Facciamo Rete – Dopo la lotta Dada

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Dopo l’esito della lotta che ha visto protagonisti i lavoratori di Dada, la sua Rsu, il funzionario e l’organizzazione sindacale che si sono spesi affinché quella vertenza travalicasse i confini dell’azienda e divenisse patrimonio della collettività di questa città, abbiamo ritenuto che quell’esperienza potesse e dovesse essere l’inizio di un laboratorio e non la fine di una stagione di lotta.

Siamo un gruppo di attivisti, Rsu, Rsa, Rls, tesserati sindacali e semplici lavoratori che casualmente si è incontrato e ritrovato nelle vicende che, loro malgrado, hanno travolto quell’eterogeneo magma di popolo che subisce quel sistema in cui il profitto viene marginato sul futuro degli individui e non sulle scelte lungimiranti delle aziende. Da questa esperienza è scaturito un modo innovativo di concepire i rapporti di forza, da troppi anni ormai squilibrati a sfavore dei lavoratori ma soprattutto è venuta fuori una narrazione diversa del conflitto in cui il lavoro, declinato in tutte le sue forme, torna al centro del dibattito.

Assemblee come quella del 7 maggio presso il Comitato Territoriale dell’Arci in Piazza dei Ciompi, crediamo possa essere l’inizio di un percorso di dialogo che veda soggetti diversi: lavoratori, sindacati e istituzioni, impegnati nell’elaborazione di una nuova filosofia politica capace d’interpretare l’oggi e al contempo avere una visione più ampia sul futuro del lavoro e non solo. Qualcuno in quell’assise ha parlato appunto di “laboratorio permanente” piuttosto che di “coordinamento”, non sappiamo quale possa essere la formula più congeniale purtuttavia riteniamo di una certa utilità indubbiamente non spezzare quel filo del dialogo intrecciato in quel consesso.

Tutto ciò appare ancor più urgente all’indomani della sottoscrizione di quel ” Patto per Firenze” in cui i soggetti che hanno permesso ai firmatari di “avere tanto da Firenze”, ovvero i lavoratori, sono completamente assenti. Una latitanza incomprensibile innanzitutto da parte di coloro che auspicano quel dialogo che abbia come obiettivo rivalorizzare la città in termini di accoglienza, dimensione umana, attenzione ai valori quali bellezza, socialità e qualità. Elementi condivisibili nella misura in cui possano vedere protagonisti i lavoratori e le loro rappresentanze.

Crediamo che non si possa immaginare sicurezza e sviluppo di un territorio se il paradigma del lavoro che immaginiamo sia quello che coinvolge la moltitudine di noi: precario, senza diritti, senza tutele e senza formazione permanente.

Dunque sulla falsariga di quanto già esperito il 7 maggio invitiamo tutti ad un dibattito pubblico in cui la parola confronto, mai così desueta, diventa la protagonista assoluta.

*RSU Dada

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