Il dominio della città-Stato. Per una critica del gigantismo/3

Una risposta

  1. Avatar Marco ha detto:

    Buongiorno, trovo interessantissimo il suo riflettere sulle megalopoli come architrave di un ordine globale che sancisce la disuguaglianza globale iscrivendola negli spazi pubblici e forzando l’ecologia urbana; io stesso, lavorando per un centro studi politico-militare ne ho sondato i rischi ambientali, le aporie strategiche e le derive sociali implicite. Mi permetto di rilevare come qualsiasi progetto istituzionale-costituzionale di “regionalismo differenziato”, per quanto teoricamente funzionale, è già superato e di fatto può essere scartato e perfino contrastato dalla realtà di grandi imprese “over the top” (la definizione è di Franco Bernabè) che prediligono il centralismo statale emergenziale (oggi giustificato da pandemia e relative misure di “ripresa”), non tanto per le “grandi opere” cementizie (segnacolo di un berlusconismo affarista-speculativo che comunque è sempre in agguato) quanto per le nuove tecnostrutture ICT di un pugno di multinazionali ben addentro al circuito psicologico-sociale delle megalopoli del XXI secolo

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