La risalita

All’Abetone è conservato un esemplare dello Slittone, rudimentale impianto di risalita che portava gli sciatori a monte. Entrato in funzione nel 1938, lo slittone aveva dei pattini di legno e ferro su cui poggiavano alcune panche di legno, molleggiate da balestre per evitare che la risalita costasse più fratture della discesa.

Una foto mostra i villeggianti che vi prendono posto con gli sci di legno e il sorriso da anni ruggenti, pronti per essere trascinati su da un cavo d’acciaio senza nessuno sforzo. In vetta avrebbero sorbito un liquore nazionale al rifugio, schietto maschio e corroborante, per ricordare a se stessi e al mondo che facevano parte di un’élite che grazie al fascismo si staccava sempre di più e sempre più in fretta dalle masse dei lavoratori.

Quegli atri si spostavano a piedi anche con la neve, andare a scuola e al lavoro richiedeva quasi più sforzo che starci, i chilometri percorsi in un giorno di neve o di pioggia dalla maggior parte degli italiani non si contavano sulle dita di una mano, ne servivano due.

Lo slittone per happy few era comodo (ci sono salito): la postura assai più ergonomica di quella dei mezzi attuali, con il bacino leggermente inclinato in avanti, la distanza tra le file di panche meno oppressiva di quella di un bus.
Era per quei monti una novità paragonabile al tram che passa a Firenze: una vecchia idea abbinata a tecnologie avveniristiche, ingombrante e per pochi.

Ma come, mi direte, il tram è per tutti, non a caso discende dall’Omnibus…

Eh no ragazzi, avete sbagliato, il tram non è un semplice mezzo di locomozione, di quelli che attraversano Roma e Berlino, il tram è già e sarà sempre di più la navetta dei viaggiatori di serie B che scendono in stazione e vogliono recarsi in albergo o al bed and breakfast e poi a fare shopping.

I viaggiatori di serie A prendono il taxi o hanno già un’auto che li aspetta, i più ganzi appena scendono all’aeroporto baciano la terra di Cavalli e di Ferragamo e vengono caricati dal personal shopper che li pascola in via Tornabuoni e poi li riaccompagna servilmente al velivolo, così in serata potranno spacchettare gli acquisti ad Austin, Texas.

La serie C sono i cittadini, includendo in questa categoria non solo chi ha la residenza in città o vi tiene bottega, ma anche chi aspetta i documenti per passare e chi dorme per strada senza il becco di un quattrino. Per costoro il tram sarà sempre più costoso e in ogni caso di scarso interesse per i loro spostamenti, visto che non è prevista una rete di bus che innervi le zone circostanti nelle fermate più lontane, anzi dove c’era è stata danneggiata.

Sono in fondo alla scala sociale e questo è lo scotto che devono pagare.

In attesa di una seria ripresa della lotta di classe possono equipaggiarsi per la risalita con racchette e picozze, dai robivecchi se ne trovano alcune con ottime rifiniture in cuoio marcio, pochi tarli e a prezzi accessibili.

*Massimo De Micco

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Massimo De Micco

Massimo De Micco

Massimo de Micco, 1972, fiorentino, essendo cresciuto negli anni Ottanta e Novanta si ritrova una formazione psicologica, una partita iva e una ricca e variegata esperienza professionale nel campo della formazione, ma è anche illustratore,fumettista e cartoonist. Ha partecipato a iniziative culturali, sociali e politiche di varia natura, a condizione che fossero libere, solidali e auto-organizzate, dagli Studenti di Sinistra a Kykeion, da Violetta van Gogh a Black Notes, da Fuoribinario a Radio Cora. E' tra i fondatori del gruppo Palazzuolo Strada Aperta che ha dato vita in questi anni alla Book Bike e si appresta ad aprire a Firenze la Biblioteca Riccardo Torregiani.
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