Traffico di rifiuti industriali a Paterno: chiuse le indagini con 7 indagati

Si è chiusa con 7 indagati l’indagine sul traffico di rifiuti nell’ex cava di Paterno. perUnaltracittà tre anni fa ha raccontato questa vicenda con un video in cui sono stati intervistati Francesca Chemeri e Daniel Kessler del Comitato ambiente Vaglia. Intrecci tra politica e imprenditori, tutto a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Dal 2000 al 2013, la cava e il cementificio, oramai dismessi, si sono trasformati in una discarica a cielo aperto di scarti industriali proprio a due passi dalle abitazioni e dal torrente Carzola, L’Arpat vi ha trovato nichel e silicio sopra i limiti consentiti, mentre si stanno ancora facendo accertamenti. Intando la chiusura dell’indagine è una buona notizia per cominciare a fare chiarezza sulle responsabilità di questo disastro ambientale.




Lettera aperta ai nostri vicini di casa

Caro/a vicino/a di casa,
abbiamo deciso di scrivere questa lettera perché pensiamo che ciò che sta avvenendo al nostro quartiere riguardi anche te.

Il Comune ha deciso di vendere l’ultimo blocco di case popolari del centro storico fiorentino, quello situato nel quadrilatero compreso tra Via dei Pepi, Via Pietrapiana, Via Fiesolana e Via di Mezzo. Lo sta facendo in maniera illegale, in barba agli atti delle precedenti amministrazioni, che fin dal 1979 dichiaravano quegli alloggi come facenti parte del patrimonio dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), e quindi inalienabili. Sta cedendo tutto il pacchetto immobiliare ad un fondo di investimento, che lo immetterà sul mercato azionario: nessuno potrà più mettere bocca sulla destinazione di quegli immobili, è facile immaginare il sorgere dell’ennesimo hotel e la perdita di abitanti e di identità che il quartiere subirebbe.

Noi siamo contrari alla svendita di quelle case per almeno tre motivi:

1) Perché questo è il modo migliore per NON affrontare l’emergenza abitativa: a Firenze ci sono circa 2500 nuclei familiari che hanno partecipato al bando delle case popolari, e si stima che i nuclei in emergenza abitativa siano almeno il triplo. Sabato 20 maggio l’assessore Funaro, durante un convegno in Piazza dei Ciompi, ha affermato che il comune, al fine di fronteggiare l’emergenza, riuscirà a reperire risorse per circa 200/250 alloggi di risulta e di circa altrettanti che però sono ancora alla fase di progettazione e quindi molto lontani dall’essere realizzati. Di fronte ad un simile scenario la scelta di vendere 65 case popolari, equivalenti ad un quarto di quelle che saranno le risorse disponibili, è semplicemente criminale;

2) Perché questo è il modo migliore per NON affrontare la “turistificazione” del centro storico, ossia l’espulsione della popolazione verso la periferia e la perdita di identità e di vissuto della parte centrale della città

3) Perché questo è il modo migliore per favorire l’inflazione del mercato immobiliare. Abbandonare il mercato a se stesso, senza occuparsi delle case popolari, senza regolamentare gli affitti turistici, etc., produce il rialzo dei prezzi in tutta la città.

Se vogliamo evitare la svendita e tutto quello che comporta tutto il quartiere deve mobilitarsi. Vincere si può, non è impossibile. Già nel 2003 vi fu un tentativo di vendita messo in atto dall’allora assessore alla casa Tea Albini. Il tentativo andò in fumo perché tutta Via dei Pepi scese letteralmente per strada per impedirlo. C’era quella volta anche Lorenzo Bargellini, che ha speso la vita per difendere il diritto all’abitare: la sua ultima manifestazione purtroppo è stata quella di sabato 27 maggio, da Via de Pepi a Via dei Georgofili, l’ultimo atto d’amore per il suo quartiere e la sua città. Ci mancheranno in questa occasione la sua forza e la sua determinazione.

Per tenerti informato/a sulle prossime iniziative puoi farlo sulla pagina fb dello Spazio Inkiostro e vieni a trovarci nello spazio che abbiamo aperto in Via degli Alfani 49 il lunedì pomeriggio alle 18.30, durante la nostra assemblea settimanale e soprattutto di partecipare all’aperitivo informativo in programma per giovedì 29 giugno dalle 19.00 in poi al Giardino Chelazzi, dietro Piazza dei Ciompi.

Non mancare!

Spazio Inkiostro
Movimento di lotta per la casa
Unione inquilini




Icomos a Firenze. L’area Unesco in dodici punti critici

(english and italian version)

The perUnaltracittà laboratory is pleased to have the opportunity of synthesizing the main crisis points it wishes to bring to the attention of ICOMOS in the conviction that a different plan needs to be developed supported by a culture of projection capable of involving the peripheries in the preservation of the historic city and its surrounding hills. (If the periphery becomes city, the Historic nucleus would be relieved of the siege of speculation and of surplus tourism.) 

Our critical concerns:

1. The alienation of the public / private historic heritage: the sales of buildings include the guarantee of change of destination to hotel or luxury residences as well as the guarantee of the provision of underground garages, in the groundwater strata;

2. The excavation of 21 underground car parks in the urban area, of which 6 are in the UNESCO zone, including the underground parking of Piazza Brunelleschi. The further excavation of underground car parks in the area of ​​Via Tornabuoni, particularly under the garden of Palazzo Antinori, along the First and Second part of the city walls.

3. The construction of the new intercontinental airport of Peretola, with the buffer zones and aircraft trajectories on the vertical side of both UNESCO sites: The Old Town and Medicean Villas. Expected doubling of transit passengers by about 4/5 million a year (see point 6). 

4. The construction of a tramway line in the historic Center, which would jeopardize the stability of the Unesco’s buildings and the integrity of underground archaeological finds.

 5. The excavations of the tunnels in the Fortezza da Basso / Santa Maria Novella area: for the High Speed Train, under the Fortezza da Basso and Piazza della Libertà; for the new high speed railway station, underground and close to the Torrente Mugnone stream; for the various tunnels useful for vehicles for the transit of the tramway surface.

6. The obvious unsustainable pressure of tourism on the Unesco Site: over 9 million people a year, opportunity for low quality development, which cause is the strong structural degradation and of Florentines distancing themselves from the historic Center of their city (see point 10) .

7. Improper use of the squares in the historic Center during various events and markets with the construction of highly invasive temporary structures, out of scale with respect to the architectural equilibrium of the spaces, built with aesthetically incompatible materials with the environment (in particular Santa Croce And SS Annunziata) and penalizing the lives of the remaining residents of the Old Town (see point 10).

8. Privatization of public spaces of the city for the organization of private events: Ponte Vecchio, Forte Belvedere, Academy etc. and especially Palazzo Vecchio that hosts an exorbitant number of initiatives with invitations to dinners held in the Salone Cinquecento or in other areas of the museum for hundreds of people with incongruous decorations not in keeping with the cultural good.  

9. Loss of historical and identity significance of the Unesco Site.   Obvious urban gentrification phenomena and the transformation of the city into a Disneyland of the Renaissance: the replacement of artisinal craft shops and of small local traders with international trade chains that corrolate the Old Town to any other city. Unchecked and fake local food restaurants.

10. The progressive and inexorable ejection of families residing in the Old Town in favour of tourists by transforming buildings into temporary residences resulting in the desertification of the central urban fabric as regards services to citizens in favor of commericial interests for non-residents (see point 9). 

11. The transfer of public economic resources to the private sector that puts at risk the security of the Old Town: the most striking case is that of Lungarno Torrigiani, a collapse due to the lack of maintenance of the aqueduct. Publiacqua’s net profits were not destined for maintence services but split as shareholders dividends. 

12. The holding of exhibitions in key sites of the Old Town where whoever can pay can exhibit without any independent valuation on the quality of the works. A simple way for those who have the money (collector producer) to alter art market quotes using a unique scenario in the world.   

 

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Il Laboratorio PerUnaltracittà esprime in 12 punti la sintesi delle principali criticità da sottoporre all’attenzione di ICOMOS nella convinzione che occorre mettere a punto una diversa politica di piano sostenuta da una nuova e diversa cultura del progetto capace di coinvolgere le periferie nella salvaguardia della Città antica e del suo patrimonio collinare. Se la periferia diventa la città, si potrà allentare l’assedio al nucleo storico da parte della speculazione e dell’attuale eccedenza turistica.

1. L’alienazione del patrimonio edilizio storico monumentale pubblico/privato: alle vendite viene garantito il cambio di destinazione per usi alberghieri o residenze di lusso e si garantisce la realizzazione di garages sotterranei, situati nella falda freatica.

2. L’escavazione di 21 parcheggi sotterranei in area urbana, di cui ben 6 in zona Unesco, tra cui il parcheggio sotterraneo di Piazza Brunelleschi. L’ulteriore escavazione di parcheggi sotterranei nell’area di Via Tornabuoni, in particolare sotto il giardino di Palazzo Antinori, a ridosso della Prima e della Seconda cinta muraria di Firenze.

3. La realizzazione del nuovo aeroporto intercontinentale di Peretola, con la buffer zone e traiettorie degli aerei sulla verticale di ambedue i siti Unesco: Centro storico e Ville Medicee. Previsto il raddoppio dei passeggeri in transito di circa 4,5 milioni/anno (vedi punto 6).

4. La realizzazione di una linea tramviaria nel sottosuolo del Centro storico, che metterebbe a rischio la stabilità degli edifici del Sito Unesco e l’integrità dei reperti archeologici sotterranei.

5. Gli scavi dei tunnel nell’area Fortezza da Basso/Santa Maria Novella: per l’Alta Velocità, sotto la Fortezza da Basso e Piazza della Libertà; per la nuova stazione ferroviaria AV, sotterranea e a ridosso del torrente Mugnone; per le varie gallerie veicolari utili al transito in superficie della tramvia.

6. L’insostenibilità acclarata della pressione del turismo sul Sito Unesco: oltre 9 milioni/anno le presenze, occasione di sviluppo di bassa qualità e causa di forte degrado strutturale e di allontanamento dei fiorentini dal Centro storico della loro città (vedi punto 10).

7. L’utilizzo improprio delle Piazze del centro storico in occasione di manifestazioni varie e mercatini con allestimento di strutture temporanee fortemente invasive, fuori scala rispetto all’equilibrio architettonico degli spazi, costruite con materiali incompatibili esteticamente con l’ambiente (in particolare Santa Croce e S.S. Annunziata) e penalizzanti per la vita dei residenti rimasti nel Centro storico (vedi punto 10).

8. La privatizzazione degli spazi pubblici della città per organizzazione di eventi riservati: Ponte Vecchio, Forte Belvedere, Accademia ecc. e soprattutto Palazzo Vecchio che ospita un numero esorbitante di iniziative con ingresso ad invito per cene servite nel Salone dei Cinquecento o in altri ambienti del percorso museale per centinaia di persone con allestimenti incongrui alla rilevanza del bene culturale.

9. La perdita dei significati storici e identitari del Sito Unesco. Evidenti i fenomeni di gentrificationurbana e trasformazione della città in una Disneyland del Rinascimento: sostituzione delle botteghe artigianali e del piccolo commercio di prossimità con catene commerciali internazionali che omologano il Centro storico a una qualunque altra città. Ristorazione selvaggia e finta locale.

10. La progressiva ed inesorabile espulsione delle famiglie residenti nel centro storico a favore di turisti mediante trasformazione degli immobili in residenze temporanee (spesso al nero) con conseguente desertificazione del tessuto urbano centrale per quanto riguarda i servizi rivolti ai cittadini in favore del commercio per i non residenti (vedi punto 9).

11. Lo storno di risorse economiche dal pubblico al privato che pregiudica la sicurezza del Centro storico: il caso più eclatante è quello della voragine di Lungarno Torrigiani, crollo dovuto alla mancata manutenzione dell’acquedotto. Gli utili netti di Publiacqua spa non sono state destinate alla manutenzione ma suddivise come dividendi degli azionisti.

12. La realizzazione di mostre in luoghi chiave del Centro storico in cui può esporre chi paga, senza nessuna Commissione di valutazione sul valore delle opere. Un modo semplice, per chi ha i denari (collezionista/produttore) per alterare le quotazioni del mercato dell’arte utilizzando uno scenario unico al mondo. 

*perUnaltracittà, laboratorio politico – Firenze




Sorprese di viaggio: rimedio semplice e portatile per il mal di pancia del viaggiatore

Quanto segue non servirà a quel tipo di viaggiatori che passano indenni anche attraverso i viaggi più selvaggi e tempestosi, ma tutti sempre e solo fra i palazzi del potere. Lì infatti anche le disavventure sono del tutto virtuali: nemmeno compagnie infettive, parole tossiche e contatti malsani provocano mal di pancia veri, e al rientro (sempre garantito) quei viaggiatori sono più allegri e in carne che mai.

Per quelli che invece i viaggi li fanno sul serio c’è il rischio più che reale di imbattersi in violenti disturbi intestinali, tra cui il primo e più comune è senz’altro la diarrea.

Per intervenire in maniera rapida ed efficace senza fare ricorso a farmaci (che peraltro in luoghi esotici e lontani possono essere difficili da reperire) è utile mettere in valigia un piccolo contenitore con della radice di kuzu.

Il kuzu (Pueraria Lobata, Pueraria irsuta) è una pianta originaria delle montagne del Giappone. Ora viene coltivata anche in altre parti del mondo (dove, per esempio nel sud degli Stati Uniti, è diventata addirittura un problema perché si tratta di una pianta “infestante” robustissima).

Ciò che si usa come rimedio è la radice, ovvero l’amido che si ricava dalla radice attraverso una lavorazione molto lunga e laboriosa.

Il kuzu è una pianta selvatica dotata di grande forza; riesce a crescere su qualsiasi suolo, anche il più arido. In Giappone la radice è usata da sempre per una larga varietà di disturbi. Preparata nella maniera seguente è molto efficace in caso di diarrea per sostenere e disinfiammare l’intestino.

La radice di kuzu si può trovare nei negozi di alimentazione naturale.

Bevanda di kuzu(dosi per una persona)

1 cucchiaino di kuzu

200 ml + 1 cucchiaio di acqua

Qualche goccia di salsa di soia (oppure 1 pizzico di sale marino integrale)

 Procedimento:

Sciogliere il kuzu con 1 cucchiaio di acqua fredda in una piccola ciotola. Mettere sul fuoco i 200 ml di acqua e portare a bollore. Aggiungere il kuzu ben sciolto, abbassare la fiamma e cuocere fintantoché il liquido ritorna chiaro e si è un poco addensato. Togliere dal fuoco e aggiungere la salsa di soia (o il pizzico di sale). Bere quando è ancora calda ma non bollente.

Da prendere 2-3 volte al giorno finché la diarrea non si arresta. Poi continuare a berla 1 volta al dì ancora per qualche giorno, per aiutare l’intestino a ritrovare il suo equilibrio.

La bevanda di kuzu è indicata per tutti i disturbi digestivi. E’ un rimedio eccellente per il dolore allo stomaco causato da alimenti irritanti, andati a male o freddi. Dà sollievo anche in caso di colite.

Nel caso in cui non si abbia il kuzu a disposizione, si può preparare un brodo denso di carote. Le carote sono un ingrediente disponibile quasi ovunque e decisamente sottostimato. Con questa preparazione si reintegrano i liquidi persi, ristabilendo i livelli normali di molti minerali necessari al nostro corpo. Inoltre questo brodo ha un’azione calmante sulle mucose intestinali irritate.

Brodo denso di carote – (dosi per un giorno)

500 gr circa di carote

1 litro circa di acqua

1/2 cucchiaino di sale marino integrale

Procedimento:

Cuocere nel litro di acqua, a fuoco basso, le carote tagliate a pezzi. Quando cominciano a disfarsi, ritirare dal fuoco e filtrare il brodo con un colino, schiacciando la polpa in modo da ricavare un liquido denso. Salare. Da bere a temperatura ambiente.
Questa quantità sarà da prendere in piccole dosi nell’arco di una giornata.

Ricordiamo che, contrariamente a quanto si vuole far credere, la diarrea (quando, ovviamente, non si protrae) è un modo che il corpo utilizza per liberarsi di tossine. Per quanto fastidiosa e indebolente, non si deve bloccarla, piuttosto rimpiazzare i liquidi e i minerali persi, e disinfiammare le pareti intestinali con metodi semplici e gentili.

Al rientro dal viaggio probabilmente non saremo così fiaccati e sarà facile rimettersi in forze. Dopo l’estate le energie dovranno essere al massimo: anche quest’anno l’autunno si annuncia più caldo che mai.

*Annalisa Nardi

Avvertenza. Le informazioni qui fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale. Esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico e degli altri operatori sanitari abilitati a norma di legge. 




Presentazione “Disegni ribelli”, storie di lotta e di libertà

Disegni ribelli, un libro con 114 illustrazioni di Milena Prestia, corredate dai testi originali tratti dalle interviste ed ispirate dai volti e dalla passione di chi racconta, contenuti nel dvd inserito nel libro di D. Guarino e di C. Brilli “Ribelli! Gli ultimi partigiani raccontano la Resistenza di ieri e di oggi”, per tenere viva la memoria della Resistenza e della guerra di Liberazione, di fronte ai numerosi tentativi di rimozione della memoria collettiva e di stravolgimento dei contenuti e dei valori.

Giovedì 22 giugno ​alle ore 17 ​
allo Spazio​ InKiostro ​Ornella De Zordo dialoga con l’au​trice




Pitti Bimbo infame. E niente pipì

I piccoli modelli erano sul set dalle 7 di mattina, e da due giorni al lavoro per provare le coreografie. Ai genitori era stato concesso di vederli per pochi minuti, ma “i malumori sono esplosi quando dei bambini hanno raccontato di non aver ricevuto né la merenda né l’acqua”. “Molto spesso – spiega l’autrice – non viene concesso di bere per evitare di bagnare inavvertitamente i vestiti o di rovinare il trucco, e soprattutto per limitare le richieste di andare in bagno”. Molte mamme si ribellano, altre no. […] Alle sfilate pagano sempre meno, anche perché molte mamme pur di vedere i loro figli in passerella, sono disposte a farli sfilare gratis.

Episodio reale accaduto durante una sfilata di Pitti Bimbo, il salone internazionale della moda per bambini

Tratto da “Bellissime” di Flavia Piccinini. Fandango Libri 2017. Estratto dal Fatto Quotidiano del 20 giugno 2017

 




Firenze: Case popolari? I poveracci stiano fuori dai piedi

Con grande sprezzo del ridicolo la giunta fiorentina insiste:

“Non sono case popolari e non hanno le caratteristiche per essere destinati a funzioni sociali”. L’assessore Gianassi sta parlando degli oltre 60 alloggi da mettere in vendita, che, secondo il prode, sono “immobili che non hanno le caratteristiche per essere alloggi Erp e neanche per essere destinati a funzioni sociali”.

Assessore Gianassi, quali sono le caratteristiche per essere alloggi ERP? Non stare a due passi da Santa Croce, perché i poveracci devono stare fuori dai piedi e non sporcare con la loro presenza il salotto buono? E’ a conoscenza che molti di quegli alloggi SONO GIÀ alloggi ERP?

Conosce l’articolo 2 comma 1 della legge regionale 96/96? Nel dubbio glielo riportiamo noi:

“La disciplina di cui alla presente legge si applica agli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, e cioè a quelli in qualunque tempo acquisiti, realizzati o recuperati dallo Stato, da Enti Pubblici Territoriali, nonché‚ dalle Aziende Territoriali di Edilizia Residenziale, a totale carico o con concorso o contributo dello Stato, della Regione e di Enti Pubblici Territoriali, nonché‚ a quelli acquisiti, realizzati o recuperati da Enti Pubblici non economici comunque utilizzati per le finalità sociali proprie della Edilizia Residenziale Pubblica, ivi compresi gli alloggi costituiti con programmi speciali o straordinari.”

Veda un po’ lei, e auguri per l’arrampicata sugli specchi.




Comitati toscani: sabato 1 luglio a Firenze assemblea per la difesa del territorio

Il 1° luglio 2017 alle ore 10, a Firenze nel Teatro dell’Affratellamento via Gian Paolo Orsini 74, si svolgerà l’Assemblea annuale della Rete dei comitati per la difesa del territorio.

L’Assemblea, come di consueto, darà voce alle vertenze dei vari comitati dal punto di vista difensivo e propositivo e diventerà un momento di confronto e dibattito generale. L’obiettivo è delineare una strategia che coordini le iniziative di tutti i comitati e conferisca alle loro rivendicazioni e proposte un “peso politico”, importante soprattutto in una situazione di confusione e debolezza istituzionale e politica che favorisce l’assalto a territorio, ambiente e paesaggio da parte del Partito delle grandi opere (inutili, dannose, costose). Il decreto legislativo 401 – scritto da Confindustria e ora approvato con riserve nelle commissioni parlamentari – che abolisce di fatto la Via ne è una prova evidente.

Proprio per queste ragioni è importante che l’Assemblea sia ampiamente partecipata, non solo dai comitati aderenti alla Rete, ma anche da altri comitati o simpatizzanti individuali. L’Assemblea della Rete è, infatti, aperta a tutti gli interventi, con precedenza a quelli programmati, vale a dire di cui il titolo e argomento verranno inviati con un certo anticipo agli indirizzi in calce.

Appena possibile sarà pubblicato il programma dell’Assemblea, in una prima bozza che potrà essere integrata a seconda delle proposte via via pervenute.

Un cordiale e fraterno saluto a tutti coloro che sono impegnati nella difesa di territorio, ambiente e paesaggio

Paolo Baldeschi
Presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio




#Ispraoccupato. Una lotta contro il precariato della ricerca e per la tutela dell’ambiente

Il 22 maggio scorso, dopo un’animata assemblea sindacale indetta da USB, i lavoratori dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), hanno deciso di occupare l’aula convegni.

Questo è solo l’ultimo tassello di una lotta che i lavoratori portano avanti dal 2009, a solo un anno dall’apertura dell’Istituto e che in questi anni ha cercato di salvaguardare i posti di lavoro precari e di preservare dalla rovina l’Istituto stesso. Le richieste sono la stabilizzazione dei lavoratori precari e il rilancio dell’Ente di ricerca, le forme di lotta sono molte: numerosi i flash mob e le manifestazioni e la campagna io sto con #ispraoccupato, partita sui social; la vertenza può essere seguita sulla pagina Facebook Ispra Occupato.

La richiesta dei lavoratori non riguarda solo la proroga di contratti che se non fossero rinnovati vedrebbero l’ente depotenziato di circa 200 unità lavorative rispetto all’organico richiesto, ma anche lo sblocco dei finanziamenti da parte del Ministero dell’economia. l’Italia ha scelto di non finanziare la ricerca e questo ricade non solo su chi con la ricerca ci lavora, ma anche sulla committenza sociale di questo tipo di enti di ricerca: in gioco c’è la salute di tutti i cittadini.

Infatti, la storia dell’Ispra è strettamente legata a quella del controllo e della tutela ambientale a livello nazionale. L’istituto, creato nel 2008, svolge delle attività fondamentali: sia divulgative che di controllo, di monitoraggio e di valutazione e di supporto tecnico scientifico al Ministero dell’ambiente ed amministrazioni pubbliche su tutela dell’ambiente e pianificazione territoriale.

Con la legge 132 del 2016 viene istituito il sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA), in pratica si tratta di un coordinamento centrale sulle politiche e i controlli ambientali, che mette in rete l’Ispra e le Agenzie Regionali e Provinciali per la protezione dell’Ambiente (ARPA\APPA) stabilendo anche dei Livelli essenziali delle prestazioni Tecniche ambientali (LEPTA), che dovrebbero essere il livello minimo omogeneo sul territorio nazionale che il sistema nazionale è tenuto a garantire. Un modo per regolamentare i controlli ambientali a livello nazionale, una legge che in sé sarebbe positiva, ma la totale mancanza di fondi pubblici rende impossibile all’Ispra di portare avanti il proprio lavoro: coordinamento e LEPTA restano sulla carta o quasi.

‘Non accettiamo che il problema venga liquidato come quello solito dei precari che rischiano il posto di lavoro: il problema dell’Ispra è anche legato alla perenne precarietà della gran parte dei ricercatori, ma non solo. La scelta di non supportare politiche serie di sostenibilità ambientale e di depotenziare economicamente il Sistema Nazionale a Rete per la protezione dell’Ambiente è grave e va a discapito dei cittadini e a favore delle lobbies del cemento e dei rifiuti’ spiegano i lavoratori che da giorni occupano la sala convegni dell’Istituto, impegnandosi in questa battaglia a fianco dei precari, una lotta che riguarda però la salute di tutti.

‘La protesta si innesta in un periodo in cui si stanno susseguendo degli appuntamenti che mettono al centro l’ambiente. Prima la preoccupante decisione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di uscire dall’accordo di Parigi sul Clima, poi le celebrazioni per il World Environment Day e ora il G7 Ambiente a Bologna, ma la politica governativa elude la necessità di interventi economici urgenti per le politiche ambientali del nostro Paese‘ spiega in una nota Nicola Lugeri, dell’USB Ricerca.
Insomma, non si può, da un lato fare fiaccolate per il Word Environment Day e dall’altra non stabilire interventi economici urgenti per finanziare la ricerca: questa l’accusa che lavoratori e USB rivolgono al Ministro dell’Ambiente Galletti, con la richiesta di rassegnare le dimissioni, per la totale inefficacia delle sue politiche ambientali.

La questione del finanziamento alla ricerca ambientale è fondamentale nella battaglia per la conquista dei diritti sociali portata avanti a livello internazionale, per questo la delegazione internazionale della Word Federation of Trade Unions, a Roma in occasione del Congresso nazionale USB, è andata a portare il proprio sostegno alla sala convegni occupata: la lotta dei lavoratori dell’Ispra ha un rilievo internazionale, perchè decisivo è a livello internazionale, il tema del controllo ambientale.

Che il destino dell’Ispra, dei suoi lavoratori, della tutela dell’ambiente e della nostra salute sia strettamente legato a una questione politica è dimostrato dalla carenza di fondi che blocca il mantenimento in servizio del personale precario nonostante questo sia stabilizzabile ai sensi del recente provvedimento Madia (d.lgs 75/2017).
Questo immobilismo in cui l’Ispra è intrappolato, ultimamente non gli ha permesso di partecipare – ad esempio – ad un importante progetto di cooperazione internazionale sul tema del trattato di Parigi, rinunciando a 5 milioni di euro finanziati dall’ONU che non entreranno perché l’istituto è così bloccato e non può (o non vuole) garantire le esigenze del progetto.

Insomma, un altro caso di totale schizofrenia che in Italia sembra essere diventata routine politica: direttive e pratiche che divergono, leggi e decreti che soccombono alle scelte concrete, quelle che poi vengono vissute sulla pelle di lavoratori e utenti. Come accade nel settore pubblico, dove nonostante la fine del blocco del turn over si continuano a smantellare servizi e si continua a non assumere personale, scegliendo la strada della privatizzazione, così nel caso dell’Ispra, se da una parte alla carta ci sono potenziamenti di reti di controllo ambientale, dall’altra le politiche reali tendono al depotenziamento dell’Istituto.

I lavoratori sono comunque motivati a portare avanti la loro battaglia, per questo è stata indetta un’assemblea nazionale dei precari degli enti di ricerca, che si terrà martedì 27 giugno a Roma, per costruire un fronte di mobilitazione che, a partire dalla stabilizzazione dei precari, lotti conquistare gli investimenti sulla ricerca pubblica, per salvaguardare il diritto al lavoro e rilanciare la Ricerca Pubblica al servizio della committenza sociale.

*Erica Massa




Firenze: la Mercafir, lo Stadio, l’Aeroporto e le divergenze parallele

La possibilità di realizzare a Firenze, attraverso un’articolata triangolazione, Mercafir, stadio ed aeroporto è tuttora argomento di riflessione, ma più che altro, è opportuno ricordare, è obiettivo prioritario nell’agenda di governo del Sindaco PD Dario Nardella, al quale, anche su questi temi, passò il testimone  Renzi prima di andare a Roma a curare i mali del paese.

Che sul discusso rapporto territoriale tra queste tre grandi opere si siano spesso pronunciati i Comitati contrari (quelli che per alcuni sono i sostenitori del no sempre e a qualsiasi cosa) non fa più notizia,  visto anche l’intenso battage denigratorio di certa stampa “allineata”, sistematicamente intenta a screditare le ragioni dei contrari.

Fanno invece notizia le seguenti affermazioni uscite ieri sul sito violanews.com: “… In comune ci si aspetta che la Mercafir la costruisca la Fiorentina, invece è un compito dell’amministrazione comunale. …. Siccome non possiamo prendere in giro i tifosi, di stadio ne riparleremo quando verrà costruita la nuova Mercafir a Castello.”

Quello che più sorprende è che queste dichiarazioni siano a  firma di Eugenio Giani, Presidente PD del Consiglio regionale, notoriamente legato agli ambienti sportivi che costituiscono – da oltre trent’anni – il suo bacino di voti.

Che Giani non abbia alcuna intenzione di mettersi contro i propri elettori è del tutto evidente, come è evidente che queste uscite ad effetto  siano le prime “defezioni” di peso, i primi “distinguo” inequivocabili rispetto alle incrollabili certezze di Nardella e del suo entourage.

La cosa che più meraviglia (ma poi, per come vanno le cose a livello nazionale, forse nemmeno più di tanto) è che ora la contrapposizione è tutta dentro il partito democratico, e la conferma viene anche dalle dichiarazioni del Sindaco PD di Prato e dal segretario provinciale  PD sempre di Prato,  che hanno preso le prime timide distanze dal progetto del nuovo aeroporto di Firenze, visti i contenuti delle 142 prescrizioni del Parere di VIA.

Mi viene da pensare che probabilmente non è finita, e che forse, per pura convenienza, ad abbandonare il carro del vincitore (che si diceva carico di doni per i fiorentini) prima che esso vada a sbattere contro il muro di superficialità con cui l’argomento è stato trattato  in questi anni, saranno in parecchi, anche tra quelli che su queste opere hanno firmato atti di rilevanza pianificatoria di livello regionale.

Siccome mi sembra che dalle “convergenze parallele” di Aldo Moro a Firenze nel congresso della DC del 1959, si sia passati alle “divergenze parallele” di Eugenio Giani su una rivista per tifosi della “viola” nel 2017, mi viene da sottolineare che per descrivere l’evoluzione della nostra classe politica negli ultimi cinquant’anni, ci si potrebbe appellare al famoso adagio: chi va per questi mari, questi pesci piglia.

Sia però chiaro che, per giustizia, l’eventuale fallimento di un obiettivo quale quello di realizzare la Mercafir in coordinamento con lo stadio e l’aeroporto, obiettivo da tutti definito strategico, dovrà avere paternità, così come  dovranno comparire i nomi di tutti coloro che avranno avuto il merito di studiare, approfondire, segnalare e denunciare le carenze, le storture, le imprecisioni e le sottovalutazioni che hanno accompagnato il percorso amministrativo avviato per queste opere.

Di tutto questo, se vorrà riacquistare un minimo di credibilità, la stampa dovrà farsene carico.

*Fabio Zita




Sciopero trasporti. Ecco perché è riuscito

Non ci sono dubbi, la giornata di mobilitazione di tutto il settore trasporti del 16 giugno ha rappresentato un passo importante, in quanto è riuscita a mettere in comunicazione e dare un’unica voce alle vertenze di ogni comparto. L’alta adesione allo sciopero è la dimostrazione che i lavoratori hanno apprezzato e capito l’importanza di questa giornata.

Ma la dimostrazione più lampante di quanto lo sciopero generale dei trasporti abbia funzionato sono le dichiarazione farneticanti del Governo, di Renzi e dei sindacati filo governativi:

“Scioperano solo di venerdì!!!…”

dimenticandosi che i lavoratori del trasporto lavorano anche il sabato e la domenica;

“Non possiamo essere ostaggi di una minoranza”

facendo finta di negare alta adesione allo sciopero e che questa minoranza ha raggiunto punte di adesione intorno al 90% in alcune delle città più grandi.

“È necessario regolamentare il diritto di sciopero”

cioè togliere il diritto di sciopero, per paura che qualcuno contrasti le politiche d’impoverimento del Governo (sempre più esplicitamente guidato da Renzi), lasciando al massimo il diritto solo ai sindacati amici, quelli definiti “rappresentativi”, che in realtà non rappresentano il mondo reale e l’esito del referendum Alitalia ne è l’ultima dimostrazione.

Quindi è chiaro che come Cobas Lavoro Privato, oltre al contrasto della privatizzazione e dell’impoverimento di tutti trasporti pubblici a cui il Governo ha dato un’accelerata con l’ultima manovra correttiva, lavoreremo per continuare nell’unificazione delle lotte e dei lavoratori per respingere da subito gli attacchi di chi vorrebbe chiudere queste “minoranze” in un ghetto.

*Cobas Lavoro Privato

https://m.youtube.com/watch?v=cbihvVkgQyE

 




Il CETA è arrivato in Senato. E’ il momento di farci sentire. Ecco come

Il CETA è arrivato in Senato. L’accordo tossico UE-Canada sarà votato giovedì 22 giugno 2017 e serve una mobilitazione di massa per fermare il processo di ratifica. Non c’è tempo da perdere, soltanto la partecipazione di tutti può cambiare le sorti di questa battaglia dopo l’accelerazione del governo. 
Poco più di un anno fa 40 mila persone hanno inondato le strade di Roma contro TTIP e CETA. Adesso è il momento di tornare a farci sentire.

La Campagna Stop TTIP Italia lancia una mobilitazione permanente a partire da oggi: 
collegati, diffondi e mobilitati seguendo le indicazioni pubblicate su https://stop-ttip-italia.net/stopceta-adotta-un-senatore/

Stop TTIP Italia