Il caso dello studio legale Marcuz a Bologna segnala un metodo ricorrente: delegittimazione pubblica, isolamento sociale e minacce nel clima di crescente normalizzazione autoritaria.
C’è una differenza sottile tra mafiosi e fascisti. I primi, alludono, e fanno circolare le voci sottobanco. Sacciu cu’si e dunni staj ri casa (so chi sei e dove abiti, ndt). È la formula sinistra che la criminalità organizzata utilizza per fare intendere di sapere abbastanza della vittima da poterla in qualunque momento colpire, nell’incolumità, negli affetti, negli interessi. Se l’allusione non sortisce gli effetti sperati, passano alle vie di fatto. I fascisti, da parte loro, fanno tutto alla luce del sole, ma concludono alla stessa maniera dei mafiosi. Cominciano con una campagna denigratoria, magari appoggiandosi sul risentimento montato dai mezzi di comunicazione locale. Poi ricorrono agli avvertimenti, sperando di denigrare l’oggetto del loro livore e di isolarlo. Quanto ritengono di passare inosservati, infine, agiscono.
Quanto accaduto a Bologna allo studio dell’avvocato Mario Marcuz, ricalca proprio il modus operandi dei fasci. Da qualche tempo, sui media locali circola il nome dello studio legale, da un trentennio in prima fila nella difesa dei diritti di migranti, studenti fuorisede, lavoratori precari, inquilini sotto minaccia di sfratto. Soprattutto, il marchio di fabbrica dell’avvocato Marcuz e dei suoi colleghi, è rappresentato dall’intestarsi quelle che altri colleghi liquiderebbero come cause perse, e di portarle a termine spesso con esiti favorevoli ai loro assistiti, con un rovesciamento di prospettive e aspettative frutto del loro lavoro scrupoloso e oculato. Animati da autentica passione civile. Ultimamente, per esempio, hanno assunto le difese del comitato Besta, che si batte contro la trasformazione del parco che circonda le scuole omonime in nome dell’ennesima speculazione edilizia bipartisan in salsa felsinea. Ca va sans dire, seguono anche alcuni imputati per le proteste che sono andate in scena durante le recenti manifestazioni di massa per la Palestina.
In altre parole, lo studio Marcuz, prende alla lettera il mandato professionale di difendere al meglio gli interessi dei propri assistiti. Una scelta scomoda, in un mondo abituato ai compromessi e a un realismo fin troppo accondiscendente, per cui non bisogna disturbare il manovratore. Un atteggiamento diffuso anche in settori insospettabili dell’opinione pubblica locale. Che infastidisce, a maggior ragione, chi vuole fare vangelo delle politiche legge ed ordine promosse dall’attuale esecutivo, o vuole approfittarne per uscire dal ghetto. Ecco allora che lo studio Marcuz diventa lo spauracchio delle maggioranze silenziose, che appoggia tutte quelle cause perse che sabotano la pace neoliberista. Ecco che qualche fascistello si fa interprete di questo fastidio, certo di godere di una certa impunità, e va ad affiggere nella placca dello studio un adesivo con cui, oltre a questionare la serietà professionale di Marcuz e dei suoi soci e collaboratori, fa sapere di considerarli complici dei musulmani inviati dal piano Kalergi. Soprattutto, comunica di conoscere la sede dello studio, alludendo ad altre conseguenze ben peggiori.
Benvenuti nell’Italia dell’anno terzo dell’era Meloni, dove la difesa dei diritti costituzionalmente garantiti è diventata un crimine, Da perseguire non soltanto attraverso il varo di leggi liberticie, la militarizzazione del territorio, le zone rosse, gli sgomberi e le manganellate. Ma anche attraverso minacce nei confronti di chi, attraverso l’esercizio della propria professionalità, non fa che muoversi all’interno della cornice delineata dalla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista. Che siano avvocati, intellettuali, operatori sociali, persino poliziotti non allineati ai diktat meloniani. La tecnica è sempre quella: denigrazione pubblica, isolamento interno, minaccia, e azione violenta qualora le altre tre fasi non facciano effetto.
Come è possibile che tutto ciò avvenga? I fascistelli hanno sempre inquinato il tessuto democratico del nostro Paese. Oggi si sentono impuniti. Ma, soprattutto, tollerati da folte schiere di rassegnati e indifferenti. Quando non addirittura incoraggiati da mezzi di informazione apparentemente indipendenti, ma che, di fatto, fomentano le campagne legge e ordine e il risentimento contro chi vi si oppone. Oppure compresi da chi agita lo spettro eterno degli opposti estremismi, o che considera dei novelli Don Chisciotte coloro che non derogano dalla cornice dei diritti.
Da parte nostra, come Osservatorio, non vogliamo farci ascrivere a nessuna di queste schiere. Vogliamo osservare, monitorare, denunciare ogni tentativo di intimidazione di chi declina il carattere sacrosanto del dissenso e del conflitto. Vogliamo spezzare il cerchio infido dell’isolamento. E, se possibile, ribaltare la tendenza autoritaria che sta avvinghiando questo Paese ogni giorno di più.
Solidarietà a Mario Marcuz e ai suoi colleghi di studio.
Vincenzo Scalia su Osservatorio Repressione





