Castello e la Piana

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L’ubriacatura

L’avventura consiliare del gruppo Unaltracittà/Unaltromondo inizia nel 2004, anno cruciale per le vicende dell’area a nord-ovest di Firenze, ultimo polmone verde della città e della Piana. Proprio nel 2004 il sindaco Domenici e l’assessore all’urbanistica Gianni Biagi presentano il Piano urbanistico esecutivo (Pue) di Castello e il Piano strutturale che, capolavoro di illusionismo urbanistico, dà per avvenuta la cementificazione di Castello: i volumi da realizzare sono considerati già costruiti e quindi non computabili.

«Piano Strutturale: ritiratelo! Tutti insieme possiamo fermare lo scempio». L’amministrazione è tallonata dal vasto fronte dei comitati costituitosi in città e che, nel febbraio del 2005, organizza una festa del mondo della cittadinanza attiva. «Tutta mia la città. Moltitudini metropolitane all’opera» è lo slogan che raccoglie ventidue tra comitati, associazioni, riviste, liste di cittadinanza, centri sociali, sindacati di base, uniti per «fermare lo scempio edilizio in tutti i quartieri che il Piano strutturale offende per favorire la grande speculazione privata»[1].

L’indissolubile intreccio pubblico-privato emerge nell’aprile del 2005 con la firma della convenzione del Pue di Castello tra Salvatore Ligresti, patron della Fondiaria, Domenici e l’assessore Biagi. L’atto, che dovrebbe regolare i rapporti tra la proprietà delle aree e l’amministrazione pubblica, è l’apoteosi dell’urbanistica contrattata: il privato detta le regole della trasformazione!

In città è subito allarme rosso. In Consiglio comunale il gruppo Puc, facendosi portavoce del fermento cittadino, afferma senza mezzi termini che si tratta di «un’operazione contro gli interessi della città […], una cementificazione pesantissima che non risponde a nessuno dei bisogni e delle esigenze reali della città. L’intervento, che viene a collocarsi in un’area dall’equilibrio infrastrutturale, sociale e ambientale fortemente compromesso, saturerà l’unico corridoio ecologico che unisce il Monte Morello con l’Arno […]. La convenzione dà il via alla fase realizzativa di un intervento edificatorio senza precedenti in città con la colata di circa 1.400.000 mc di cemento per la realizzazione di un nuovo quartiere con uffici pubblici e privati, abitazioni, negozi, la nuova scuola dei Carabinieri, due alberghi, strade, piazze, scuole, impianti sportivi oltre a un parco pubblico di 80 ettari che doveva rappresentare l’interesse pubblico chiesto in contropartita all’intervento».

L’interesse si appunta anche sui costi di realizzazione del parco previsto. Biagi afferma che «sarà realizzato a carico dei privati», ma, considerato che il costo dell’operazione è a scomputo degli oneri dovuti all’amministrazione, il parco sarà invece pagato con soldi sottratti alle casse del comune. Non solo, la sua realizzazione si dimostra «un’opera indispensabile per la valorizzazione fondiaria dell’intervento di edilizia privata»[2].

La cittadinanza non sopporta l’associazione tra gli amministratori e un personaggio dal passato oscuro. A maggio del 2005 il nostro gruppo promuove in un cinema cittadino un incontro con Gianni Barbacetto dal titolo L’affare Castello-Fondiaria: chi è Salvatore Ligresti? A seguire, la coalizione che aveva sostenuto la candidatura di Ornella De Zordo in Consiglio comunale promuove una giornata di dibattito e confronto sul governo del territorio – Noi non viviamo di rendita! – in cui ribadisce l’opposizione alla cessione dell’area di Castello agli interessi della rendita immobiliare speculativa. Alcuni mesi dopo, a novembre, la cittadinanza che insorge si dà appuntamento sotto Palazzo Vecchio per attuare una serie di presidi all’insegna del NO al saccheggio di Firenze: Giunta comunale o Consiglio di amministrazione?, oppure: Grandi cantieri-Grandi affari ecc.

Dopo l’iniziale ubriacatura, gli investitori prendono atto che, sia per la vicinanza dell’aeroporto, sia per la crisi del mercato immobiliare, non possono contare sulla domanda immobiliare auspicata dal piano. La politica corre in loro soccorso prevedendo lo spostamento in loco delle sedi di Regione e Provincia a Castello, con il corredo di un campus delle scuole superiori (si noti che l’allora presidente della Provincia – ente cui spettano le competenze in materia scolastica – è il futuro sindaco Renzi). I «soggetti pubblici che hanno autorizzato la variante di Castello, contro il parere di grande parte della città – afferma la consigliera Puc –, non sono committenti qualsiasi, poiché l’intervento pubblico per decine e decine di milioni risulta decisivo affinché l’operazione di speculazione […] sia promossa sul mercato immobiliare. Difficilmente sul “libero mercato” ci sarebbe stato qualcuno disponibile a costruire qualcosa a fianco della pista dell’aeroporto di Peretola, tra l’autostrada e la ferrovia […]. Dopo l’adozione della variante che destina alla cementificazione l’ultima area verde di Firenze, dopo il protocollo di intesa che riconosce al pubblico pochissimi ritorni, ecco un’altra scelta che non condividiamo, saranno le forze vive della città a riaffermare l’opposizione al dominio della rendita»[3].

E infatti, il mese successivo, «le forze vive della città» organizzano un importante convegno nella sala Incontri di Palazzo Vecchio: Per un nuovo Piano Strutturale, ripartiamo da Castello. Nell’ambito dell’auspicata revisione del Piano strutturale esse ritengono «che la Piana offra l’occasione di ripartire da una nuova e più razionale urbanistica fiorentina, attenta alla sostenibilità ambientale e ai bisogni reali della cittadinanza. Oltre ad essere una zona delicata sotto il profilo idrogeologico, l’area è critica da un punto di vista idraulico e interessante da quello naturalistico. In un quadro tanto precario, non ci sembra che il Piano strutturale sia stato ideato per rispondere ad interessi che non siano soltanto economici, considerazione che apre la porta a questioni in cerca di risposta»[4].

È lo stesso Biagi, in un’intervista a “l’Unità” del febbraio 2006 a dichiarare candidamente che «la realizzazione a Castello della sede della Regione e della Provincia è l’elemento che farà veramente partire l’operazione. Se non c’è un’iniziativa pubblica significativa è difficile che nascano pezzi davvero significativi di città». L’intervento pubblico è inteso quindi non come regolatore e garante degli interessi generali ma al servizio della fattibilità economica degli interessi privati. Non può essere più chiaro di così.

 

Il Parco

Il parco di ottanta ettari è considerato dagli amministratori e da Ligresti il vero fiore all’occhiello di tutto l’intervento, benché corra il rischio di essere appestato dal kerosene degli aerei che lo sorvolano. L’amministrazione presenta in pompa magna il progetto del parco, affidato all’atelier svizzero di Chistophe Girot, Vittorio Savi, all’Europrogetti (società del gruppo Fondiaria-Sai) e all’architetto Marco Casamonti.

Il comunicato stampa Puc non si fa attendere: «Il progetto del Parco nell’area di Castello mette in ombra il grande affare edilizio di Ligresti – si afferma – ed è un grande bluff perché verrebbe a costare 25 milioni di euro, quando sappiamo che la Fondiaria ne sborserà al massimo solo dieci, pagati con soldi pubblici a scomputo degli oneri di urbanizzazione, e a condizione di costruire tutto l’edificato previsto, palazzi di Regione e Provincia compresi»[5]. Il grande problema di Castello, prosegue il testo, è che esso contravviene alle direttive regionali in fatto di limitazione di nuovi consumi di suolo.

L’affaire Castello, grazie anche all’ampia mobilitazione in città, diventa un caso nazionale e Ornella De Zordo, intervistata dalla giornalista Giovanna Corsetti di “Report”, denuncia sia il pesante intervento di Ligresti che l’incompatibilità di questo con la vicinanza all’aeroporto[6]. La consigliera sottolinea inoltre che la Fondiaria ha acquistato anche il 2% delle azioni dell’aeroporto: «è come dire che Ligresti ha veramente messo le mani sulla città». Gli amministratori stanno a guardare, mentre i legali di Ligresti minacciano querele a destra e a sinistra.

 

Lo stadio

Dopo due anni di gestazione, nel 2007 la giunta Domenici ripresenta un nuovo Ps che, in maniera gattopardesca, conferma il trucco contabile dei volumi di Castello.

In città la situazione è pesante. Preoccupa soprattutto il clima di scarsa trasparenza delle operazioni in corso e la totale mancanza di ascolto dei cittadini da parte degli amministratori di centro-sinistra. Nel gennaio del 2008 il nostro gruppo partecipa a un incontro pubblico dei Comitati dei cittadini, Firenze: le regole per abusare. Vi prendono parte anche Alberto Asor Rosa e Edoardo Salzano. «Da tempo la città di Firenze è sconvolta da cantieri, progetti mai terminati, pericolose infrastrutture mal progettate, parossistica attività edilizia ecc. Insomma, da tempo un gioiello urbano e di convivenza sociale quale la nostra città è oggetto di politiche e interventi devastanti. Ma qual è la città che i cittadini vogliono? Qual è l’urbanistica che auspicano? Quale il ruolo degli amministratori pubblici?»[7].

La riadozione del Ps esalta i protagonisti delle vicende. In primavera la giunta comunale avvia il procedimento per inserirvi i centri direzionali di Regione e Provincia. Il sindaco Domenici, nell’estate del 2008, è protagonista di una serie di contatti informali con Ligresti e Della Valle per costruire il nuovo stadio comunale nella povera piana di Castello, ormai sovraccarica di ingombranti volumetrie e di soffocanti funzioni. Il vero obiettivo di questa operazione è inserire lo stadio – con tanto di centri commerciali, parcheggi, alberghi ecc. – proprio negli ottanta ettari di parco e completare la “valorizzazione” speculativa dell’area. È lo stesso Domenici, al telefono con Biagi, a rendere noto lo spirito dell’operazione: «“oh! spero che tutti capiscano che il sindaco vuole toccare il parco! cioè vorrei che su questo non ci fossero dubbi… io voglio toccare il parco”. Biagi: “…su questo lo sanno tutti…” Domenici: “… e non perché io voglio dare ragione a Della Valle… ma perché quel parco mi fa cagare da sempre… è chiaro?”»[8].

La misura è colma. A fronte della «fiera delle dichiarazioni su stadio, pista dell’aeroporto e parchi», Puc ribadisce fermamente che «il Parco di Castello non può essere intaccato. Grave sarebbe se l’amministrazione comunale, come abbiamo letto sulla stampa, decidesse di destinare l’area prevista per il Parco, unica magra consolazione dello sconquasso edilizio consentito a Ligresti, per la costruzione del nuovo stadio. A farne le spese sarebbero di nuovo l’interesse collettivo e la salute pubblica; a vincere, per l’ennesima volta, l’interesse dei privati, in questo Ligresti che non dovrebbe neppure più realizzare il Parco»[9].

I protagonisti di queste vicende hanno fretta, le elezioni del 2009 sono vicine e vogliono concludere l’affare Castello al più presto: nel sacco hanno le volumetrie di Ligresti, i centri direzionali e lo stadio di Della Valle. Non sono invece consapevoli, come vedremo, della bufera che sta per abbattersi su Firenze.

Intanto, baldanzosi, i Della Valle fanno il botto in città: a settembre presentano con grande sfarzo, alla presenza del gotha politico ed economico fiorentino, la loro “Cittadella viola” che, guarda caso, vedrebbero bene proprio a Castello. Massimiliano Fuksas, progettista del parco a tema viola, associa lo stadio a «una nuvola contro la paura» che, aggiunge, ha disegnato pensando «a Firenze, a un luogo in cui imparare a passeggiare».

Lo spostamento dello stadio a Castello – assente nelle indicazioni del Ps – deve invece rientrare in un nuovo piano urbanistico poiché si tratta di un intervento cospicuo e perché così vuole la legge. Non c’è tempo per riadottare un nuovo piano. Dal cappello dei maghi dell’urbanistica e dell’amministrazione comunale spunta l’idea risolutiva: il nuovo stadio viene inserito – in maniera vergognosa – nelle controdeduzioni del Comune alle osservazioni al Ps. E così, il 30 settembre, gli amministratori on demand, fanno sapere che «previa un’idonea procedura di valutazione, potranno far parte dei servizi di grande scala collocati nell’Utoe anche lo stadio per il calcio, accompagnato da attrezzature per il tempo libero e la cultura». La Giunta comunale approva. Semplice, pulito e veloce, e non ci si pensa più!

Piazzato lo stadio, la cricca si sente al sicuro. Resta da aspettare l’approvazione del Piano strutturale: et voilà, i giochi son fatti.

 

La bufera

Mentre tutto sembra filare liscio come l’olio, le previsioni invece saltano. Nel novembre di quell’anno la Procura fiorentina, a partire da un’intercettazione del telefono di Gaetano Di Benedetto, promuove un’inchiesta per corruzione con conseguente sequestro dell’area di Castello (eccetto il cantiere della Caserma dei marescialli).

Gli indagati sono Ligresti e il suo braccio destro Fausto Rapisarda, gli assessori Biagi e Cioni, l’architetto Casamonti e Gualtiero Giombini, dirigente di Europrogetti. Per tutti l’ipotesi di reato formulata dai pubblici ministeri Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Gianni Tei, è il concorso in corruzione. «L’obiettivo, per il gruppo Ligresti, sarebbe quello di ottenere l’avallo e l’esito positivo delle proprie iniziative economiche e imprenditoriali finalizzate, fra l’altro, alla massima valorizzazione dell’investimento immobiliare nell’area di Castello»[10]. Come scrive in questo volume Maurizio Da Re, la sentenza in appello si concluderà con quattro condanne per corruzione.

Il 2008 è dunque l’annus horribilis di Castello. Si succedono le dimissioni dei protagonisti di questi avvenimenti, il Pd cittadino è allo sbando, il direttore de “La Nazione” è costretto a dimettersi, mentre Domenici, con azione spettacolare, si incatena davanti alla sede romana del gruppo “l’Espresso” in segno di protesta contro il modo in cui è stata trattata dai media la vicenda politica innescata dall’inchiesta giudiziaria Fondiaria-Sai. «Voglio dire a tutti che la mia giunta è pulita e che io non ho fatto nulla di cui vergognarmi»[11]. Excusatio non petita, accusatio manifesta.

Nella primavera del 2009 Domenici ritirerà il vituperato piano nell’esultanza dei comitati[12].

 

L’illusionista

Nel giugno 2009, Ornella De Zordo è confermata in Consiglio comunale. Al ballottaggio, Renzi diventa sindaco della città tra proclami scoppiettanti e promesse di discontinuità con l’amministrazione precedente: in realtà, il programma elettorale del neosindaco e della coalizione di centro-sinistra riprende integralmente i progetti devastanti della coppia Domenici-Biagi. «Quindi nessuno choc, nessun cambiamento nell’amministrare Firenze per chi guarda ai contenuti e alla sostanza delle cose e non si fa suggestionare dalla retorica più o meno spumeggiante dei protagonisti delle primarie o dalle loro doti telegeniche […]. Cambiare tutto per non cambiare nulla, ecco la pseudomagia del Pd»[13].

Caduto in disgrazia Ligresti, il testimone passa a Diego Della Valle, la cui proposta, già presentata a Domenici, affascina anche il “rinnovatore” per il quale «la cittadella viola è una ghiotta opportunità per il territorio»[14]. E soprattutto per chi la propone, aggiungiamo noi. L’idea del neosindaco è di collocare la cittadella proprio nel parco di Castello. Le volumetrie, beninteso, non devono aumentare, ma si può ben distruggere un parco assimilandolo a una cittadella, con stadio, parcheggi, centro commerciale e servizi vari.

Insomma, con la nuova giunta continuano a celebrarsi i fasti dell’urbanistica postmoderna, secondo la quale il principio di non contraddizione è obsoleto e tutto è relativo. Un’affermazione e la sua negazione sono consentite e devono essere considerate vere entrambe: il parco e la sua negazione (cioè la cittadella viola) pari sono e guai a non crederci!

«Renzi vuol davvero abbandonare l’urbanistica contrattata?», chiede Ornella De Zordo in Consiglio. «Dopo tutto ciò che è accaduto non si può tornare a proporre il parco di Castello per la cittadella: è come se, dopo aver fatto il giro del mondo, noi tornassimo al punto di partenza. Ci sono troppe criticità irrisolte: innanzi tutto non si tratta di un’area pubblica qualunque ma un elemento ritenuto “essenziale” per l’intera urbanizzazione dell’area, e il fatto che ci sia un’inchiesta della Magistratura in corso non è certo un aspetto secondario»[15].

Renzi, approfittando del trucco contabile per cui Castello non viene computata nel dimensionamento del Ps, conia il falso slogan dei “volumi zero”. Con una frase a effetto, di cui è specialista, il sindaco fa notare che «c’è un bisogno crescente di Firenze. Spetta a ciascuno di noi “forzare l’aurora a nascere”». A noi, purtroppo, sembra di dover assistere al crepuscolo di una città, Firenze, ingiustamente sfruttata sull’altare della mala politica e della voracità economica.

PerUnaltracittà ribadisce quindi a gran voce che a «Castello occorre un Piano organico di tutta l’area, per valutarne le compatibilità e le priorità, smettendo di infilare in quei 186 ettari tutto quanto viene in mente ora all’uno ora all’altro». La lista individua tre livelli di richieste: «priorità per l’assetto e la salvaguardia ambientale dell’area, anche e soprattutto in funzione di riequilibrio verso sistemi saturi della città e della Piana; azzeramento del piano Ligresti e cancellazione del Piano urbanistico esecutivo (Pue) di Domenici e Biagi e formulazione di un nuovo piano; no all’inceneritore, no anche all’ampliamento dell’aeroporto»[16].

 

L’ingorgo

«Mi sembrano matti tutti […] non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l’aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole… boh… io penso che ci metteranno sul giornale perché mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì… dài… ma poi solo i flussi di traffico, di trasporti… quindi per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello, ma ti pare? Vicino alla Provincia magari… vicino alle scuole. Chi abita lì ha il rumore dell’aeroporto… il rumore del traffico… il rumore dello stadio… cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti… boh… non lo so io… può darsi che funzioni… io non faccio l’urbanista… mi sembra di quelle robe destinate a bloccare tutto… a trovare un miliardo di oppositori e prima di mettere la prima pietra passano dieci anni»[17]. È lo sfogo telefonico di Andrea Bottinelli – uomo di Ligresti – il quale si rende conto che l’area sta diventando la discarica urbanistica di Firenze.

Nell’area di Castello oggi si trova la Scuola dei marescialli dei Carabinieri, mostro meritevole di demolizione che rischia il sequestro a lavori ultimati: la Cassazione, dando ragione alla Btp di Fusi, ha infatti stabilito in via definitiva un errore di progetto poiché l’opera è stata eseguita con un coefficiente antisismico insufficiente[18]. Il complesso, pensato per ospitare oltre duemila militari, comprende parcheggi, abitazioni, aule, negozi e anche uno stadio il cui campo non è praticabile perché costruito su un residuo dell’antico ambiente palustre. Da sempre abbiamo segnalato il rischio della falda affiorante e della pericolosità idraulica dell’area, ma le denunce sono rimaste colpevolmente inascoltate.

La minacciosa presenza della Cittadella viola oggi non incombe più su Castello ma su un’area limitrofa: quella del mercato ortofrutticolo (Mercafir) che, scalzato da Della Valle, al momento si ritrova senza fissa dimora.

Nella partita di Castello entrano in gioco anche un nuovo aeroporto, un inceneritore e un parco agricolo[19]. Il progetto di ampliamento della pista dell’aeroporto – da city airport ad aeroporto internazionale – che promette un pesante impatto sanitario e ambientale: distruzione delle ultime aree agricole della piana, alterazione dell’equilibrio idrogeologico dei luoghi, rumori e gas di scarico degli aerei. La nuova pista è orientata in direzione subparallela all’autostrada e si estende per 2.400 metri (oltrepassando i 2.000 m previsti dal Pit). Malgrado la vicinanza di Pisa, sembra che Firenze non possa fare a meno di questo nuovo aeroporto. Il nuovo aeroporto si incunea nell’area di Castello con la benedizione di Renzi e Rossi, spostando i Della Valle alla Mercafir e irritando la UnipolSai, subentrata ai Ligresti, che vede sensibilmente diminuire la redditività dell’investimento. La UnipolSai presenta due ricorsi contro le scelte urbanistiche del Comune, forse nella speranza di vedersi assegnata la localizzazione della Mercafir sui propri terreni, nella parte nord dell’area[20]. Semplice, no? È come giocare a biliardo, un colpo di stecca e le palle iniziano a rotolare. Sarà questa l’urbanistica postmoderna e neoliberista?

Nel luglio 2015 la “conferenza dei servizi” della Città metropolitana approva la costruzione di un inceneritore da 140.000 tonnellate di rifiuti annui, con due ciminiere alte 70 metri a soli 500 metri dalla nuova pista dell’aeroporto. Ceneri altamente tossiche ed emanazioni gassose climalteranti e mutagene ne sono il coerente corollario, sfacciatamente negato dagli amministrazioni locali e dalla società di gestione dell’inceneritore.

Infine, il Parco agricolo della Piana, proposto dalla Regione come «elemento ordinatore» dell’intera area non ancora urbanizzata. Malgrado le premesse, esso non mette in discussione la pesante infrastrutturazione dell’area. Nel convegno Firenze e la Piana: dalla iperperiferia al Parco in città l’urbanista Giorgio Pizziolo afferma che il «Parco della Piana va fatto entrare in città […]. Giù le mani dal Parco della Piana: è l’ultima chance per l’area metropolitana di avere un grande parco agricolo ed ecologico con dignità urbanistica, un autentico “central park”». La proposta di Firenze “città-paesaggio”[21] – fondante nei programmi del nostro gruppo – trova nella salvaguardia dell’area di Castello un suo punto di forza non negoziabile.

*Antonio Fiorentino

[Il testo è apparso nel libro Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, a cura di Ilaria Agostini, Aión, Firenze, 2016, pp. 89-99; del libro, abbiamo già pubblicato i capitoli: Un’altra idea di città, della curatrice; Firenze 2004-2014. Un caso nazionale, di Paolo Berdini; Dal Palazzo al città, e ritorno, di Ornella de Zordo; L’urbanistica in consiglio comunale, di Maurizio Da Re; Comunicare il pensiero critico, di Cristiano Lucchi; Piani neoliberisti, di Ilaria Agostini; La città in svendita, di Maurizio de Zordo; La città storica, di Daniele Vannetiello; Il sottoattraversamento TAV nel modello insostenibile di mobilità fiorentina, di Alberto Ziparo]

 

Note al testo

[1] L’assemblea è promossa da: Comitato San Salvi chi può, Comitati dei cittadini-Firenze, Comitato per la difesa delle Cascine-Isolotto, Fuori Binario, RdB Cub Firenze, Comitato contro il polo estrattivo di Calenzano, Coordinamento dei Comitati della Piana, Csa Ex Emerson, Comitato di Villa Fabbricotti, Coordinamento dei Comitati di Bagno a Ripoli, Equoland, Movimento di lotta per la casa, Comitato ex Panificio Militare, Cpa Firenze Sud, Legambiente, Comitato di via Montebello, Firenze Social Forum, Unione Inquilini, Emergency, ScandicCittadinanzAttiva, Rifondazione Comunista, Unaltracittà/Unaltromondo.

[2] Castello-Fondiaria: Le stravaganti dichiarazioni dell’assessore Biagi, com. stampa Puc, Firenze 3 maggio 2005.

[3] Un grande affare per Ligresti, ma non per la città, grazie a Comune, Provincia e Regione, com. stampa Puc, Firenze, 25 gennaio 2006.

[4] Ripartire dalla Piana di Castello per dare una svolta all’urbanistica cittadina, com. stampa Puc, Firenze, 23 Febbraio 2006.

[5] Castello, De Zordo: «Il parco è un bluff e mette in ombra il grande affare per Ligresti», com. stampa Puc, Firenze, 1° marzo 2007.

[6] È lo stesso Enac ad affermare che senza il proprio parere «non si potrà costruire niente». Si veda la trascrizione della puntata di “Report” del 18 marzo 2004, consultabile su http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-04ec167e-bc35-4010-98be-b71facd4311b.html

[7] Si veda anche Coordinamento Comitati Cittadini Area fiorentina, Attenti al piano strutturale!!!, Quaderno n. 3, s.e., Firenze, 2008.

[8] Ernesto Ferrara, Domenici, Ligresti, Della Valle, un pranzo e lo stadio va a Castello, “la Repubblica Firenze”, 3 dicembre 2008.

[9] Castello, De Zordo: «Le scelte urbanistiche non possono tenere conto solo degli accordi politici», com. stampa Puc, Firenze, 27 giugno 2008.

[10] Franca Selvatici, Castello, accuse di corruzione agli assessori Cioni e Biagi, “la Repubblica Firenze”, 19 novembre 2008.

[11] Matteo Tonelli, Bufera Pd, Domenici si incatena davanti alla sede del gruppo l’Espresso, “la Repubblica”, 6 dicembre 2008.

[12] Cfr. supra il capitolo Piani neoliberisti.

[13] Primarie: cambiare tutto per non cambiare nulla, ecco la pseudomagia del Pd, com. stampa Puc, Firenze, 16 febbraio 2009.

[14] Dall’intervento del sindaco Renzi nel Consiglio comunale del 21 settembre 2009.

[15] Cittadella viola: “Inaccettabile riproporre Castello”, com. stampa Puc, Firenze, 21 settembre 2009.

[16] Castello. “Azzerare la colata di cemento prevista dal Piano Domenici-Ligresti”, com. stampa Puc, Firenze, 11 ottobre 2010.

[17] Franca Selvatici, Castello, sequestrata tutta l’area, “la Repubblica Firenze”, 6 gennaio 2009. L’intercettazione telefonica risale al 2007.

[18] Corre l’obbligo di ricordare che proprio da qui è partita l’inchiesta sulla «cricca» di Balducci e Piscicelli (che, al telefono, rideva del terremoto dell’Aquila).

[19] Per un approfondimento sui progetti e le criticità che insistono sull’area si rimanda al Il cielo sopra Firenze, trafficato e fuori legge. Dossier aeroporto, “La Città invisibile”, suppl. al n. 30, 18 novembre 2015, con contributi di Ilaria Agostini, Paolo Baldeschi, Lorenzo Bigagli, Collettivo di Scienze-Studenti di sinistra, Francesca Conti, Claudio Greppi, Laboratorio politico Puc, Paolo Lombardi, Giorgio Pizziolo.

[20] Mentre il libro va in stampa [febbraio 2016] si affaccia l’ipotesi del trasferimento della Mercafir all’Osmannoro: i giochi si complicano e il quadro diventa ancor meno predittibile [N.d.C.].

[21] Cfr. infra il contributo di Giorgio Pizziolo.

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Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

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