Sarà il caldo, quel caldo che smarrisce e crea disorientamento. Proprio quel caldo che per la gestione opaca dell’eterna politica di scambio, se non ricatto, tra affari e consenso è sempre stato un alleato stagionale di formidabile distrazione, stavolta è talmente forte che rischia di provocare l’effetto opposto. Anche a Livorno mai come adesso i temi del mutamento climatico e della conseguente difesa del verde e del suolo sono saliti al centro delle cronache e del confronto, anzi scontro politico.
Nel giro di pochi giorni l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Salvetti si è trovata sotto accusa per un piano di abbattimento di alberi in uno dei pochi viali urbani ancora ombreggiati (tentato alla chetichella, poi sospeso di fronte alla mobilitazione popolare), ma soprattutto per l’avanzare del programma di edificazione privata, ad opera di un imprenditore noto ai lavori pubblici comunali, Stefano Frangerini, di un nuovo blocco di quattro edifici di quattro piani ciascuno in quella che è considerata ormai, se non l’ultima, una delle ultime oasi naturali della città, meglio nota come <Orti Urbani>. Che il costruttore si è aggiudicato all’asta per circa un milione di euro in vertiginoso ribasso dopo una sequenza di sedute andate deserte.
Circa sei ettari di verde che negli ultimi decenni sono già costati il fallimento di almeno sei cooperative edilizie e che da quasi 15 anni sono diventati un simbolo di protezione e battaglia ambientale da parte di movimenti e attivisti. Un’occupazione abusiva che gli stessi comitati di lotta dichiarano per primi di voler abbandonare, ma solo a patto di un definitivo intervento dell’amministrazione comunale con il trasferimento degli indici e diritti edificatori su aree già urbanizzate della città. Magari pescando nello sconfinato patrimonio immobiliare che le varie amministrazioni comunali, compresa l’attuale, hanno abbandonato al più vergognoso degrado. Roba anche fronte mare o in luoghi di grande appeal immobiliare, peraltro in una città in costante calo demografico e che ha già migliaia di appartamenti disponibili sul mercato.
In difesa dell’area, il 5 settembre a Livorno si concentrerà un corteo nazionale, a cui stanno aderendo molte realtà civiche e ambientaliste. Anche il Consiglio Comunale avrebbe dovuto discuterne il 26 agosto, sessione poi rimandata al 3 settembre e poi nuovamente al 16. La motivazione ufficiale è un sopralluogo tecnico in sala consiliare, ma c’è chi dice che la vera ragione sia attendere l’esito del corteo del 5 settembre, che dovrebbe terminare proprio davanti al Palazzo Civico.
La vicenda sta terremotando anche la scena politica cittadina, soprattutto all’interno delle sedicenti liste ambientaliste e della stessa AVS (Alleanza
Verdi Sinistra) dove si assiste a un andirivieni di uscite di scena e rientri di storici militanti, mentre le scosse si fanno sentire nei già traballanti equilibri della maggioranza che sostiene il “civico” Salvetti.
Talmente <traballanti> che sorprende, anzi non sorprende per niente, meglio dire direttamente che irrita, il silenzio agghiacciante (sarà per difendersi dal caldo?) dell’amministrazione comunale di Livorno, e in particolare del sindaco e delle assessore all’urbanistica e all’ambiente, Silvia Viviani e Giovanna Cepparello, sul recente annuncio del presidente della Regione, Eugenio Giani, della nuova legge di difesa del territorio in chiave decisamente green: basta nuovo cemento, depavimentazione delle città a favore di verde e nuove alberature mature (valorizzando anche il contributo del vivaismo toscano), recupero del patrimonio immobiliare in abbandono con l’obiettivo di una vera rigenerazione urbana in grado di affrontare il mutamento climatico. Che ormai si è capito essere un tema discriminante di consenso elettorale.
Nel pieno di un risveglio civico intorno ai temi ambientali l’apparato di governo della comunicazione e della propaganda di Palazzo Civico, qui a Livorno, ha scelto la strada del silenzio più assordante. Rimanendo attiva solo per raccontarci per l’ennesima volta le mirabilia della “città che cambia”: in sette anni, a fronte di tanto nuovo cemento, una media di poche decine di arbusti all’anno piantati e già mezzi rinsecchiti. E quello sfinimento semantico caro all’architetta Viviani, la regina dei disegnini per noi cittadini ignoranti, leziosamente definiti masterplan, e della narrazione sognante senza riscontri sostanziali.
A parte uno: la chiusura della partita del nuovo ospedale, l’unico vero grande business pubblico di Livorno con la partecipazione finanziaria dell’Inail e con la progettazione affidata allo studio “Rossi Prodi” di Firenze. Gli stessi partner (cambia solo il soggetto finanziario, Cassa Depositi e Prestiti invece dell’Inail) del caso dell’ex ospedale Sangallo, inghiottito in una delle tante dinamiche speculative dell’overtourism, esploso nel capoluogo toscano che l’aveva già vista coinvolta proprio come professionista del medesimo studio. Ma queste, ovviamente, sono solo coincidenze.
E, a proposito di architette, la memoria risvegliata dalla battaglia degli Orti Urbani che ogni giorno raccoglie nuovi consensi trasversali, richiama alla mente la figura di una collega della Viviani, Anna Marson. Paesaggista di chiara fama fu la Marson a firmare da assessora regionale all’urbanistica nella prima giunta guidata dall’allora presidente Enrico Rossi (2010-2015) la vera prima legge di difesa ambientale della Toscana. Osò schierarsi contro le cave di marmo sulle Apuane, e contro le speculazioni cementizie insinuate ovunque. Le lobbies reagirono e, ovviamente, la Marson, a differenza della Viviani, sparì dai radar della politica.
Sono passati dodici anni da quella cacciata per mano del Pd. I tempi della complicità tra politica e affari invece no, non sono passati. Però, visto anche da qui, dalla battaglia civica degli Orti Urbani di Livorno, come in altri luoghi della Toscana e del Paese, dopo tanto tempo, di disillusioni, delusioni, sfinimento, disimpegno, la gente improvvisamente non sembra più la stessa. Esce di casa, ignora le casacche, supera pregiudizi e diffidenze, discute, protesta contro il potere, fa politica vera e si batte per il più prezioso dei beni comuni: l’ambiente in cui vive.
No, non può essere solo il caldo.





