Firenze Real Estate, le nuove frontiere della giunta Nardella

Una risposta

  1. marialaura ha detto:

    Una precisazione da me dovuta, sempre secondo la mia esperienza e le mie considerazioni, su Firenze. Firenze è da sempre una città che specula pesantemente su turisti, studenti, stranieri. Il ‘500 come un bel prosciutto e una scusa di superiorità (non verificata, anzi).Trovo che ‘la sinistra’, che qui ha governato ha solo cercato di gestire questo fenomeno mescolando ideologia sulle grandi questioni con ‘integrazione’ verso l’alto dei ceti impiegatizi e|o bottegai (come i fiorentini si autodefiniscono). Questo ha creato evidentemente molti non detti, molti problemi a livello sindacale e sociale. E la creazione- o mantenimento- di quei blocchi di potere che nelle città del mondo esistono insieme ad altro mentre qui costruiscono l’ossatura socio-economica e, con questa, l’abuso di dipendenza dal ed incidenza sul potere (locale). Ora accade che questa maglia economica politica e sociale preesistente abbia trovato il volano del renzismo per diventare manifesta, anche vista l’inesistente presenza di una sinistra colta e ‘inventiva’ ; anche visto il ciclico ritorno al provincialismo e all’individualismo non etico degli italiani. Questo evidentemente a livello nazionale. Dunque Firenze come una sorta di modello inefficace e ‘povero’ ma , tuttavia, al momento vincente. Resta sul campo una ‘sinistra radicale’ , nata dentro questi processi da società ‘immobile’ , che è spesso una presenza di ‘resistenti’ che spesso non ha parole o immaginario, se non per un ceto ‘universitario’. (purtroppo avulso nella sua totalità dalla vita cittadina). Ha tuttavia una radicalità ne porsi che permette nei suoi momenti più ‘estemporanei’ la costruzione di quel nuovo ‘sapere’ che a me attrae molto. Parlo del rispetto e della difesa del territorio, della sua configurazione, della sua ‘produttività’ contro l’industria agroalimentare. E mi piacerebbe che questi saperi si mettessero in relazione con quelli più ampi della società complessa degli umani e non dei commerci TTIP. Per potere finalmente parlare, se proprio è necessario, di Bello e non di bello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *