Mondeggi, l’appello delle associazioni per mantenere la fattoria senza padroni

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Con il presente documento le associazioni e cooperative del territorio di Bagno a Ripoli e di Firenze, operanti nel terzo settore, intendono manifestare la loro contrarietà all’alienazione della Fattoria di Mondeggi.

Questo perchè – sebbene da circa cinque anni si sia creata una comunità di persone che la sta custodendo e la stia facendo rivivere da un punto di vista agricolo e sociale – la pubblica amministrazione continua a perseguire la strada dell’alienazione, ignorando ciò che sta succedendo in quelle terre ed evitando un confronto serio teso a dare spazio a quel progetto nato dal basso, che ha mobilitato tanta energia sociale e solidale.

Riteniamo invece che una tale esperienza debba essere quanto meno ascoltata, non solo per ciò che fa ma anche per come si è costituita. Infatti, dal 2014, per opporsi alla vendita si è attivata a Mondeggi una comunità inclusiva di persone che presidia, custodisce e mantiene gli immobili e le terre.

Questa comunità, che si organizza in forma assembleare e utilizza il processo decisionale condiviso, ha mostrato caratteri positivi ed innovativi, sotto vari punti di vista che vanno da quello prettamente agricolo a quello sociale e pedagogico:

  • la collaborazione con diversi dipartimenti delle università italiane e straniere (Firenze, Reggio Emilia, Roma, Cagliari, Siena, Trento, Oxford, Barcellona, ecc.) per progetti di ricerca, tesi di laurea e momenti formativi condotti da vari docenti universitari;
  • l’organizzazione di seminari di approfondimento, convegni tecnici e conferenze che hanno visto la presenza di personalità di alto profilo nazionale e internazionale, su conoscenze e tecniche agroecologiche e tematiche di attuale rilevanza;
  • il progressivo affermarsi della fattoria come interfaccia tra mondo urbano e rurale che ha innescato un continuo libero scambio di saperi e competenze, al cui interno si inserisce la Scuola Contadina, in cui professori, agronomi, esperti e contadini tengono lezioni e laboratori gratuiti;
  • il coinvolgimento in campo educativo con numerose classi delle scuole elementari e medie in visita alla fattoria per partecipare a percorsi formativi di didattica attiva;
  • il ruolo cruciale della fattoria nella promozione di relazioni ricreative, conviviali e sociali che costituiscono la base indispensabile di una identità condivisa e la premessa per il rafforzarsi di dinamiche di mutuo aiuto, cooperazione e condivisione che sono necessarie per il neo-radicamento di comunità contadine;
  • la sperimentazione di forme di democrazia diretta attraverso l’adozione della decisione consensuale basata su principi di apertura, inclusività e condivisione che hanno condotto a documenti molto elaborati;
  • il recupero e la rivitalizzazione progressiva dei terreni dell’azienda, con coltivazioni di seminativi, di alberi da frutto, di ortaggi, piante aromatiche e zafferano, la gestione di olivi e vigne, l’apicoltura, il vivaio, le produzioni erboristiche, la panificazione e la birrificazione, mediante la rivisitazione in senso agroecologico del modello agricolo tradizionale;
  • la realizzazione di interventi di manutenzione autogestita per una gestione condivisa del patrimonio abitativo;
  • il coinvolgimento di più di duecento persone del territorio nella custodia del bene comune, con progetti di autogestione di parte dell’oliveta e degli orti condivisi (progetto Mo.T.A.)

In questi anni di custodia, di lavoro e di assemblee la comunità si è consolidata e ha preso coscienza di sé. Sulla scia delle positive esperienze di Napoli (ex Asilo Filangieri) e Palermo (Complesso di Montevergini), che hanno visto riconoscere dall’Ente Pubblico il loro percorso di gestione condivisa di un bene comune, è stata redatta una “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune”, con cui si costituisce la Comunità di Mondeggi quale soggetto collettivo in grado di custodire e far vivere Mondeggi come un bene comune aperto a tutti, attraverso una serie di regole chiare e condivise.

La gestione di Mondeggi come Bene Comune in buona sostanza costituisce una cogestione (o amministrazione condivisa) del bene in questione da parte dell’ente gestore (o proprietario) e di tutta la serie di soggetti di varia tipologie ed estrazione che attualmente costituiscono la comunità diffusa di Mondeggi.

Tale cogestione si materializza attraverso l’applicazione di un articolato comportamentale che costituisce la “Dichiarazione di uso civico” del bene in oggetto e nei quali contenuti sia l’ente gestore che la comunità diffusa si riconosce. Una tale modalità ha come cardine essenziale la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti, che diviene così un principio essenziale e basilare di tutto il progetto, nonché la sua continua verifica all’aderenza dei principi fondanti.

Riteniamo che Mondeggi rappresenti un esperimento riuscito di gestione di un bene secondo logiche comunitarie, contro l’individualismo dilagante e al posto dell’onnipresente gerarchia, che con il tempo sta assumendo un’importante utilità sociale per il territorio

Ravvisiamo pertanto una forte similitudine di intenti tra le attività che si svolgono a Mondeggi e quelle che quotidianamente svolgiamo nell’ambito delle nostre realtà, pertanto riteniamo naturale immaginare una progettualità futura proprio a Mondeggi, divenendo così membri attivi della Comunità di Mondeggi e con l’intento di raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. rispondere a necessità oggettive che altrove non riusciamo a soddisfare per portare avanti i nostri progetti;
  2. ampliare il “Progetto Mondeggi” con attività e progetti afferenti al mondo dell’Impresa Sociale e del Terzo Settore;
  3. ampliare la valenza sociale dell’intero progetto, tra l’altro già auspicata nell’originaria Carta dei Principi e degli Intenti.

Qualora si riuscisse a trovare il percorso per poter adire ad un riconoscimento da parte delle istituzioni, i nostri progetti verranno sottoposti all’attenzione dell’Assemblea Plenaria (in quanto unico organo decisore all’interno della comunità) e – ottenuto il parere favorevole – potremo dare loro attuazione in sinergia con le altre Associazioni e con la comunità tutta.

Ogni associazione sarà responsabile unicamente delle attività che conduce attraverso la stipula di un “Protocollo di Responsabilità Diffusa”, andando a creare un “sistema misto” al cui interno all’ente gestore (istituzioni) sarebbero demandate solo le responsabilità proprie, senza accollarsi rischi e conseguenze per attività svolte da altri.

 

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