Regione Toscana: la faccia tosta di chiamarla partecipazione

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“Dalla precedente legge urbanistica, la legge 1 del 2005 la partecipazione non è più un esercizio di stile ma è parte attiva delle procedure già dall’avvio del procedimento. E questo ha un significato preciso: non si tratta solo di una questione culturale e di democrazia ma anche di legittimità. Se non si seguono i dettami della norma si rischia di produrre atti non validi”.

Uno dei punti cardine della legge regionale 65 del 2014 (Norme per il governo del territorio) è quello del coinvolgimento nei processi urbanistici di tutti i soggetti interessati al governo del territorio. Al Capo V, infatti, si stabilisce che la Regione promuove e sostiene l’informazione e la partecipazione (n.c.). Non si tratta di pura formalità, ma di un principio che la legge attiva in modo tale che i risultati di queste attività contribuiscano alla definizione dei contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica”

Così in un’intervista l’Assessore Vincenzo Ceccarelli, commentando il convegno del 26 maggio in cui il Garante all’informazione della Regione Toscana ha presentato il nuovo Regolamento sulla partecipazione del governo del territorio”. Purtroppo le affermazioni dell’Assessore suonano come l’ennesima controprova di una politica fatta solo di proclami, annunci, dichiarazioni, promesse contraddette puntualmente dai fatti. Nella fattispecie, né l’Assessore, né Aldo Ianniello, dirigente del settore Pianificazione del territorio che fa capo all’Assessore medesimo, sentono l’onere istituzionale di rispondere a una richiesta delle associazioni ambientaliste rivolta alla Regione Toscana già nel settembre del 2016 e più volte reiterata: quale sia la prassi seguita dalla Regione nel valutare i risultati delle Conferenze di copianificazione quando queste non provvedano al dimensionamento delle previsioni di nuovi insediamenti nel territorio extraurbano: è la “Domanda cui la Regione non risponde” pubblicata su eddyburg.

“La Regione promuove e sostiene l’informazione e la partecipazione” afferma Ceccarelli. Viene da pensare che la sua idea di promozione e sostegno consista nel rispondere alle domande gradite, magari concordate con il compiacente giornalismo locale, mentre a quelle vere, che vengono dai “cittadini, singoli o associati, nonché di altri soggetti interessati pubblici o privati” (sempre dall’intervista di Ceccarelli) si oppone il silenzio. Evidentemente, l’informazione e la partecipazione dei cittadini (singoli o associati) vale finché non compromette l’opacità e la discrezionalità dei processi decisionali, in questo caso nei rapporti tra Regioni e amministrazioni comunali.

Stando così le cose, la pur volenterosa Garante all’informazione e comunicazione della Regione Toscana che in nove mesi non è riuscita a ottenere uno straccio di risposta dai propri “superiori politici” dovrebbe coerentemente dimettersi; o, per lo meno, non spendere i soldi dei cittadini in inutili convegni.

*Paolo Baldeschi

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Paolo Baldeschi, docente di Urbanistica, opinionista di Eddyburg

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