Contro i bombardamenti in Siria

Il bombardamento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Israele sulla Siria è un atto illegittimo e irresponsabile, che può innescare una recrudescenza del conflitto mediorientale dalle conseguenze imprevedibili, con il rischio di un confronto diretto tra paesi dotati di armi nucleari. L’alibi delle armi chimiche per giustificare questi atti di guerra ha tutto l’aspetto di una bufala cui ci vogliono abituare i servizi segreti dei vari paesi: l’attacco è stato sferrato prima che gli oservatori dell’OPAC potessero verificare l’uso di armi chimiche. Gli Stati Uniti difendono in realtà i propri interessi ma soprattutto quelli dei loro alleati, Arabia Saudita e Israele, per le quali Francia e Gran Bretagna sono fra i primi fornitori di armi. Nessuna idignazione per l’invasione del territorio curdo e il massacro della popolazione ad opera della Turchia, nel silenzio complice degli Stati Uniti e dell’Europa e la diretta responsabilità della Russia. Tutte queste potenze militari hanno fatto della Siria il campo di battaglia per i loro interessi economici e geopolitici, e giocano ora con il futuro di noi tutti.

L’Italia è parte del gioco. Produce ed esporta armi verso Arabia Saudita, Emirati Arabi, Turchia, Egitto, Israele e la nostra industria bellica, Leonardo in prima fila, vanta affari d’oro con paesi in guerra. Sul nostro territorio ospitiamo numerose basi americane e come membro della NATO il nostro paese è impegnato a fornire supporto logistico e militare agli alleati, in primis Stati Uniti. Oggi il nostro governo assicura tale supporto agli Stati Uniti e ci assicura che nessuna azione di attacco è partita dalle basi italiane, confermando una posizione di sudditanza e di ambiguità. La NATO è un’alleanza offensiva e di attacco: l’Italia è corresponsabile di tutte le azioni militari dei suoi alleati, che sono di fatto atti di guerra nei confronti di paesi stranieri e in quanto tali contrari al nostro preciso dettato costituzionale e palese violazione della legalità internazionale

CONDANNIAMO I BOMBARDAMENTI DI USA GRAN BRETAGNA, FRANCIA E ISRAELE SULLA SIRIA

CONDANNIAMO LE GUERRE CHE LE POTENZE MONDIALI GIOCANO SULLA TESTA DEI POPOLI

DICIAMO BASTA AI MERCANTI DI ARMI CHE SEMINANO MORTE NEL MONDO

CHIEDIAMO CHE IL PARLAMENTO ITALIANO ASSUMA CON CHIAREZZA LE SUE RESPONSABILITA’ DI FRONTE A TUTTE LE AZIONI DI GUERRA CONDOTTE DA PAESI MEMBRI DELLA NATO

SOSTENIAMO LA RESISTENZA DEI POPOLI CURDO E PALESTINESE CONTRO L’OPPRESSIONE MILITARE
 
 
CPA Firenze Sud, Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – Campi Bisenzio, Collettivo Politico Scienze Politiche, PerUnaltracittà Firenze, Comitato Fiorentino Fermiamo la Guerra – Potere al Popolo Firenze, Partito Comunista Toscana, UnaCittàinComune, Assemblea Beni Comuni/Diritti, L’Altra Europa FI, Statunitensi contro la guerra (fi), Rete 1°Marzo, Sinistra Italiana Firenze



In difesa di Mondeggi, fattoria senza padroni

Sabato 28 aprile manifestazione per le strade di Firenze in difesa di Mondeggi, dove dal 27 al 29 aprile si terrà la tre giorni di Genuino Clandestino. Appuntamento alle ore 17,30 in Piazza San Marco. Per costruire un futuro fertile sosteniamo le (R)esistenze contadine e cittadine difendendole dalle privatizzazioni, dall’avvelenamento e dalle devastazioni. Contro la svendita dei beni comuni, per l’autodeterminazione dei territori attraverso esperienze di vita agroecologiche.

Assemblea nazionale di Genuino Clandestino
Il 27, 28 e 29 Aprile 2018 a Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni

Siamo reti territoriali di contadini/e, artigiani/e, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici delle comunità rurali e cittadine, cuochi, attivisti politici, persone e famiglie che fanno la spesa nei mercati clandestini.

Genuino Clandestino nasce nel 2010 come una campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ingiuste che, equiparando i cibi contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li ha resi fuorilegge.
Per questo rivendichiamo la libera trasformazione dei cibi contadini, restituendo un diritto espropriato dal sistema neoliberista. Rivendichiamo questo diritto in modo partecipato e diretto, vendendo i nostri prodotti genuini clandestini in mercati cittadini autorganizzati in tutta Italia.

Ora questa campagna si è trasformata in una rete di comunità in divenire che propone alternative concrete al sistema vigente attraverso diverse azioni: pratica e diffusione di agricolture contadine che tutelano la salute della terra, dell’ambiente e degli esseri viventi; costruzione di comunità territoriali; garanzia partecipata e trasparenza nella realizzazione e distribuzione del cibo; percorsi di accesso alla terra che rivendichino la terra “bene comune” come diritto a coltivare e produrre cibo. Quest’ultimo punto in particolare sarà al centro di questa edizione dell’assemblea nazionale, che vorrà difendere in modo forte l’esperienza di Mondeggi, un terreno di proprietà pubblica abbandonato e ora, da circa 4 anni, recuperato e fatto vivere dalla comunità.

Siamo determinati a difendere Mondeggi come Bene Comune, contro la proposta di svendita dell’amministrazione pubblica. Lo faremo anche con un corteo che attraverserà la città di Firenze la sera del 28 Aprile.

All’interno di questa tre giorni vorremmo avere l’occasione di confrontarci anche con realtà di lotta contadine provenienti da altri paesi e altre esperienze, costruendo tavoli di lavoro e momenti di presentazione e discussione.

Con questo invito ci rivolgiamo ai contadini e alle contadine in lotta nel mondo che praticano l’agroecologia, che si battono per l’accesso alla terra e la sua difesa dallo sfruttamento, per la salvaguardia della biodiversità e per la costruzione di comunità solidali.
Siamo convinti/e che per i movimenti contadini ed ecologisti sia fondamentale creare legami transnazionali per costruire insieme una prospettiva globale di lotta.

Per informazioni e per comunicarci la vostra adesione potete scriverci a:
crclaronze@autistici.org

Comunità di Resistenza Contadina Jerome Laronze
Mondeggi Bene Comune
Genuino Clandestino




La Stazione come Trump

Prima hanno riempito il posto di divise.

Poi hanno alzato muri e palizzate.

Infine hanno privatizzato e spettacolarizzato tutto quanto.

Se è vero che non comandano più i politici ma le compagnie, Trump è una compagnia, ma anche le Stazioni lo sono e si comportano esattamente come lui.

Sappiamo che il miliardario populista non si scomporrà per le nostre parole ammesso che gli arrivino da un consolato, mentre se ne risentiranno le Grandi Stazioni: l’Italia è sempre stato il terreno di caccia di quelli che si credono i migliori solo perché non sono i peggiori, da Bruto a Badoglio.

Prima hanno schierato divise di ogni sorta a difesa di non si sa quali interessi, poi hanno cacciato i questuanti, i passanti e insomma tutti quelli che non li facevano guadagnare abbastanza con transenne, reti metalliche, tornelli.

Nel frattempo cancellavano servizi e sale sostituendoli con club riservati e riservatissimi.

Sciupavano alcuni gioielli dell’architettura italiana con tendoni e dehors inguardabili, infine hanno chiuso tutto e ci hanno organizzato le loro feste.

Proprio così, stasera non si entra in stazione, c’è il ballo!

Occorre l’invito e quello è riservato, se proprio ci tieni a guardare in faccia chi si è preso tutto lasciandoti niente chiedi a Trump, lui può fartelo avere.

*Marco Donati e Massimo De Micco




Firenze. Il turismo consuma il diritto alla casa

Nella Firenze intramuros decenni di politiche mercantilistiche e di vuoto pianificatorio hanno cambiato la natura antropologica della residenza. Vediamo da vicino, dati alla mano, la residenza mutante e i suoi influssi nefasti sulla questione dell’abitare e del diritto alla casa.

Tra 2001 e 2011 i residenti entro le mura sono aumentati dell’11%. Dei 38.703 residenti entro la cerchia dei viali, censiti nel 2011, molti sono giovani e single (è mononucleare il 56,8% delle famiglie), risiedono in case piccole, il loro tasso di disoccupazione è del 6,5% (fonte: Ancsa-Cresme[1]).

Il calo degli iscritti nelle liste elettorali sta però a dimostrare che, dagli anni ’90, i residenti di cittadinanza italiana sono stati progressivamente sostituiti da cittadini stranieri, non solo a basso reddito, che pur ci sono: nel 2017, gli stranieri costituiscono il 22,3% della popolazione del centro storico[2]. Residenti esteri e city users – “fruitori” o “utenti” – non sempre investono nell’abitare di lungo periodo in città: dotati di mezzi economici, essi determinano mutamenti nell’assetto urbano; tuttavia, privi del diritto di voto, hanno scarsa incidenza politica. È la popolazione ideale per governare senza problemi.

A Firenze, città storicamente afflitta da sottoccupazione[3], la spinta economica proviene dalla “fabbrica del turismo”, monocoltura che estrae profitto da un patrimonio culturale che non è in grado di riprodurre. E che anzi consuma: sono oltre 10 milioni le presenze turistiche in città nel 2017.

Dieci milioni di presenze hanno peso notevole nel mercato immobiliare. L’affitto turistico in civile abitazione è salito vertiginosamente: 1.800.000 le presenze in B&B nell’anno passato; si stima una crescita media annua dell’8,5% dal 2000[4].

Nel ciclo di incontri “La fabbrica del turismo”, Stefano Picascia (Ladest-Università di Siena) ha fornito dati significativi: a febbraio 2016 gli “appartamenti interi” offerti su Airbnb raggiungono il 17,9% del totale delle unità immobiliari del centro città, 4.192 unità sulle 23.434 censite nel 2011. È una percentuale molto ­– troppo – alta, che fa dubitare dell’effettiva residenzialità registrata dai dati censuari. Il centro di Firenze è infatti, tra i 109 capoluoghi italiani, quello con il minor numero di case “vuote o abitate da non residenti”: il 7,5% del totale (Ancsa-Cresme), molte case in meno del 17,9% posto su Airbnb. Questa incongruenza non preoccupa il Comune che, a corto di liquidità, preferisce introdurre come misura antievasione una tassa di tre euro a notte sulla prenotazione: Airbnb accetta di gestire la riscossione delle imposte, e versarle ogni 15 del mese successivo nelle casse del Comune. 6-7 milioni l’anno, un affare nell’affare.

Da una recente indagine di Tecnocasa[5] sappiamo che a Firenze il 93,8% degli acquisti immobiliari entro le mura ha finalità di investimento: il mercato è orientato nettamente sulle case-vacanza ossia su case sottratte agli abitanti. L’alloggio “mordi e fuggi” divora il diritto alla casa. 

L’affitto a breve termine è infatti molto più sicuro dei contratti quadriennali, esposti al rischio di morosità. Persino gli studenti – tradizionale cespite della rendita cittadina – hanno difficoltà a trovar casa in centro. Sopravvivono nella città storica residuali rioni in cui ancora trovano alloggio le classi a basso reddito, il bracciantato del turismo: il sovraffollamento di via Palazzuolo o via Panicale – marginalizzate e in preda all’incuria – è sicuro prodromo alla nuova riqualificazione speculativa. La depressione che precede l’onda.

La città intramuros cambia velocemente volto, lo abbiamo denunciato molte volte da queste pagine. Se le classi subalterne sono espulse dai quartieri centrali, è l’intera cittadinanza ad essere spossessata dei luoghi rappresentativi. In tempi di austerità, la pratica mercatoria sullo spazio pubblico è il mezzo per appianare i bilanci: piazze, ponti e musei sono ridotti a fondali per eventi pseudo-culturali, o commerciali tout court. Piazza del Duomo e della Signoria sono, oggi, recinti per turisti.

Inoltre, annose politiche di decentramento hanno dislocato funzioni vitali, al di fuori di un progetto organico. I “contenitori storici dismessi” sono passati direttamente nei Piani delle Alienazioni: prelibati bocconi per investitori che trasformano caserme in hotel di lusso o il Teatro Comunale in appartamenti «stile Fifth Avenue».

In nome della “rigenerazione”, infine, i piani urbanistici hanno reso buon servigio all’incalzante mutazione. E sono essi stessi trasmutati in strumenti di degenerazione urbana. Il 16 aprile scorso, il Consiglio Comunale ha adottato una scellerata Variante al Regolamento urbanistico. La Variante, che inserisce la “ristrutturazione edilizia” come categoria di intervento sugli edifici storici, legittimando speculazioni bloccate dal sistema giudiziario, rappresenta l’estrema torsione amministrativa. Un regalo ai parassiti della rendita, e, insieme, un atto di selezione sociale.

*Ilaria Agostini

Note al testo

[1] Ancsa-Cresme, Centri storici e futuro del paese, 2018.

[2] Fonte: Servizio Statistica del Comune di Firenze.

[3] Cfr. Federico Paolini, Firenze 1946-2005. Una storia urbana e ambientale, Franco Angeli, Milano, 2014.

[4] Fonte: Centro Studi Turistici Firenze.

[5] Tecnocasa Group News, Investire nel mattone? Sì ma dove?, 4 aprile 2018.




Giù le mani dalla Piana! Giù le mani dagli attivisti e dalle attiviste NoInc NoAero!

Negli ultimi giorni sei militanti dell’assemblea del presidio contro le grandi opere nocive si sono visti recapitare una denuncia per violenza privata e riunione pubblica non autorizzata. Le denunce fanno riferimento ai fatti dell’estate 2017: in quel periodo infatti gli abitanti della Piana e gli attivisti, grazie ad un attento monitoraggio e a una assidua presenza sul territorio si erano accorti che nel più totale silenzio erano iniziati i lavori preliminari per la nuova pista dell’aeroporto di Peretola. Fu dunque immediata la decisione di provare a difendere quei luoghi e bloccare simbolicamente le trivelle, azioni che furono possibili solo grazie alla grande partecipazione e presenza di tanti e tante tra attivisti, abitanti e solidali.

Le accuse mosse sono tanto pretestuose da sfiorare il ridicolo; sarebbe “violenza” sedersi sulla benna di un escavatore e non volersi spostare? Ma siamo consapevoli del clima repressivo in cui si collocano. Stiamo assistendo al violento sgombero della ZAD in Francia, ai pestaggi di polizia sui NoTAP in Salento, ai continui processi in Val di Susa e, in generale, alla repressione contro tutte quelle comunità che si autorganizzano per resistere.

Un clima repressivo a cui si ascrivono anche il sequestro del presidio NoInc-NoAero e i tre procedimenti penali per la violazione dei sigilli, avviati in estate, in riferimento ad una partecipatissima iniziativa svoltasi in primavera al presidio stesso, iniziativa che aveva visto la partecipazione eterogenea di tanti comitati. Questi atti, che mirano chiaramente a limitare la grande partecipazione popolare, saranno respinti proprio dalla determinazione e dal coinvolgimento di tutti anche nella difesa dei compagni.

Ciò che vogliamo dire è che non accettiamo lezioni di legalità da chi difende Toscana Aeroporti, che mentre si accanisce nella realizzazione di nuovi ecomostri si dimentica di mettersi in regola con prescrizioni vecchie di quindici anni riguardanti le opere di compensazione per quello vecchio.

Ma non accettiamo lezioni di legalità da lor signori soprattutto perché abbiamo chiarissimo che a volte legalità e legittimità sono concetti non coincidenti; e gli abitanti che si organizzano e lottano per difendere i territori dalla devastazione e dal saccheggio degli speculatori sono legittimati a farlo, sempre. A questo clima di repressione risponderemo come sempre, rafforzando la lotta, estendendo la solidarietà.

Per questo torneremo ancora al presidio, in quel parco che vorrebbero ricoperto di cemento; cemento che dovrebbe portare ancora soldi nelle loro tasche, cemento armato per quanti immaginano un futuro diverso per la piana.

Per questo su quei terreni continueremo a starci, per questo continueremo a vivere e presidiare quei luoghi.

Per questo facciamo un appello a tutti e tutte a partecipare alle iniziative di autofinanziamento e lotta che verranno organizzate e a fare sentire forte la loro solidarietà.

Giù le mani dal movimento NoInc NoAero, guai a chi ci tocca!

*Assemblea del Presidio NoInc-NoAero




Contro la vendita del Deposito ATAF di Firenze

La spogliazione del patrimonio pubblico di Firenze portata avanti dall’attuale giunta comunale, procede consegnando alle lobby immobiliari e finanziarie, anche attraverso il preliminare transito in Cassa Depositi e Prestiti, pregiati beni immobili, come teatri, palazzi e ville anche di grande valore storico architettonico.  Fra questi beni della collettività destinati alla vendita, vi è il deposito dell’Ataf di Viale dei Mille, un edificio storico risalente a fine ‘800 che occupa con il suo grande piazzale una superficie di quasi due ettari.

Sebbene il deposito sia  vincolato ad attrezzatura  pubblica fino al 2030, la  sua vendita, presenta  per il privato, un duplice interesse: da un lato la notevole  rendita che l’acquirente ricaverebbe dall’affitto della struttura all’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Firenze (Bus Italia/Sita nord),  una controllata di Ferrovie dello Stato subentrata dopo la vana lotta dei lavoratori contro la privatizzazione di ATAF durata dal 2011 al 2013, cespite oggi incassato da Ataf Spa e quindi dal Comune di Firenze che detiene l’82,18% della società; dall’altro il rilevante potenziale speculativo dato l’inserimento dell’esteso complesso in una zona semi centrale e prossima ad un importante collegamento ferroviario.

L’eventuale privatizzazione dunque prelude ad una speculazione immobiliare non necessariamente dopo il 2030: se infatti il deposito perderà progressivamente la sua funzione a seguito dell’avvento delle tramvie e del conseguente ridimensionamento del trasporto pubblico su ruota, il futuro proprietario potrà richiedere un cambio di destinazione anche prima della scadenza del vincolo; tuttavia se  il vincolo si protrarrà fino alla scadenza, gli introiti, sottratti alle casse comunali, dei 12 anni di affitto permetteranno di ammortizzare ampiamente l’acquisto dell’area.

La conseguenza di questa vendita è la perdita, in un futuro più o meno lontano, di un altro luogo storico della nostra città, destinato all’abbattimento e all’ennesimo insediamento di carattere turistico, commerciale e abitativo. In un processo assai deleterio di ulteriore crescita e densità dell’edificato urbano di cui certo non si sente il bisogno, in un quartiere già intensamente popolato e gravato da un forte traffico automobilistico.

Altre sarebbero le conseguenze se prevalesse nella sua futura destinazione, l’interesse collettivo, preservandone la proprietà pubblica e promuovendone un recupero fondato sulla partecipazione dei cittadini, e sul concorso di proposte e idee innovative. Per una trasformazione mirata a riequilibrare e decongestionare il tessuto urbano e, nel contempo, a migliorare la vita sociale della nostra città per evitare che si riduca a mero aggregato di edifici dotandola di qualità e di nuovi spazi di relazione e di cultura.

Come è avvenuto in tante città europee e italiane: un caso per tutti è quello di Ferrara dove l’ex caserma dei Vigili del Fuoco di 4000 mq è stata “consegnata a un gruppo di professionisti decisi a trasformare uno spazio abbandonato in una sorta di officina della cultura e della creatività”, in un investimento per il futuro di tutta la città e non per l’esclusivo appannaggio e potere dei soliti fruitori di rendite e profitti.

 Invitiamo a partecipare al presidio il 4 maggio 2018 alle ore 16,30 di fronte all’ingresso del Deposito sul Viale dei Mille per contrastare l’ennesima spogliazione del patrimonio pubblico operata da un potere politico asservito agli interessi della speculazione finanziaria e immobiliare.

Partecipano ad oggi:
Comitato San Salvi chi può, San Salvi per tutti, CUB sanità Fi, PRC Fi, Comitato No Tunnel Tav, Confederazione Cobas Fi, USB Fi, perUnaltracittà, Il Melograno, Firenze riparte a sinistra, Potere al popolo-Firenze, Assemblea Beni comuni/Diritti.

*Comitato San Salvi chi può




La mafia secondo la stampa/1: La Toscana è terra di riciclaggio

Uno sguardo utile e importante per leggere le presenze mafiose in regione deriva dalle rappresentazioni mediatiche del fenomeno. Le operazioni delle forze dell’ordine, le ordinanze della magistratura e le sentenze relative ai processi costituiscono un punto di partenza imprescindibile per parlare di mafie, ma necessitano di un sapere specifico, tecnico e non sono accessibili (o lo sono difficilmente) alla cittadinanza.

Le fonti giornalistiche – così come quelle politiche e accademiche – riprendono il materiale giuridico ma, nel tentativo di renderlo fruibile a un pubblico meno esperto, lo modificano, veicolando diverse rappresentazioni del fenomeno.

In particolare, seguendo un’analisi diacronica della rassegna stampa locale a partire dagli anni Ottanta fino all’ultimo decennio, emergono due diversi tipi di «narrazioni» sulla mafia. La prima, come illustreremo a breve, è trasversale al periodo considerato, si riscontra lungo tutto il quarantennio e in tutte le testate consultate. Nel secondo tipo, di cui parleremo in seguito, rientrano numerose micro-narrazioni che in alcuni casi presentano una evoluzione della narrazione generale e in altri, invece, la contraddicono.

Ma qual è la rappresentazione generale? La Toscana non è una terra di mafia, la mafia non vi si «radica», ma è un’area in cui mafiosi e personaggi legati a vario titolo ai clan trovano lo spazio idoneo per investire i frutti di attività illecite svolte, perlopiù, altrove.

Sono diversi gli elementi impiegati a supporto di questa immagine, possiamo individuarne almeno tre tipi. In primis, i fattori economici. La ricchezza della regione, la diffusione su tutto il territorio di piccole e medie imprese – spesso unite in distretti – la vocazione al turismo di alcune aree e il benessere generale della popolazione offrono il fianco a queste forme di investimento economico non pulite. Sono diversi i settori in cui emergono interessi criminali, dagli esercizi commerciali alle attività di ristorazione, dagli alberghi agli immobili. A suffragio di questa varietà di settori e di aree, basta scorrere la lista dei beni confiscati in regione negli ultimi decenni.

Non è solo il florido tessuto economico ad attrarre gli interessi mafiosi ma, secondo le agenzie di contrasto, anche la crisi. «Le imprese senza credito diventeranno facili prede degli affari illegali della mafia», afferma Pier Luigi Vigna in un’intervista del 2009 a L’Unità Firenze. Sono numerosi e presenti in tutto il periodo considerato i casi in cui esponenti delle organizzazioni criminali si inseriscono nelle aziende locali, inizialmente tramite prestiti usurari e in seguito acquisendo, in parte o del tutto, le quote societarie.

Nell’ultimo ventennio, in particolare, il settore dei rifiuti sembra o attrarre in modo particolare gli interessi criminali e le cosiddette ecomafie. Nel 2005 la Toscana rientra, secondo la stampa, tra le nuove «capitali dell’ecomafia, terza in classifica dietro Campania e Puglia, davanti a Sicilia e Calabria, per reati compiuti nel trattamento dei rifiuti» (Repubblica, 28/05/2005).

Accanto ai fattori economici, in questa rappresentazione emergono anche alcuni elementi culturali e sociali tipici della regione, che agiscono da freno a un eventuale radicamento della mafia. «La Toscana non è culturalmente o socialmente una terra mafiosa, ma la mafia comunque è presente e vi fa affari», chiarisce Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto nelle pagine di molti quotidiani locali nel marzo del 2007. I toscani sono dotati di solidi «anticorpi» antimafia, sanno «proteggersi» da usura e racket ed è per questo motivo che la mafia non attecchisce in regione, spiega Andrea De Martino, ex prefetto di Firenze (La Nazione 06/03/2007).

Nella rassegna stampa è dedicato grande spazio a diversi eventi antimafia: incontri istituzionali e dell’associazionismo, numerose giornate tematiche nelle scuole di tutta la regione, le ricorrenze annuali della strage dei Georgofili, la partecipazione dei giovani toscani ai progetti di Libera nelle terre confiscate alla mafia. Questi elementi rafforzano l’immagine della Toscana come una terra ostile alla mafia, dove la criminalità organizzata non trova consensi e appoggi «autoctoni».

A partire dai primi anni Duemila, l’estraneità della cosiddetta «area grigia» sembra essere messa in discussione dall’emergere di vicende giudiziarie nelle quali sono coinvolti liberi professionisti e altre figure «insospettabili». È il caso dell’operazione Leopoldo, di cui si è già parlato, nella quale emerge una rete su cui può fare affidamento un imprenditore di origini campane, proprietario di più alberghi nel comune di Montecatini Terme e collegato con il clan Formicola, attivo nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio. E ancora, delle attività che un camorrista vicino al clan di Cutolo svolge a Portoferraio nei primi anni Duemila, e delle più recenti indagini relative a due fratelli vicini alla camorra, che interessano anche avvocati e commercialisti in qualità di consulenti del gruppo.

Restando sempre nell’area grigia, il terzo elemento che contraddistingue la rappresentazione della Toscana come terra di riciclaggio, ma non di mafia, è l’assenza di collegamenti tra attività criminali e politica locale. Non mancano le denunce su presunti coinvolgimenti della politica che, alla luce dell’assenza di evidenze giudiziarie, possono essere considerate elementi di battaglia politica, provenienti prevalentemente dalle opposizioni di centrodestra e di sinistra. Dal canto suo, il ceto politico che governa le realtà locali consolida questa rappresentazione della Toscana. Sul piano simbolico e discorsivo veicola soprattutto il messaggio di un tessuto sociale forte, dotato di anticorpi e di un’attenzione da mantenere vigile sulle attività economiche condotte da soggetti sospetti. Sul piano pratico, delle politiche, le istituzioni locali e regionali, nel corso di tutto il periodo considerato, sono promotrici di osservatori, sportelli di ascolto e denuncia, e altre misure.

Come vedremo nel prossimo numero, alla rappresentazione mainstream presentata in queste pagine se ne affianca un’altra, minoritaria ma di grande impatto mediatico, che fa leva su immagini e metafore allarmiste e sconfortanti.

*Graziana Corica e Rosa Di Gioia




Nuovo aeroporto di Firenze: cosa osserva il presidente dell’Osservatorio ambientale?

L’interessante intervista all’Ing. Antonio Venditti, presidente dell’Osservatorio ambientale per l’aeroporto di Firenze, uscita domenica 8 marzo 2018 sul Corriere fiorentino, mi stimola una riflessione ad “alta voce” su alcune questioni per le quali, data la delicatezza della materia, sarebbe opportuno fare chiarezza.

Parto da una premessa: l’Ing. Venditti, oltre ad essere stato nominato presidente del richiamato Osservatorio, è stato con certezza, in qualità di dirigente del Ministero dell’Ambiente, direttamente coinvolto sia nella stesura del D.lgs.104/2017 (che ha modificato il precedente d.lgs.152/2006), sia nella definizione delle numerose e particolari “fasi” dell’istruttoria tecnico-amministrativa del procedimento di VIA inerente il nuovo aeroporto di Firenze.

Molti si chiederanno quale è la necessità e l’interesse di segnalare le molteplici attività di un funzionario dello Stato che, anzi, se si è dimostrato particolarmente attivo non ha fatto altro che contribuire a dare una buona immagine della pubblica amministrazione.

Ciò sarebbe vero se non fosse che:
– il decreto 104/2017 (impugnato per incostituzionalità da molte regioni e da un gran numero di Associazioni) è ritenuto una vera “porcata”, che oltre a limitare la partecipazione del pubblico nelle procedure di VIA (e già solo questo basterebbe per attribuirgli quel titolo) si configura come norma ad personam e ad operam, con effetti retroattivi proprio per garantire, ad uno specifico progetto e solo a quello, ciò che le norme precedenti non consentivano a nessuno.
– la certezza che la retroattività della norma sia stata introdotta proprio per risolvere i problemi di legittimità evidenziati nel progetto dell’aeroporto di Firenze è indiscutibilmente provata dal fatto che l’unico progetto in Italia che ha potuto usufruire di tale particolare favor normativo è stato proprio quello relativo all’aeroporto di Firenze;
– l’istruttoria tecnico-amministrativa del procedimento di VIA del nuovo aeroporto di Firenze, partita con le precedenti regole procedurali che imponevano la presentazione di un progetto definitivo e non di un masterplan, si è inspiegabilmente fermata per un anno, riavviandosi (guarda caso) proprio subito dopo l’approvazione del d.lgs. 104/2017, consentendo così ad ENAC di sorpassare le criticità sia procedurali, sia di ordine tecnico, che con la vecchia normativa avrebbero sostanzialmente impedito la realizzazione dell’opera.

Ora, tutto ciò premesso, mi chiedo se sia stato opportuno nominare proprio questo dirigente del Ministero dell’Ambiente, così direttamente coinvolto in tutte le questioni inerenti il progetto per l’aeroporto di Firenze (la nuova normativa e l’istruttoria VIA), anche come presidente dell’Osservatorio ambientale, visto che già nella sua doppia veste di legislatore e valutatore avrebbe evidenziato un chiaro conflitto di interessi.

Mi chiedo altresì se non sia il caso, vista anche la posizione assunta dai sei comuni della piana con il ricorso al TAR contro il decreto VIA, di diffidare il Ministero dell’Ambiente dal mantenere tale dirigente quale presidente dell’Osservatorio ambientale, non garantendo egli la necessaria terzietà dovuta nell’espletamento di un ruolo così delicato e particolare.

Chiedo inoltre di sapere se comunque l’Ing. Venditti esercita il ruolo di presidente dell’Osservatorio ambientale a titolo gratuito, come – tra l’altro – avviene per il presidente dell’altro osservatorio istituito in Toscana per la nave Concordia, oppure riceve un rimborso spese per ogni seduta dell’organismo. La domanda è legittima ed opportuna perché qualora ricevesse un compenso (seppure sotto la definizione di rimborso spese) è bene ricordare e sottolineare che a pagare sarebbe la stessa ENAC proponente l’opera, cosa da ritenersi discutibile, oltreché inopportuna proprio per quanto precedentemente ricordato.

In ultimo, poiché l’ing. Venditti, sempre nello stesso articolo, alla domanda del giornalista su come sta andando il lavoro dell’Osservatorio ha risposto che “Il nostro lavoro è prettamente tecnico, dobbiamo verificare l’ottemperanza del progetto alle prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale.”, sarebbe interessante sapere quale competenza tecnica è in grado di esprimere il Segretario generale della Città metropolitana, nominato dal Sindaco di Firenze quale rappresentante degli altri comuni coinvolti.

*Fabio Zita




Miscelopatie: salute a rischio per cocktail micidiali

Viviamo immersi in un misceloma cioè in una miscela complessa di molecole chimiche, antropiche e non, primarie e secondarie, nell’aria, nell’acqua, nei suoli, nel cibo, che determinano una pressione ambientale a geografia variabile. Ma l’attuale prassi di valutazione del rischio è di solito eseguita su una sola sostanza alla volta. Il numero di combinazioni di sostanze chimiche è potenzialmente immenso e molteplici sono le miscele di composizione non nota riscontrabili nell’ambiente L’impatto di questa poliesposizione simultanea a sostanze conosciute e sconosciute sulla salute e sull’ambiente, non è noto. La diffusione di questi cocktail di sostanze è allarmante, per la difficoltà di valutazione, e per il crescente livello di esposizione negli alimenti e nell’ambiente. Il rischio derivante dalle sostanze chimiche risulta così sottostimato, si parli di aeroporti, di inceneritori, di impianti industriali, di pesticidi, di traffico, di caminetti etc.

Miscele di sostanze chimiche

Esistono lacune conoscitive riguardo agli effetti di miscele chimiche e, conseguentemente, risulta difficile realizzare una corretta valutazione tossicologica in caso di esposizione contemporanea a diverse sostanze” Backhaus, T. et al. (2010). Hazard and Risk Assessment of Chemical Mixtures under REACH – State of the Art, Gaps and Options for Improvement. Swedish Chemicals Agency, Order No. 510 968 .

Quando si parla di “miscele di sostanze chimiche” ci si riferisce all’esposizione congiunta a una molteplicità di agenti chimici.

Miscele nelle acque

“Miscele nelle acque”, è intitolato l’ottavo capitolo del Rapporto, ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, “Pesticidi nelle acque”, dati 2013-2014, edizione 2016,in cui si dice che nelle acque superficiali sono presenti almeno due sostanze nel 22,7% dei campioni e nelle acque sotterranee nel 15% dei campioni. Il numero massimo di sostanze trovate in un campione è pari a 44 nelle acque superficiali e 48 in quelle sotterranee. In entrambe le acque c’è  una media di 4,1 sostanze.

Miscele negli alimenti

E’ il cosiddetto multiresiduo cioè la presenza di più tipi di residui di pesticidi nello stesso campione alimentare. In circa 1/3 degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole sono presenti multipli residui di pesticidi e la presenza contemporanea di più sostanze – anche se ciascuna presente entro i “limiti di legge”- non può certo essere considerata scevra di rischi per la salute.

E’ difficile stabilire sperimentalmente la tossicità delle miscele  

“La determinazione sperimentale della tossicità delle miscele è poco praticabile, in quanto non si conosce la reale composizione delle miscele presenti nell’ambiente, formate da una moltitudine di possibili combinazioni chimiche, sia volontarie che casuali. I componenti della miscela, d’altra parte, hanno un diverso destino nei comparti ambientali, nei tessuti e negli organi che rende difficile determinare sperimentalmente gli effetti cronici. La valutazione degli effetti delle miscele si basa pertanto essenzialmente su stime indirette della tossicità a partire dai dati tossicologici delle singole sostanze.” Munn et al. (2006). Pesticide Toxicity Index for Freshwater Aquatic Organisms, 2nd Edition. U.S. Geological Survey Scientific Investigations Report 2006-5148, 81 p

La normativa europea è insufficiente

“La normativa europea non prevede una valutazione completa e integrata degli effetti cumulativi dei vari componenti di una miscela in relazione anche alle diverse vie di esposizione. La valutazione del rischio si basa essenzialmente sulle singole sostanze e le singole fonti, solo per pochi casi di miscele a composizione nota esiste una valutazione disciplinata dalla normativa. ANSES, 2013 ” Atti del convegno: Chemical mixtures: challenges for research and risk assessment -http://www.anses.fr/en/content/chemical-mixtures-challenges-research-and-risk-assessment.”

Le miscele di interferenti endocrini non sono considerate

“Sono escluse, inoltre, dalla vigente valutazione del rischio, quelle miscele di sostanze chimiche la cui singola concentrazione è al di sotto del livello di non effetto, ma la cui azione congiunta potrebbe dar luogo ad una tossicità complessiva rilevante. Tale circostanza è stata dimostrata particolarmente valida per le sostanze con proprietà di interferenza endocrina, in quanto mancano ancora criteri di identificazione condivisi, e l’individuazione deve essere fatta con valutazioni caso per caso.” Kortenkamp, A. (2014). Low dose mixture effects of endocrine disrupters and their implications for regulatory thresholds in chemical risk assessment. Current Opinion in Pharmacology 2014, 19; 105-111

Criticità degli interferenti endocrini e delle miscele

“Il 7° Programma dell’UE in materia di ambiente “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” sottolinea che esistono tuttora incertezze riguardo alle implicazioni sulla salute umana di alcuni inquinanti presenti nell’ambiente (ad es. interferenti endocrini, nanomateriali, miscele di diverse sostanze chimiche).” http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2017/inteviste-sul-tema-ambiente-e-salute/178-17/ambiente-e-salute-il-punto-di-vista-del-ministero-dellambiente

Conclusioni. La presenza nell’ambiente di miscele di inquinanti presenta una serie di criticità ancora non sufficientemente indagate. Miscelopatie, è un nuovo termine per indicare le potenziali patologie indotte dalle miscele di sostanze chimiche. L’attuale  schema di valutazione del rischio è carente, perché considera le sostanze singolarmente, perchè non c’è una valutazione preventiva del rischio da esposizione multipla, per le lacune riguardo alle modalità di azione delle sostanze, e soprattutto perché non si conosce la composizione delle varie miscele che si possono formare nell’ambiente. Da quanto detto è evidente che sempre più indispensabile, per difendere la salute e l’ambiente è applicare il Principio di precauzione e la Prevenzione primaria, che come diceva  Lorenzo Tomatis, “tutela la salute e protegge il ricco come il povero, ma non porta onori, fama o denari ed è purtroppo negletta ai governi e alle istituzioni”.

*Gian Luca Garetti




Lotta in difesa dell’ambiente e del lavoro, con quale sindacato?

Capita spesso, e tanto più nelle realtà di economie occidentali di decrescita industriale, che ci si attacchi al bene del lavoro “qualunque sia”, a come ci viene prospettato da chi lo propone a suo esclusivo interesse.

Capita quindi che emerga la contraddizione tra chi lotta per la giustizia ambientale e sociale e il mondo del lavoro che vive nelle Grandi Opere Inutili. Ma è vera contraddizione? O questo serve come ultimo alibi, con un esercito ricattato e inviato a far le veci dei propugnatori originari ormai discreditati per pretendere la continuazione di un progetto che non ha più altra ragione di plausibilità?

Il progetto di sottoattraversamento TAV di Firenze vive a tale proposito, in questi mesi, un’ esperienza esemplare.

Un minimo di storia: il progetto di due tunnel e una stazione sotterranea langue da decenni con cantieri molto rallentati (tra assurdità progettuali, sequestri della magistratura, impedimenti tecnici paradossali, etc). L’unico momento di fervida attività è stato alla fine del 2016 quando pareva che le FS volessero chiudere con il progetto. Nelle ultime settimane sta venendo fuori la profonda crisi del costruttore, Condotte SpA, che è sull’orlo del fallimento; i lavoratori del cantiere non ricevono lo stipendio da due mesi, gli impiegati da ancora più tempo. Ovvio che chi vive di questa condizione sia preoccupato per il suo futuro, giusto che lotti per avere un salario sicuro e un lavoro continuativo.

Il comitato No Tunnel TAV di Firenze, che si oppone da oltre un decennio a questo progetto inutile e sbagliato, ha provato a portare la propria solidarietà ai lavoratori in lotta scrivendo un comunicato in cui si auspicava di dare loro un futuro sicuro abbandonando un progetto che ha bruciato già troppe risorse e impegnando queste maestranze nella realizzazione di progetti utili alla collettività.

Una strada realisticamente possibile, praticata da altre parti, solo che gli attori della vicenda (principalmente decisori politici) fossero indotti ad imboccare questa strada di utilità pubblica anziché perseguire la difesa dei profitti delle grandi imprese di costruzioni.

Un primo incontro informale con i lavoratori ha consentito un inizio di dialogo: alcuni cittadini del comitato hanno incontrato casualmente i lavoratori in presidio all’ingresso dei cantieri e hanno  iniziato a confrontarsi; questo ha incoraggiato a partecipare ad un loro successivo presidio durante uno sciopero. Qui però non è stato possibile né un dialogo né un confronto, ma nemmeno avvicinarsi per l’intervento di rappresentanti dei sindacati confederali scortati da agenti della Digos. La presenza di una delegazione del comitato No Tunnel TAV era considerata una provocazione. A nulla sono valsi i tentativi di spiegare che così non era: i sindacalisti non ci volevano lì e anche i lavoratori non hanno accettato alcun contatto.

Eccoci apparecchiata davanti la contrapposizione tra chi cerca di sopravvivere con lavoro e chi vuol salvaguardare la città e l’ambiente.

Nei momenti che hanno visto di fronte ambientalisti e lavoratori mancavano però un paio di soggetti: la politica istituzionale e l’impresa costruttrice, cioè i rappresentanti del sistema economico che sono il vero problema per lavoro e ambiente. Erano ben nascosti, davanti c’erano le truppe “sindacali”. Ancora una volta è stata rappresentata la solita guerra tra poveri con i veri responsabili sullo sfondo.

Il dato più importante che ci sembra di poter rilevare da questa vicenda è il ritardo con cui la sinistra ancora affronta questo problema. Ancora l’ambientalismo e la questione sociale sono indotti ad essere percepiti come antitetici.

Per fortuna esistono ormai movimenti che hanno chiaro che la contraddizione non è tra lavoro e ambiente, ma tra il pensiero unico del profitto e la realtà esistente, cioè l’intera biosfera: per esempio in val di Susa, nelle vicende sull’amianto, intorno alle applicazioni del TU sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a Taranto, si sono sviluppate lotte in cui i lavoratori assieme ai cittadini hanno compreso che non si doveva sottostare al ricatto, non si doveva barattare salute con uno straccio di lavoro e che era possibile coniugare i due termini per un assetto sociale complessivamente migliore.

Il ritardo di tanta parte del mondo del lavoro è probabilmente dovuto al fatto che buona parte della cosiddetta “sinistra”, quella che dovrebbe avere nella sua ragion d’essere la difesa del mondo del lavoro, ha sposato il pensiero unico neoliberale, ha introiettato valori -o meglio disvalori- come la competitività, la meritocrazia, il primato dell’“impresa”.

Il sindacato che difende l’esistente rinuncia ad una progettazione sociale complessiva, rinuncia ad intervenire culturalmente sulla politica, finisce per amministrare gli spazi concessi, di fatto si riduce a fare da guardiano di interessi che non sono dei lavoratori o almeno lo sono in un senso residuale di appendice degli interessi industriali. C’è infatti da chiedersi quale sia la sua funzione se si limita alla difesa dei singoli posti di lavoro in maniera acritica, senza valutare le conseguenze di certe scelte economicamente disastrose per i lavoratori e suicide ambientalmente.

Soprattutto c’è da chiedersi come sia possibile che non si decifrino le scelte del capitalismo finanziarizzato del XXI secolo; questo ha in odio la piena occupazione e cerca unicamente livelli elevati di profitti, è ormai totalmente alieno dalla realtà concreta degli esseri umani e del pianeta in cui vivono.

Per rimanere nel concreto delle Grandi Opere Inutili c’è da chiedersi come si fa a non accorgersi che con le risorse investite si creano proporzionalmente pochissimi posti di lavoro, mentre si garantiscono profitti enormi e si accentua la tendenza –per ora irreversibile– alla disuguaglianza sociale.

Assistendo allo spettacolo che abbiamo visto davanti ai cantieri TAV di Firenze ci si deve domandare a cosa (e a chi) servono sindacati come quelli che il comitato No Tunnel TAV ha incontrato.

*Comitato No Tunnel TAV Firenze




L’altro uso. Usi civici e patrimonio pubblico. Venezia, 14-15 aprile

A Venezia sabato 14 e domenica 15 aprile, due giornate per difendere i beni pubblici dal titolo “L’altro uso. Usi civici e patrimonio pubblico – Dalla vendita alla gestione collettiva comunitaria“, per restituire alla comunità il diritto alla città, organizzate e promosse da Antico Teatro di Anatomia di Venezia e Poveglia per tutti.

Programma

Sabato 14 aprile

Ca’ Badoer – Calle della Lacca, San Polo 2468

10.00-13.00: LE REALTA’ FANNO RETE

3 tavoli di lavoro aperti a tutti a cui parteciperanno tra gli altri: l’ ex asilo Filangieri, Mondeggi Fattoria senza padroni, Casa Bettola, Decide Roma.

Tavolo 1. Vendita del patrimonio pubblico e trasformazione delle città. È il tavolo in cui affrontare la questione della vendita del patrimonio pubblico, del piano delle alienazioni e delle conseguenze sulla trasformazione delle città: quali strumenti per invertire la tendenza?
Coordina: Ilaria Boniburini (eddyburg.it)
Per iscriverti vai qui

Tavolo 2. Strumenti giuridici e trasformazioni istituzionali necessarie. È il tavolo in cui aggredire il rapporto con le istituzioni e confrontarsi sui possibili strumenti (usi civici, regolamenti, concessioni ecc.) per il riconoscimento della gestione di spazi pubblici da parte delle comunità di cittadini.
Coordina: Giuseppe Micciarelli (Ex Asilo Filangieri)
Per iscriverti vai qui

Tavolo 3. Autogoverno, gestione della partecipazione e sostenibilità economica. Qui si vogliono elaborare alcune linee guida per dotarsi di modelli interni di gestione delle decisioni che potenzino l’attivismo e la partecipazione mantenendo la solidità dei percorsi e delle esperienze maturate. E si vogliono affrontare il tema del lavoro e della sostenibilità economica di queste realtà in divenire ponendosi al di fuori dalle logiche del profitto e del rapporto di subordinazione tra soggetti.
Coordina: Poveglia per tutti
Per iscriverti vai qui

14.30-18.30
Confronto sui temi trattati al mattino, con il contributo di: Marco Bersani (Attac), Guido Cavalca (Ri-Maflow, via skype), Ugo Mattei (giurista), Giovanni Semi (sociologo), Maria Rosa Vittadini (docente di urbanistica).

A seguire gli organizzatori vi aspettano al MA Festival da Argo16!

Domenica 15 aprile

Campo San Giacomo dell’Orio, ore 14
Tavola rotonda: R-Esistere nella città turistificata per riflettere insieme alle realtà territoriali sull’impatto del turismo nelle loro cittàQui ulteriori informazioni.

Negli ultimi anni l’enorme crescita dell’industria turistica ha investito e trasformato numerose città e territori, producendo spesso ripercussioni negative sulla vita dei loro abitanti. Dalla precarizzazione del diritto all’abitare per la proliferazione di alloggi turistici e B&B alla svendita del patrimonio pubblico per realizzare alberghi; dalla sostituzione dei negozi di vicinato con rivendite di souvenirs alla congestione di strade, piazze e mezzi di trasporto; dallo sviluppo di infrastrutture turistiche impattanti sui livelli di inquinamento e sullo spazio pubblico (con le Grandi Navi come massimo esempio) alla creazione di lavori sempre più precari in alberghi e ristoranti. L’industria turistica rischia così di trasformare le città da luoghi di vita a luoghi di consumo, parchi tematici costretti a rappresentare se stessi e la propria identità per vendere un’esperienza al visitatore di turno.

A fronte di tali processi, si pone il problema di elaborare delle risposte collettive dal basso a difesa del diritto alla città, minacciato dall’estensione progressiva di uno sfruttamento turistico che sempre più spesso finisce per espellerci dai nostri stessi ambienti di vita. In Spagna come in Italia e in molti altri luoghi, la necessità di arginare la voracità della monocoltura turistica è fondamentale se si vuole mantenere nel proprio territorio la possibilità di una vita dignitosa, inclusiva e priva di discriminazioni economiche. Perciò vi invitiamo ad un pomeriggio di discussione sulle possibili strategie di resistenza collettiva, sulla scia di quello che i movimenti anti-gentrification hanno chiamato “the right to stay put”, vale a dire il diritto a restare. Ne discuteremo con attivisti di molte città italiane (Roma, Napoli, Genova, Firenze…) e con Daniel Pardo dell’ABTS, l’organizzazione di cittadini di Barcellona protagonista delle lotte contro la turistificazione nella città catalana.

per info: anticoteatroanatomico@gmail.com




Siamo Tutte Marielle & Kleo – Firenze

Marielle Franco, attivista per i diritti umani, femminista, nera, lesbica, anticapitalista, è stata assassinata il 14 Marzo da dei sicari mentre tornava a casa. E’ stato dimostrato che i proiettili appartenevano alla polizia brasiliana.

Maria Guadalupe Hernandéz Flores – detta Kleo – attivista per i diritti umani e per le popolazioni indigene, femminista, lesbica, scomparsa l’11 Marzo, è stata ritrovata qualche giorno fa alla periferia di Guanajuanto, in Messico, senza vita e con evidenti segni di tortura.

L’uccisione di Marielle e Kleo sono azioni politiche, intenzionate a zittire la forza e la determinazione con cui le due attiviste lottavano nelle proprie città e nei propri territori contro le disuguaglianze di genere, la ferocia della polizia nelle zone impoverite e abbandonate della metropoli, i giochi dell’economia e della finanza violentemente condotti sui corpi e i territori considerati marginali.

Marielle e Kleo sono morte per aver scelto di non tacere, per aver dedicato la propria vita a combattere, nella ferma convinzione che un mondo differente deve esistere e va costruito.
Una, dieci, cento di meno sono le donne, compagne e sorelle che mancano.

Le loro morti pesano su di noi come quelle di ogni donna uccisa, offesa, ferita. Per questo rispondiamo nell’unico modo che anche Marielle e Kleo ci hanno insegnato: continuando a lottare.

Mercoledì 11 Aprile, a circa un mese dalla scomparsa di Marielle e Kleo, invitiamo tutte e tutt@ ad esporre fuori dalle proprie finestre, nelle proprie case, negli spazi, nei luoghi di lavoro, nei bar e nei locali, una bandiera per ricordarle.

Ci vediamo alle 17 alla Polveriera per realizzare le bandiere, se portate della stoffa, noi abbiamo stencil e bombolette.
Dalle 17.30 volantinaggio per le vie del centro fino ad arrivare sotto ai consolati messicano e brasiliano.

PER MARIELLE E KLEO
NON UN MINUTO DI SILENZIO MA UNA VITA INTERA DI LOTTA

*NonUnaDiMeno-Firenze