Ecco Firenze, non città ma parco a tema che deprezza i suoi tesori

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La gentrificazione del centro storico di Firenze ha avuto un’accelerazione negli ultimi anni. Una delle cause sicuramente determinanti è stata la liberalizzazione delle licenze per negozi e pubblici esercizi non regolata da un piano del commercio adeguato ai reali bisogni dei cittadini. In 30 mesi hanno aperto circa un migliaio di nuovi punti di somministrazione di alimenti e bevande e cioè tra bar, ristoranti, gelaterie e simili. Quasi tutti ovviamente nel centro storico e a discapito di altre attività. Provate ad acquistare un cacciavite in centro. Missione impossibile. Per non parlare di alloggi alla portata di comuni mortali. E, di esempi, sarebbe possibile farne molti altri.

koons vs celliniLa stessa pedonalizzazione totale di piazza Duomo senza aver predisposto un piano organizzato della mobilità, comportando un allungamento dei percorsi dei bus costretti a itinerari schizofrenici, non contribuirà certamente alla sua appetibilità abitativa. Il risultato è quello che Tomaso Montanari chiama la confusione tra lo spazio urbano e il parco a tema. Al pari di Venezia, Firenze sta appunto diventando un parco tematico. Paradossalmente questo comporta un pericolo anche per coloro che pensano al patrimonio artistico soltanto nei termini di possibilità di fare cassa, di coloro cioè che confondono la fruizione con il semplice consumo.

Vediamo meglio questo punto. Benjamin aveva già fatto notare che l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità manteneva il valore originale a partire dall’aurea che essa possedeva in conseguenza della sua contestualizzazione; quello infatti che la riproduzione non può contenere è l’hic e nunc dell’opera, la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova che, nel caso di Firenze in particolare, fa riferimento anche al copioso “patrimonio diffuso”.

Dice Franca Falletti in un recente articolo su La Città invisibile:

Un dipinto tolto dal suo altare con tutto l’apparato liturgico che lo circondava, tessuti, argenti, cristalli, privato delle voci dell’officiante e del popolo, come dell’odore dell’incenso durante le funzioni, quello stesso dipinto appeso su un muro nudo in mezzo all’inaccettabile caos di una sala degli Uffizi perde una grandissima parte del suo significato. Potete immaginare cosa rimane della comprensione di quello stesso dipinto esposto in un museo ad Abu Dhabi?

Ma l’autenticità messa in secondo ordine dalla sua riproducibilità richiama anche altri elementi del valore. Ad esempio la sua virtù dessere testimonianza storica che fonda anche la possibilità e il senso di essere tramandata. E questo è connesso con l’autorità stessa che la cosa acquista in relazione agli elementi di cui sopra.

Lo spostamento dell’opera in un parco a tema quale Firenze sembra essere destinata dalla miopia di questi amministratori, può determinare l’apprezzamento che le copie riceverebbero dalla scomparsa dell’aurea dell’originale. Copie inserite in unipotetica Las Vegas avranno così valore concorrenziale con gli originali fiorentini, se non superiore allorquando, attenti alla lezione di Jeff Koons, non si ammanteranno con sbrilluccichi dorati.

Koons da brillante promoter di se stesso ha capito che la sua opera acquista valore non per la sua originalità; come ricorda il già citato Montanari, il gruppo scultoreo esposto in piazza della Signoria a Firenze è una delle tre copie che riproducono un originale corrispondente a «una modesta statuetta in porcellana francese di fine Settecento» (la Repubblica 2 ottobre 2015); aumenta dunque il suo pregio, dicevamo, dall’essere esposta in un luogo che storicamente avrebbe un valore inestimabile.

Questo dimostra la totale insipienza di questi amministratori che, presi tutti in questo nuovo ruolo di smantellatori del patrimonio pubblico in favore del privato, riescono addirittura a far sì che le merci che tentano di trattare si sminuiscano al loro maneggio.

Curare soltanto il salotto buono è anche compiere un’operazione di scollamento di questo dal resto. È creare uno spostamento e una sospensione che, in qualche modo, tende a snaturare il contesto. Questo può, oltre ad avere ovvie conseguenze negative per la cittadinanza, agire nel senso di una svalutazione del patrimonio artistico stesso, perché, in questo modo, come abbiamo visto, si agisce sul concetto stesso di autenticità. Conseguenza possibile è quella di poter mettere in discussione l’unicità di Firenze e quindi la sua stessa appetibilità in quanto meta turistica.

A tutto si penserebbe meno che alla sindrome di Stendhal, se un turista oggi a Firenze venisse colpito da vertigine e se ne indagassero le ragioni. All’inquinamento, alla confusione, al rumore, alla folla, alla cattiva digestione provocata da improbabili cibi da fast food globale. Si cercherebbero infinite altre ragioni, meno che quella connessa all’effetto provocato dall’essere messi «al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza» (definizione presa da https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stendhal).

Ma qualcuno, di questa situazione, ne sarà in qualche modo responsabile?

*Gilberto Pierazzuoli, scrittore, attivo in perUnaltracittà

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Gilberto Pierazzuoli

Attivista negli anni 70 . Trasforma l'hobby dell'enogastronomia in una professione aprendo forse il primo wine-bar d'Italia che poi si evolve in ristorante. Smette nel 2012, attualmente insegnante precario di lettere e storia in un istituto tecnico. Attivista di perUnaltracittà.

3 commenti su “Ecco Firenze, non città ma parco a tema che deprezza i suoi tesori”

  1. Ottimo articolo, soprattutto nella parte che tratta dell’espulsione di fatto dei residenti dal centro, per carenza di idonei rifornimenti e di servizi.

    Mi permetto di spezzare una lancia in favore delle copie decontestualizzate dei capolavori, avendo da poco visto a Ecouen l’olio su tela attribuito a Marco d’Oggiono, copia contemporanea del cenacolo vinciano, grazie alla quale possiamo immaginare lo sfavillio dell’originale, durato assai poco

    1. Gilberto Pierazzuoli

      Grazie per il giudizio, ma anche per la considerazione fatta. Nel caso che riportate il valore è determinato dall’essere documento di testimonianza storica. Non vorrei pensare però a copie che in un futuro prossimo testimonino la grandezza passata di Firenze a quel tempo ormai scomparsa.

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