genocidio, all’apartheid e alla forza militare, siano uno specchio di questa violenza, generando altra violenza?

Norma Bertullacelli ha giustamente ricordato, nell’intervento che ha chiuso l’assemblea, che i 40.000 del corteo sono le stesse persone che passano accanto ai pacifisti riuniti sugli scalini del Palazzo Ducale ogni mercoledì, fra le 18 e le 19, in piazza De Ferrari (cuore del centro genovese), durante l’ ‘Ora del Silenzio per la Pace’ (iniziativa nata dal 2001). Come continuare a parlare con loro e come coinvolgerle ?
Queste le sfide che attendono ora risposte ed elaborazioni, compito importante almeno quanto il sostegno alla ‘Global Sumud Flotilla’.

Noi siamo l’equipaggio di terra della flotta, non possiamo arretrare.

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Ugo Brunoni

Ugo Brunoni, 56 anni, genovese. Vive fra la sua città, dove lavora e Calice Ligure, paese dell’entroterra di Finale Ligure. Commercialista per caso, cuoco per passione, impiastriccia fogli con pensieri e parole in libertà. Aspirante contadino.

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