Rompiamo il silenzio sull’inceneritore di Firenze: Potere al Popolo ne parla!

Nell’articolo pubblicato il 18 marzo su questa rivista avevamo preannunciato che Q.tHermo aveva la possibilità di presentare un ultimo ricorso – e lo ha fatto in questi giorni – contro il provvedimento regionale che gli aveva negato il rilascio di una nuova autorizzazione per la realizzazione dell’inceneritore di Firenze.

Nella stampa che dà spazio alla campagna elettorale per le amministrative a Firenze il tema inceneritore è silenziato mediaticamente (anche se ad esempio la lista Potere al Popolo che sostiene Antonella Bundu ha espresso in varie circostanze pubbliche posizioni nette al riguardo), nessuno ne parla, come se i giochi fossero conclusi: ma ancora non lo sono del tutto.

A chi giova questo silenzio mediatico? Al pro-inceneritore, Nardella, che tenta un’ultima imboscata, in silenzio.

Ricordiamo che il Comune di Firenze, ha il 58,87% di partecipazione in Alia (ricordiamo che Alia più Hera = Q.tHermo), e che Nardella ha la responsabilità politica di tutta questa triste vicenda.

Parafrasando Greta Thunberg: agiamo contro chi vuol gettare la Piana nelle fiamme dell’inceneritore e dell’aeroporto!

Qui di seguito riportiamo un articolo, del Presidente di Medicina Democratica, Marco Caldiroli, sull’inceneritore di Firenze.

Inceneritore di Firenze, ultimo atto?

Con delibera della Giunta della Regione Toscana (n. 3026 del 7.03.2019) è stato respinto il nuovo tentativo di Q.tHermo (Hera ambiente), su “mandato” della Provincia e della stessa Regione (piani rifiuti) e con l’assenso della città di Firenze, di realizzare un impianto di incenerimento alle porte di Firenze.

L’atto arriva dopo le sentenze, sfavorevoli per il proponente, del TAR (8.11.2016) e del Consiglio di Stato (24.05.2018) cui Medicina Democratica ha dato un contributo a partire dalle osservazioni in sede di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale come nella redazione dei ricorsi oltreché nella partecipazione alle numerose iniziative, in particolare del Comitato della Piana e delle Mamme contro l’inceneritore, che si sono susseguite negli anni. Il tema ha tenuto banco perlomeno dal 2005 con la prima fase della Valutazione di Impatto Sanitario (una delle prime in Italia). L’ostacolo contro cui si è infranto, più di 10 anni dopo, Q.tHermo e le amministrazioni favorevoli è stato proprio l’esito della VIS, “incorporata” nell’accordo tra gli enti del 22.04.2009 che aveva condizionato/correlato l’idea dell’inceneritore al progetto “I boschi della piana” che “non è più realizzabile in quanto l’area interessata è oggi destinata ai lavori di ampliamento della pista aeroportuale”.

La principale motivazione che ha determinato l’accettazione dei ricorsi (tra le tante presentate) è l’assenza, a livello progettuale, di VIA e del relativo procedimento, degli “interventi di miglioramento ambientale” per “mitigare l’impatto ambientale e sanitario del termovalorizzatore”. In altri termini quegli interventi che avevano al centro il recupero del parco della piana ed in particolare il “boschetto mangiapolvere”.

Un “boschetto” a sua volta “mangiato” dalla successiva procedura per l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze (altrettanto osteggiato dai Comitati e da Medicina Democratica e anch’esso, allo stato, “censurato” dal TAR Toscano con sentenza del 8.08.2016).

Nella decisione relativa all’inceneritore i due progetti si intrecciano e collidono tra loro creando un corto circuito amministrativo che ha permesso di far valere le motivazioni (ben più consistenti e non limitate a tale aspetto) dei comitati : “la realizzazione del termovalorizzatore e l’ampliamento dell’aeroporto costituiscono progetti differenti e afferiscono a procedimenti amministrativi autonomi e distinti, sicché le misure di mitigazione previste nell’ambito del procedimento per la realizzazione del termovalorizzatore non potevano sovrapporsi con quelle concernenti il progettato ampliamento dell’aeroporto …. Ogni eventuale decisione sulle misure di mitigazione anche per la nuova evenienza determinata dal progetto aeroportuale avrebbe imposto una complessiva rivalutazione della situazione ambientale e sanitaria della Piana (anche in considerazione degli esiti della VIS, fase III, tant’è che la stessa Conferenza dei Servizi nella riunione del 17 novembre 2014 non aveva mancato di rilevare come ‘l’eventuale futuro insediamento nell’area di nuove strutture e infrastrutture sarà oggetto di valutazioni che terranno conto della sovrapposizione degli effetti cumulati ai sensi delle norme vigenti’”. In soldoni, non esiste che un progetto prevede la riqualificazione di un’area a verde per mitigare gli effetti dell’inceneritore e subito dopo un altro progetto prevede la “asfaltatura” della stessa area per ampliare l’aeroporto!

Comunque sia un elemento decisivo che ha fatto saltare il banco è stata, oggettivamente, la VIS anche se il suo esito era stato criticato sia da chi scrive che da altri (come il compianto Michelangiolo Bolognini) in quanto sembrava che la “montagna avesse partorito il topolino” ovvero, a fronte di oggettivi e importanti effetti sanitari stimati dovuti alla realizzazione dell’inceneritore, le amministrazioni sembravano potersela cavare con un “boschetto mangiapolvere”, in qualche modo suggerito dalla stessa VIS, su cui invece si è infranto lo stesso progetto.

Il tentativo di Q.tHermo di riattivare la procedura è l’oggetto della delibera regionale di cui si parlava all’inizio di questo scritto. In particolare il proponente rilevava due aspetti significativi : il primo secondo cui “la citata sentenza del Consiglio di Stato n. 3109/2018 non avrebbe posto in capo al proponente l’obbligo di progettare, realizzare e finanziare gli interventi di mitigazione a servizio del termovalorizzatore, imputando, piuttosto, tale obbligo unicamente in capo alla Città Metropolitana di Firenze”, il secondo per cui “gli interventi di mitigazione a servizio del termovalorizzatore sarebbero oggi compresi nell’ambito degli interventi di rinaturalizzazione previsti dal Master Plan dell’Aeroporto di Firenze”.

Sul secondo aspetto la sentenza del Consiglio di Stato è già chiara di per sé, sul primo rileva evidenziare che un tale approccio fa emergere un errore frequente nell’ambito delle procedure di VIA.

Se il proponente, nel suo interesse, presenta in tale occasione uno Studio di Impatto Ambientale (che sicuramente non afferma la incompatibilità dell’opera ma bensì tende a dimostrarne la necessità, idoneità e accettabilità) il ruolo dei soggetti deputati a esaminare il progetto e decidere sullo stesso (in primis le amministrazioni locali) non è quello di “validare” lo Studio di Impatto Ambientale ma quello di procedere a valutare, appunto, gli impatti ambientali della proposta al di là di quanto prospettato dal proponente.

Limitarsi a verificare che il SIA sia stato “scritto bene” o anche esplicitare il proprio assenso alla realizzazione dell’opera (anche prima della presentazione della procedura) come fece il Comune di Firenze significa farsene “complici” e attribuirsi un ruolo di “sostegno e integrazione” alla proposta stessa come si attendeva Q.tHermo che agiva comunque, di fatto, per conto delle amministrazioni consenzienti all’opera e che l’avevano inserita nella loro programmazione.

Non è quindi immotivata la posizione del proponente quando “chiama in causa” a proprio supporto la Città/Provincia di Firenze, imputando a quest’ultima la progettazione e realizzazione delle opere di mitigazione: quell’ente ha sponsorizzato e sostenuto l’opera, quell’ente faccia la sua parte nella sua realizzazione, è questa la visione del proponente che è stata comunque bocciata dalla Regione. Il proponente arriva infatti a lamentare che “non sarebbero stati coinvolti nel procedimento in oggetto tutte le amministrazioni interessate (aspetto che era oggetto di ricorso da parte di alcuni comuni, ndr) ed in particolare la Città metropolitana di Firenze (sic !) …. “.

Q.tHermo ha ricorso contro la delibera regionale mentre è ancora in corso il contenzioso sulla VIA dell’aeroporto, secondo l’Avvocato Claudio Tamburini, che ha seguito i ricorsi: “Ne consegue che qualora la sentenza del TAR  sull’aeroporto (prossima ad essere pubblicata) dovesse annullare la VIA, verrebbero meno i presupposti principali su cui il ricorso di Q.tHermo si basa. Ove invece la sentenza dovesse confermare la validità della VIA, la  questione si sposterebbe sulla effettiva possibilità che le compensazioni previste per l’aeroporto, possono valere anche per l’inceneritore (trattandosi nel caso di opere diverse come lo stesso Consiglio di Stato ha affermato nella sentenza dell’anno scorso).”

Lo stesso legale mette in guardia e invita a continuare nella vigilanza: “a fianco delle difese giudiziarie, si impongano nuovamente e con più forza, le iniziative dei comitati e delle associazioni per ridare alla vicenda la  dimensione politica che richiede. Q.tHermo è una società per azioni a prevalente capitale pubblico il che vuol dire che il Comune di Firenze, con il 58,87% di partecipazione in Alia, avrebbe certamente qualcosa da dire anche agli attuali amministratori di Q.tHermo che certamente avrebbe i titoli per condizionare. Certamente il Comune ha la preminente responsabilità politica di tutta la vicenda”.

Alla fine, quello che rimane è che si sono persi più di 10 anni sulla discussione inceneritore sì o no (lì o là) e non si è affrontato in modo rigoroso e radicale il problema della gestione dei rifiuti nell’area metropolitana di Firenze e non solo per evitare di passare dalla padella della discarica alla brace dell’inceneritore. Quando si comincia a discutere su come ridurre drasticamente il problema alla base, partendo dall’evitare che una merce si trasformi in un batter di ciglia in un rifiuto da buttare?

*Marco Caldiroli. presidente Medicina Democratica