Gli Ultimi Sei – Akinari Asakura

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Non poteva che essere un giapponese a scrivere di lavoro, un thriller che nasce da un contesto particolare: il lavoro appunto. Abbiamo tutto gli ingredienti di un tema del genere: il responsabile delle risorse umane ed il vecchio ed ormai raro concorso con l’ovvia conseguente selezione. Il concorso, ultima prova per poter entrare in un mondo del lavoro che potrebbe cambiare la vita. La sala riunioni, ma anche, perché no, la sala giochi in cui fare riunioni divertendosi; e poi la zona caffè.

La descrizione fatta da Asakura ci porta dentro una guerra senza armi letali, anche se di letale c’è ben altro. Tanti sono gli autori che si sono cimentati nel descrivere la filosofia “lavorativa” che vede il modello giapponese al centro: da Taiichi Ohno “Lo spirito Toyota” a Satoshi Kamata “TOYOTA la fabbrica della disperazione”. “Produzione snella”, “fabbrica integrata”, “qualità totale”, “lavoro di squadra”, “circoli di controllo della qualità” per portare i lavoratori verso gli ideali dell’azienda, lavoratori che facciano propri gli obiettivi aziendali: formule totem come modello di un sistema di produzione appetibile per il padronato che produce profitti grazie all’alienazione fisico-psichica, con ritmi e metodi produttivi a cui i lavoratori sono sottoposti. Strategie occupazionali e gestionali sono al centro del toyotismo e di questo libro.

Parlavamo, poco sopra, della selezione, perché da 5000 pretendenti-aspiranti che cercano di soddisfare le aspettative dell’azienda che vuole assumere, si passa a “gli ultimi sei”; de “gli ultimi sei” ne resta uno… sperando di essere il meno peggio. Il fulmine che si abbatte sui concorrenti è un metodo di selezione che è totalmente assurdo, un metodo che produce il “tutti contro tutti”, ma soprattutto ciò che diviene centrale è la denigrazione reciproca, costruita o vera che sia: l’aspirante che diviene il nemico da delegittimare e depotenziare; approfittare delle disgrazie altrui, una situazione di diffidenza reciproca sono la norma. La domanda che è posta al centro di queste pagine non può che essere: fino a dove si può arrivare per essere assunti? Ci troviamo di fronte ad un qualcosa di riconducibile ad un esperimento psicologico con sorprese e sensi di colpa.

Un libro, quello scritto da Asakura, che va al di là del thriller psicologico investigando sulla sussunzione del sapere operaio nei processi produttivi e della valorizzazione capitalista, dimostrando che la contraddizione capitale/lavoro non ha possibili equilibri, ma inconciliabili e differenti interessi; anzi, che le contraddizioni e le insoddisfazioni, accumulandosi, non possono che portare ad un’insanabile scontro.

Akinari Asakura, Gli ultimi sei, traduzione Federica Lippi. Feltrinelli, 2026, p. 272 euro 18,05

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Edoardo Todaro

E' tra i collaboratori con le sue recensioni di Carmilla Online, Giallo e Cucina, Osservatorio contro la repressione, La Città invisibile, oltra a svolgere la sua militanza in realtà autogestite (CPA, Firenze per la Palestina)

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