San Gallo non si arrende: un anno di lotta per la città

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Ex Ospedale San Gallo, il cantiere avanza, sprezzante e ingombrante, un mostro della speculazione che sta crescendo davanti alle nostre finestre ogni giorno più oscurate, cemento che prende forma e spazio, cercando di abituarci alla sua vista con la speranza che, nel suo quotidiano divenire, non ci si faccia più caso.

Per chi non lo sapesse, nel quadrilatero che si estende tra piazza della Libertà, via Cavour, via S. Anna e via San Gallo, fino ad alcuni anni fa era ancora attivo l’ospedale militare. Via San Gallo, continuazione dell’antico cardo romano verso Bologna, nasce prima del XIII secolo e i terreni intorno — per lo più proprietà di enti religiosi — erano costellati di conventi, chiese, oratori, ospedali e ospizi per pellegrini: da qui l’appellativo di “via Sacra”. Una zona che nei secoli è stata votata all’accoglienza e all’assistenza del prossimo. In epoca di trasformazione urbana, anche il concetto di accoglienza evidentemente cambia: così, da rifugio per poveri e bisognosi, l’area sta per diventare il Capella Resort, struttura ricettiva per turisti altospendenti. L’intero complesso (circa 16.000 mq, in piena zona UNESCO), acquistato da un fondo di investimento di Singapore, è destinato a diventare la cittadella dell’extralusso: hotel con piscina sul tetto, appartamenti, spa e ristoranti, con due nuove costruzioni in vetro e cemento alte oltre 20 metri che svettano sui tetti circostanti togliendo luce e aria alle palazzine vicine. Inutile dire che il comune cittadino, stante il rigido regolamento comunale, non può nemmeno allargare una finestra di pochi centimetri.

Quasi un anno è passato dalle prime azioni di sensibilizzazione e protesta contro questa imponente speculazione: presidio con i cubi neri a novembre 2025, incontri tra residenti, esposto a dicembre e, a febbraio 2026, la partecipata iniziativa dell’open day con l’apertura delle abitazioni affacciate sui lavori.

Quasi un anno è passato e ancora stiamo aspettando che la Sindaca venga a trovarci, sebbene l’abbiamo invitata più volte. Questo suo negarsi (nascondersi?), questa mancanza di ascolto non fa che acuire la sensazione di essere cittadini marginali, forse persino fastidiosi. Eppure la nostra sindaca non si risparmia: è sempre presente a ogni tipo di appuntamento, dalle occasioni più serie e istituzionali a quelle più popolari. Desideriamo solo che venga da noi al cantiere a spiegarci tutto il bello che non riusciamo a cogliere. La sua presenza sarebbe dovuta: in una città che lentamente sta morendo e vedendo i suoi residenti respinti, noi resistiamo cercando di fare da guardiani a una realtà che vuole ancora vivere e non si rassegna. Non ci vogliamo abituare al brutto e non accettiamo l’idea che tutto questo sia inevitabile.

Però non è facile: le energie e l’entusiasmo sono variabili incostanti e l’inerzia delle istituzioni rischia di prenderti per sfinimento.

A volte poi subentra la sensazione di essere presi in giro. È di pochi giorni fa la notizia di una trattativa in corso tra proprietà e Soprintendenza; niente di ufficiale, non ci sono atti pubblici ma solo articoli di giornale che informano di una singolare richiesta: fermare l’innalzamento di una delle due torri, quella più arretrata. Considerando che il progetto è stato approvato dal Comune e dalla stessa Soprintendenza, è lecito chiedersi il perché di questo ripensamento. Desta perplessità anche l’apertura della proprietà, che ha confermato l’esistenza di un cordiale dialogo. In tutto ciò, Palazzo Vecchio tace.

In questo caso molti ci hanno fatto le congratulazioni, nella convinzione che abbiamo portato a casa un successo. Ma anche ad ammettere — e non concedere — che sia così, la verità è un’altra: ci siamo talmente abituati a non ottenere nulla che oggi persino una briciola ci appare come una grande conquista. Ma è evidente che il problema non è l’ultimo piano, sono tutti quelli sotto: un piano in meno non cambia la sostanza e questi due mostri di cemento non dovrebbero proprio esistere. Rimane ferma la nostra richiesta del blocco immediato del cantiere.

E a darci ulteriore forza è una notizia di oggi: la svolta impressa dalla Procura della Repubblica di Firenze, che ha aperto un’indagine per presunto abuso edilizio, al momento senza indagati, a seguito di un esposto di Salviamo Firenze. Gli accertamenti riguardano sia l’iter autorizzativo sia la legittimità delle nuove costruzioni, la cui volumetria e altezza violerebbero le norme urbanistiche e i vincoli previsti per il centro storico. Un’indagine che rende ancora più necessario fare chiarezza su un intervento già approvato dal Comune e dalla Soprintendenza, mentre Palazzo Vecchio continua a tacere.

È la prova che mobilitarsi paga mentre rassegnarsi non porta mai a nulla. Questo traguardo ci dà la spinta per andare avanti: continueremo a invitare la Sindaca e a incontrarci, trovando occasioni di confronto che vadano oltre il quadrilatero di San Gallo per abbracciare le altre realtà a rischio del rione e della città, perché è chiaro che questo cantiere non offende solo chi ci abita davanti, ma tutti i fiorentini.

In quest’ottica rientra l’aperitivo sociale organizzato per il prossimo mercoledì 21 ottobre (ore 18:30 in via San Gallo, angolo via delle Mantellate): un’occasione per aggiornarci sulla situazione dei lavori e un momento sereno di comunità per fare il punto sulle prossime tappe, che coinvolgeranno molte realtà circostanti (dal Four Seasons a Sant’Orsola, da via Guelfa a Montedomini). Ricordando sempre che non tutto ciò che è lecito è legittimo e che niente è inevitabile.

 

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Nicoletta Del Greco

Nicoletta del Greco lavora presso l’Università degli Studi di Firenze. Nata e cresciuta a Firenze, risiede nella zona di San Gallo fin dagli anni '80. Tra gli ultimi cittadini che resistono risiedendo nel centro storico, con la campagna «Salviamo Firenze per viverci» è in prima linea nella mobilitazione cittadina contro la speculazione edilizia e la trasformazione dell'ex Ospedale Militare San Gallo.

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1 commento su “San Gallo non si arrende: un anno di lotta per la città”

  1. Roberto Renzoni

    ….. carissimi, sono con voi anche se non sto più a Firenze da ormai vent’anni causa cugini che mi hanno cacciato; ogni tanto vengo e vedo cose che non vorrei come continue trattorie e simili e migliaia di turisti americani che vengono a vedere per sapere come si fa a vedere chissà che cosa oltre sé stessi…..

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