Le dieci cose da sapere sul debito

  • 1) Crisi

Si parla di crisi perché la crescita infinita del PIL dei paesi capitalisti ha segnato un punto di arresto. E’ una crisi di sistema, non congiunturale come vorrebbero farci credere. All’origine tecnicamente l’esplosione della bolla legata ai crediti subprime, prestiti ad alto rischio concessi a clienti di dubbia solvibilità. Essa è stata interpretata come eccessiva speculazione finanziaria. Una specie di ingordigia che non ha provocato un’indigestione ai responsabili, ma ha, tramite il salvataggio delle banche, provocato una situazione debitoria generalizzata. «La particolarità della crisi del debito è che le sue cause vengono assunte a rimedio» (Lazzarato 2013, p. 5). Successivi alla crisi dei prestiti subprime, se non sue conseguenze, abbiamo assistito all’aumento dei debiti sovrani e alla austerità proposta per il loro risanamento. Durante questo periodo la forcella tra ricchi e poveri si è divaricata. I vertici della piramide hanno moltiplicato le loro rendite mentre sempre più persone sono scivolate in una situazione di povertà.debiti-fuori-bilancio-anguillara

  • 2) Debito pubblico

La ricetta dell’austerità non ha raggiunto i suoi obbiettivi: il debito degli stati è aumentato raggiungendo picchi da record; questo significa che anche le rendite dei creditori hanno subito aumenti proporzionali. Il debito continua ad aumentare anche se si sono messe in atto le cosiddette misure di austerity.

Anno Debito Pubblico (milioni di ) PIL (milioni di )
2011 1,907,479 1,638,857
2012 1,988,901 1,615,131
2013 2,068,722 1,609,462
2014 2.134.920 1.616.048

Il debito del Giappone raggiunge il 178% del PIL e quindi un rapporto più alto di paesi considerati in crisi. Il fatto che però caratterizza il debito del Giappone è che tutti i titoli di Stato giapponesi sono solo in mani nazionali e quindi suscitano poco interesse per la speculazione internazionale. L’aumento del debito pubblico non dipende da un aumento delle spese dello stato, ma semplicemente all’aggravio degli interessi.
Le cifre in gioco sono così grandi tanto da determinare che il debito non è restituibile. Tramite un sito on line abbiamo calcolato l’importo della rata mensile nell’eventualità di voler estinguere il debito in 30 anni calcolando gli interessi intorno al 5% (gli interessi che paghiamo attualmente sono intorno al 4,5-5%)

Importo della rata = 11.460,71
Numero di rate = 360
Totale rate = 4.125.856,39 €
Interessi = 1.990.936,39

Capitale finanziato = 2.134.920,00 €
Durata del mutuo = 30 anni (rata mensile)
Tasso d’interesse = 5% annuo

Tutto questo in milioni di euro. Cioè circa 11 miliardi di euro al mese che potete confrontare ad esempio con i 4 miliardi l’anno provenienti dall’IMU sulla prima casa.

  • 3) Debito come dispositivo

Il sistema del debito è un vero e proprio dispositivo i cui effetti sono una forma di assoggettamento che riesce a estendersi fino al controllo dei corpi stessi. Se non il fine ultimo del capitalismo, la forma più attuale ed efficiente del suo manifestarsi.

  • 4) Senso di colpa

La crisi ha provocato l’esistenza diffusa dell’individuo indebitato. Anche chi non ha debiti privati si è sentito assegnare una parte del debito pubblico. Spesso le spiegazioni della situazione ufficiale è che ci sono stati degli sprechi, che è stato fatto il passo più lungo della gamba, che la pacchia è finita anche se nessuno ricorda di essere vissuto nella “pacchia”. Il debito e il senso di colpa sono due concetti profondamente apparentati nel sentire comune dell’occidente. Altro elemento del senso comune è l’obbligo morale dell’estinzione dei debiti. Si è voluto far credere che le politiche di austerità e del taglio delle spese siano ricette dolorose ma indispensabili.o.233016

  • 5) Ristrutturazione del debito

È una procedura che prevede un accordo con il quale le condizioni originarie di un prestito (tassi, scadenze, divisa, periodo di garanzia) vengono modificate, è prevista ad esempio in ordine alle pratiche per scongiurare un fallimento. Sembra essere invece esclusa per quanto riguarda il debito sovrano per il quale, unica soluzione proposta, è la messa in atto di una politica di austerità. Gli interessi riscossi ad oggi dai creditori sono cospicui e prospettivamente in aumento, mentre i tagli e le altre misure di austerità sono stati fatti gravare sugli strati più bassi della popolazione. In nome del debito e per un recupero di una pseudo competitività, si stanno tagliando i diritti e si smantella lo stato sociale.

  • 6) Privatizzazioni

Una crisi tutta interna al capitale si è trasformata in una strategia di rapina da parte dello stesso. Sempre in nome della crisi, le privatizzazioni hanno subito un’accelerata e tutto quello che era possibile mettere in vendita lo è stato, ma a prezzi stracciati, favorendo le clientele e gli interessi privati a scapito del bene pubblico. Anche i servizi vengono esternalizzati (spesso a cooperative conniventi) imponendo così un ulteriore taglio dei salari e spesso un peggioramento dei servizi stessi.

  • 7) Default

A differenza della ristrutturazione, la dichiarazione di default – e cioè l’incapacità tecnica di un’emittente di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento – potrebbe mettere in discussione la restituibilità del debito. Secondo alcuni autori (qui), il default sarebbe una strada percorribile (e vantaggiosa) per alcuni paesi e per l’Italia in particolare.

  • 8) Bilancio primario

O saldo primario. È la differenza tra le entrate e le spese delle amministrazioni pubbliche, escluse le spese per interessi passivi. L’Italia ha da molti anni un saldo attivo (vedi punto 7 e in particolare l’articolo linkato sopra), nel 2014 era di ben 26 miliardi di euro. Sarebbero questi i famosi “soldi che non ci sono” da poter invece usare per la cultura, per la scuola, per la ricerca, per la sanità, per le pensioni basse e che invece sono andati in pagamento di interessi risultando anche insufficienti. Lo stato ha dovuto infatti chiedere nuovi crediti non per restituire parte del debito contratto, ma appunto per pagarne soltanto gli interessi. Il saldo attivo dell’Italia significa non soltanto che non spendiamo più di quello che incassiamo, ma che il nostro virtuosismo viene fagocitato dal sistema bancario tramite il meccanismo del credito che ha incassato, ormai da molti anni, cifre spropositate. Un sistema bancario che, per ingordigia, ha anche sperperato in giochi d’azzardo troppo rischiosi. Sperpero rimasto comunque all’interno di quel sistema, arricchendo altri speculatori, ma senza mettere in pericolo le banche stesse che – troppo gradi per poter fallire – sono state salvate dagli stati e cioè, di nuovo, con denaro pubblico.

  • 9) Debito pubblico e dollaro

Attraverso spese per armamenti superiori ad ogni altro paese e per i consumi largamente promossi, gli Stati Uniti hanno un enorme deficit di bilancia commerciale, per questo una grande quantità di dollari circola all’estero e, con questi, le banche centrali estere possono soltanto comprare titoli del tesoro americano. Ma questi pagherò del tesoro americano sono parte integrante della base monetaria mondiale e quindi non saranno mai rimborsati, anzi saranno continuamente rifinanziati. «Quando Saddam prese la decisione unilaterale di passare dal dollaro all’euro nel 2000, seguito dall’Iran nel 2001, presto il suo paese fu bombardato e occupato dalle forze statunitensi» (Graeber p.356). Il capitalismo, mostrando qui il suo volto imperialista, prevede invece, per gli altri paesi una sola ricetta: l’austerità.

  • 10) Giubileo laicodownload

«Santificherete il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e ognuno di voi tornerà nella sua famiglia» (Levitico 25,10)
«In questo anno del giubileo ciascuno tornerà in possesso del suo» (Levitico 25,13).
In origine il Giubileo consisteva nella “rimessa” (cancellazione) di tutti i debiti e nella liberazione degli schiavi per debito. Le terre stesse andavano ridistribuite. Soltanto in un’accezione posteriore il Giubileo ha preso il senso di remissione dei peccati. Quale occasione più propizia per pretendere che il Giubileo “della misericordia” proclamato dal Papa riprenda anche il suo significato originario divenendo la parola d’ordine per la cancellazione di tutti i debiti. Qui per debiti intendiamo quelli che prevedono un pagamento di interessi. Se qualcuno ha lasciato un debito dal macellaio, questi sarebbe un rapporto fiduciario tra due persone in relazione tra di loro e esse stesse immerse in una rete relazionale nella quale il debito (l’aver semplicemente ottenuto un differimento di un pagamento) rimanda anche a valori non strettamente monetari.

Qui e qui due articoli precedenti uno sulle menzogne che ci hanno raccontato intorno al debito, l’altro su come si è formato il debito greco che è comunque esplicativo di possibilità simili da poter applicare ad altri contesti.

 

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Una risposta

  1. Gilberto Pierazzuoli ha detto:

    Parallelo e pressoché coevo al Giubileo ebraico, si ha la SEISACHTHEIA (σεισάχϑεια “scotimento dei pesi”) un provvedimento preso in Atene da Solone come arconte e legislatore nel 594 a. C. a favore dei debitori proclamando che la libertà personale di un cittadino non poteva essere utilizzata come garanzia per concedere un credito e liberando così innumerevoli greci (sgravandoli dal peso del debito) dallo stato di schiavitù. Solone abolì nello stesso tempo l’ipoteca sui possessi fondiari, restituendo così le terre e operando come ad una loro ridistribuzione.

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