Il voto referendario nel cuore dell’Impero: il caso Toscana

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Nel generale trionfo del NO su tutto il territorio nazionale, pochissime son state le eccezioni. La più evidente è quella toscana. Il NO vince lungo la costa: Grosseto, Livorno, Lucca e Massa-Carrara; il SI in tutta la Toscana interna, ossia nelle province di Pisa (di pochissimo), Siena, Arezzo, Firenze, Prato e Pistoia. La macchina del PD si è mostrata ancora solida: vince in tutti i comuni di Firenze e Prato. Si tratta del cuore del  potere renziano.

Comuni toscani CCW

L’arrivo al governo ha permesso di ampliare e cementare la rete clientelare immettendo e controllando nuove e ingenti risorse nel territorio. Una fitta rete che funziona attraverso la spartizione di incarichi dirigenziali in ruoli chiave e la gestione dei finanziamenti del governo.

Per capire l’influenza del partito renziano occorre rispolverare sia le modalità di ascesa di Renzi, sia le conseguenze del suo arrivo nella “stanza dei bottoni” a Palazzo Chigi.

L’ascesa di Renzi e la sua rete
La tessitura della rete inizia dall’elezione a presidente della provincia nel 2004, in quanto candidato del centrosinistra e segretario provinciale della Margherita, in una fase in cui questo partito si è aggiunto ai DS nella gestione del potere locale. Renzi ha già una decennale esperienza politica fra le fila dei moderati cattolici, può vantare contatti importanti con l’associazionismo e l’imprenditoria cattolica – tramite l’Agesci e il mondo di Comunione e Liberazione – mentre la sua azienda familiare di marketing si è occupata del servizio vendite de “la Nazione”, il quotidiano più letto a Firenze. Inizia in questo periodo a delinearsi il peculiare stile di governo di Renzi, basato sul dispiegamento di una rete personale di fiduciari in posizioni chiave e su un uso sapiente e spregiudicato dell’elemento comunicativo.

I posti dirigenziali, prima in provincia e poi in comune, sono assegnati attraverso veri e propri “contratti a chiamata”, che costano di più (a noi) ma assicurano (a Matteo Renzi), una fedeltà diretta alla sua persona. Nasce così uno dei pilastri della strategia renziana, l’agenzia Florence Multimedia, partecipata al 100% della provincia, ma vero e proprio “Servizio P” – dove P sta per “propaganda” – di Renzi, che trasforma continuamente la normale attività amministrativa e istituzionale in propaganda elettorale per il candidato unico. La strategia comunicativa di Florence Multimedia affonda le radici nella retorica neoliberale, facendo di Renzi e delle sue giunte un paladino dell’amministrazione efficiente, della rottamazione delle lungaggini amministrative e delle posizioni di rendita. Questa retorica anti-burocratica tende in realtà a celare una gestione privatistica della spesa e dei servizi pubblici, sottratta al controllo democratico e letteralmente invasa da cooperative e società per azioni, a discapito naturalmente delle condizioni dei lavoratori e della qualità del servizio dovuto agli utenti.

Si possono riportare diversi casi, alcuni dei quali abbiamo avuto il “piacere” di conoscere in passato. Per fare un esempio emblematico, risale agli anni della Giunta Comunale di Matteo Renzi (2009-2014) l’affidamento totale delle politiche sociali del Comune di Firenze alla ASP Montedomini, il cui presidente,  Luigi Paccosi, è stato presidente e vice presidente di molte cooperative sociali riconducibili alla Compagnia delle Opere, il potente braccio economico di Comunione e Liberazione (con cui Renzi ha avuto proficui rapporti nel periodo della sua ascesa). Con alcune di queste cooperative, la ASP Montedomini ha un rapporto di affidamento dei servizi, ad esempio con il Progetto Sant’Agostino, di cui proprio Paccosi è stato presidente. Egli è inoltre amico di Francesco Neri, presidente della Compagnia delle Opere in Toscana, e del consorzio nazionale ConOpera, che raggruppa le cooperative bianche particolarmente attive nel settore dell’infanzia. Nello stesso Consorzio opera non a caso Chiara Lanni, moglie dell’attuale sindaco di Firenze, Dario Nardella. Lo stesso sindaco che ha portato avanti la privatizzazione di parte delle scuole materne e degli asili nidi comunali.

Sempre in questi anni Renzi riesce a creare legami vastissimi, che travalicano i confini locali – geografici e politici – soprattutto con imprenditori nel settore del cemento e della finanza. Renzi si fa continuatore dei molti progetti previsti (non tutti portati a termine) sull’area fiorentina: ampliamento dell’aeroporto; costruzione della cittadella viola nell’area di castello (contro il vecchio progetto degli uffici della regione), ma poi abortito; il cinema Multiplex a Novoli, inizialmente gestito da Medusa, di Berlusconi; il parco della Musica alla cascine; Tramvia; Inceneritore; Tav; Scuola Marescialli.

In tutti questi progetti ritroviamo coinvolte una serie di grandi società, holding, banche e cooperative: Montepaschi, BTP (colosso edile fra anni ’80 e ’90, fino al suo fallimento), ENECOM, Unipol-Sai (fusione di Fondiaria Sai e Unipol, proprietaria dell’area di castello e di numerosi immobili), Coopsette e LegaCoop (che si aggiudicano la TAV). Inoltre, un serie di nomi fra cui primo Marco Carrai, che sedeva e siede in una serie notevole di posti chiave: presidente di Aeroporto di Firenze e di Firenze Parcheggi in quota Montepaschi, CDA di Ente Cassa (noto finanziatore di progetti sociali), Gabinetto Vieussex (importante istituzione culturale cittadina) Enecom società di ricerca su energie rinnovabili coinvolta nel progetto dell’inceneritore. Enecom, che effettua ricerche presso il “Lingotto”, sede Fiat, fa parte di Eneco spa, il cui presidente è Giorgio Moretti, presidente anche di Quadrifoglio, società che dovrà gestire il futuro inceneritore. Lo stesso Carrai mette Jacopo Mazzei a guida dell’Ente Cassa di Risparmio.

Renzi di questi interessi e di altri ancora (si pensi alla sfera del turismo, ai grandi albergatori e i negozi del centro, pedonalizzato e tirato a lucido), è l’indiscusso rappresentante politico.

Durante le primarie del 2012 – perse in tutta Italia ma vinte nella toscana centrale – il sindaco aspirante premier raccoglie finanziamenti consistenti, indice dei legami che va instaurando in tutto lo stivale e di cui si farà indefesso sostenitore: oltre 800.000 euro raccolti dalla fondazione Big Bang. Fra  i tanti nomi troviamo illustri finanzieri (Davide Serra dona 100.00 euro) imprenditori (Ghisolfi donò altri 100.000) e amministratori delegati (Paolo Fresco, ex ad Fiat e membro di General Electric 25.00 euro).

Infine nel 2013 Renzi vince le primarie per la segreteria del PD. In tal modo si ritrova alla guida del più grande partito nazionale, che eredita la struttura militante del vecchio PCI, sovrapponendola alla sua rete di potere personale. Rete militante e politica ben radicata in questo territorio e che comprende militanti e strutture para-partitiche, che sono vere e proprie istituzioni, come Arci, Coop e Sindacato. Renzi in Toscana, premiando chi lo ha sostenuto nella sua ascesa interna al PD, è riuscito a farsi padrone assoluto del partito.

Altrove però –  spesso proprio da ambienti del sindacalismo e dell’associazionismo, capaci di influenzare ancora consistenti sacche di elettorato, oltre che dalle altre anime del partito – giungono profonde critiche e anche accuse pesanti, tali che ad oggi non è escludibile una spaccatura interna.

Nonostante ciò nel 2014, senza passare attraverso la legittimazione popolare e grazie all’endorsement di Giorgio Napolitano, Renzi in quanto segretario del PD diventa Presidente del Consiglio.

Governo Renzi e gestione del territorio
Un dato fresco che ci dà l’idea della geografia del potere del Governo Renzi emerge dall’elargizione dei finanziamenti del governo ai comuni, ridefiniti da Renzi “Patti”, ma in realtà calati dall’alto a sua discrezione. Questa discrezionalità è ancor più allarmante se si pensa alla situazione strutturale in cui versano gli enti locali: blocco delle assunzioni, riduzione del personale e stretta finanziaria degli ultimi anni.

Complessivamente, i comuni hanno visto una riduzione di risorse ordinarie impressionante, vale a dire un taglio di 9.043 milioni di euro dal 2011 al 20151,  mentre “il personale in servizio delle amministrazioni comunali italiane si è ridotto, nel periodo 2007-2014, di 63.000 unità passando da 8 dipendenti per 1.000 abitanti a 6,8 dipendenti per 1.000 abitanti”.

Il governo Renzi, nonostante l’enfasi sul rapporto con i Sindaci, non ha né aumentato i trasferimenti ordinari, né l’autonomia tributaria che ha ulteriormente compresso con il blocco delle aliquote e l’abolizione dell’Imu prima casa.
Al contrario, ha optato per la “contrattazione” delle risorse attraverso i Patti: oltre una decina da aprile a dicembre 2016, ben sbandierati come propaganda di governo. Questi patti in realtà sembrerebbero conferme di finanziamenti già previsti ed approvati per altre vie, cioè non sono niente di nuovo, ma servono in campagna referendaria e danno un’indicazione della distribuzione dei fondi stanziati.

È cosi che il Patto per Firenze, firmato giusto il 5 Novembre, prevede fondi per 2 miliardi e 200 milioni. Cifra davvero notevole, in particolare se confrontata con altre città: a Milano, in Settembre, vanno 2 miliardi, a Napoli appena 308 milioni, a Palermo 770 milioni, a Bari 230 milioni e il Patto per Puglia prevede poco più di 2 milioni per l’intera regione. Poi ci sono Torino e Roma, a guida 5stelle. Per Roma non è stato previsto nessun patto, mentre per Torino è stato solo delineato ma non firmato. Lo squilibrio è evidente: Firenze complessivamente prende più soldi di tutte le città, anche di città molto più grandi e complesse.

Una fetta consistente di questi soldi va alle grandi opere, e quindi nelle mani di grossi soggetti economici: 44 mln per le tramvie, 15 mln per la strada regionale 429, 5 mln per la ciclabile Firenze-Prato, 4 mln per la videosorveglianza, 13.5 mln per il nuovo museo del calcio in centro, alla scuola vanno 12 mln, altri 15 mln agli impianti sportivi della nuova scuola marescialli. Riconfermati gli investimenti per 50 mln sulla seconda pista per l’aeroporto e quelli sull’inceneritore.

Un altro dato che contribuisce alla comprensione delle geografia del potere renziano è rappresentato dai fondi distribuiti dal governo ai progetti per le periferie: ad esser finanziati saranno 24 progetti per 500 milioni di euro. Al primo posto Bari, guidata da Decaro, presidente dell’Associazione Nazionale Comune Italiani (ANCI) voluto da Renzi. A livello regionale la Toscana è terza, sotto Lombardia e Puglia ma sopra a regioni come Campania, Lazio, Sicilia e Sardegna. La distribuzione delle risorse qui riflette in modo lampante la mappa di potere del PD.

REGIONE MILIONI DI EURO
Lombardia 93
Puglia 75
Toscana 60
Emilia Romagna 57
Campania 53
Lazio 36
Sardegna 35
Liguria 18
Marche 18
Sicilia 18
Piemonte 17
Veneto 17

 

Il Referendum del 4 dicembre. Segnali di controtendenza
Semplice propaganda? Non crediamo. Ci sembra un chiara geografia delle basi del potere renziano e del consenso che riesce a raccogliere. C’è tutta una rete fiduciaria da alimentare, che chiede denaro e ricambia in voti.
A questo punto, ci sembra di poter dire che il la vittoria del SI nell’area fiorentina, ossia quella di maggior consenso del partito renziano, fosse abbastanza scontata. Ma questo consenso non va sopravvalutato, perché è il risultato di quella macchina clientelare che abbiamo visto e della ricchezza drenata su Firenze e le zone limitrofe.

Nonostante ciò, infatti, il voto ha svelato alcune dinamiche interessanti anche a Firenze, che riteniamo siano piccoli segnali e tendenze da non sottovalutare. La grande attivazione, espressa a livello nazionale, mostra come ci sia ancora voglia, nel popolo, nella classe, di esprimersi e partecipare, nonostante gli ultimi anni non siano stati certo incoraggianti e facili dal punto vista economico e politico. È stato un voto popolare e di opposizione, la grande affluenza infatti è andata a netto favore del no in tutta Italia. Il NO vince al sud, nelle periferie, fra i lavoratori e i disoccupati, fra i precari e i giovani; vince fra i delusi degli ultimi anni, quelli che non andavano più a votare e fra un popolo della sinistra un po’ smarrito e vince fra chi in questi anni è stato protagonista delle lotte sociali.
Le stesse dinamiche che rivediamo anche a Firenze , la grande partecipazione va in maggior parte al No. Come dimostrano le analisi, realizzate in molte città, la quota significativa di astenuti alle politiche 2013 ha scelto di votare NO all’appuntamento referendario.

E’un NO espressione di un opposizione maturata fra quei settori che in questi anni sono stati più colpiti dalle politiche del PD e dalle giunte renziane. Lavoratori del settore pubblico, degli appalti e delle ex-municipalizzate. Esperienze e lotte per il diritto all’istruzione, allo studio o alla salute e all’ambiente, contro la devastazione ambientale e la cementificazione.

Una reale opposizione può nascere solo dalla capacità di rappresentare su un piano politico generale gli interessi di cui questi settori, cioè i nostri settori, sono portatori. Questo non significa un opportunistico appiattimento sul piano elettorale, esercizio inutile se non sostanziato da un reale rapporto di forza e radicamento nella classe.  Al contrario rappresentare in concreto vuol dire da un lato supportare con ogni mezzo le lotte e le esigenze reali della classe, dall’altro dotarsi di strumenti comunicativi adeguati, capaci di raccontare, “pubblicizzare”, le lotte nel “cuore dell’impero” e di farsi portatore di quegli  interessi di classe in una prospettiva nazionale e generale.

*Clash City Workers

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1 commento su “Il voto referendario nel cuore dell’Impero: il caso Toscana”

  1. gianpaolo e arma1ndo todesco

    Non sapevo tutte queste cose dette in maniera esplicita con nome e cognome ma fa piacere leggerle e rtovare un aconferma delle percezioni del malgoverno che da un personaggio di questo genere era diretto .Noto che nessuno del pd nazionale ne ha fatto cenno .Che siano tutti diventati ciechi di narrazione sociologica per il potere? Ma pederche’ non parlare di Mattioli e di come ha gestito i soldi quando era ministro dell’ambiente?Perche’ non si parla di sala di Milano che eletto dal csinistra ha mandato a fanculo la cgil di milano ?due esempi ma il processo e’ di tipo americano e sono convinto che ormai la storia c’e’e e si continuera’ con altri esempi anche bel nord ,I voti contano e si possono compare !

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