“Firenze è la città che scaviamo”. Ritrovata nel tunnel TAV la Battaglia d’Anghiari

Sbuffi d’aria fresca uscivano dagli sfiatatoi del tunnel. La città era rovente. Da tempo programmavano l’incursione nel grande cunicolo e, finalmente, in una notte estiva, i due ragazzi si decisero. Il moro aveva insistito molto per la scorribanda sotterranea. L’occhialuto invece ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma neanche stavolta riuscì a frenare l’intraprendenza del compagno.

Entrarono nel cantiere scavalcando le transenne a Capodimondo. La città dormiva, il cantiere deserto, le guardie erano intente a sorvegliare le zone rosse e perciò lontane da quel luogo di periferia. Un gatto si aggirava sospettoso, memore forse di qualche pedata degli operai, snervati dal ritmo sincopato dei lavori, un vero e proprio supplizio di arresti e ripartenze.

Il tunnel era stato avviato secoli fa, molto prima della grande Alluvione, che, tra l’altro, si dice fosse stata causata proprio dal tunnel: quelle sciagurate paratìe, che bloccavano la falda, avevano impedito anche il deflusso delle acque piovane. E la città fu travolta dall’onda. Fu un disastro, ma erano passati tanti anni.

Calatisi nel tunnel, i due ragazzi provarono subito il sollievo dell’aria fresca del sotterraneo. Camminarono nell’ampia galleria facendo rimbombare i passi. Quando si fermarono per riposarsi, udirono un rumore: quasi un pigolìo, molto forte. Si guardarono spaventati, forse si trattava di un animale.

Avvertirono un movimento d’aria, qualcuno o qualcosa si stava avvicinando. Glielo avevano detto che nel grande cunicolo ci abitava la Talpa. Non ci avevano creduto e ora era lì, colossale e scura, davanti a loro.

“Buonasera – disse con un sorriso enigmatico – sono Monnalisa, e voi chi siete?”

I due, rassicurati dalle buone maniere, le raccontarono persino delle loro passioni. “Il tramway! Mi piace salutarlo quando passa”, disse il ragazzo con gli occhiali. “A me piace il genio di Firenze, che sono io” – puntualizzò l’altro – “ma mi piace anche la Battaglia d’Anghiari di Leonardo da Vinci”. Aveva le fisime, vedeva ovunque l’affresco scomparso, anche nei luoghi più impensati.

La malinconica Talpa, forse commossa dal sentir rammentare Leonardo, nome a lei così caro, si tradì. Li condusse a vedere il tesoro che, in segreto, custodiva da lungo tempo. Fu così che si rinvenne la tanto ricercata Battaglia, la bellissima e meravigliosa opera che il pittore-scienziato si dilettò ad affrescare sulle ricurve pareti del tunnel.

Ora che il tunnel è in uso, i treni ad alta velocità fanno l’inchino davanti all’opera leonardesca, rallentano e si fermano per i selfie dal finestrino. Tutti convengono che passando in superficie si impiegherebbe meno tempo.

*Atena Poliade