La collina delle farfalle

Una storia di farfalle, una cittadina sugli Appalachi (una delle zone più depresse degli Stati Uniti, recita wikipedia), Tennessee. Sullo sfondo i problemi della globalizzazione e quelli dei cambiamenti climatici, e la gente. Bianchi americani impoveriti. Ma non incarogniti. La gente qui non è immune da quel misto di ipocrisia e moralismo bigotto che fanno tanto americano degli stati centrali, ma a Feathertown i “bifolchi” sono raccontati senza insistere su quei tratti che farebbero sfociare il ritratto in una caricatura. C’è una comunità riunita intorno a un pastore che invece di predicare verità, semina dubbi e c’è un’interprete che ci fa partecipi di una bella storia: Dellarobia Turnbow, dal nome insolito e forse un po’ banale di una decorazione natalizia che però trova le sue origini nei tondi dei Della Robbia come scoprirà a narrazione avanzata. Un’interprete, una donna, che in quei panni, quelli che le hanno cucito addosso la storia, le convenzioni e la comunità, si trova a disagio. Un’interprete che prova a mettere in atto la trasgressione più banale, quella sessuale da consumarsi con un partner molto più giovane con il quale non aveva niente da spartire, ma che la guardava come si guardano le Madonne. Ma anche questa non andrà a buon fine. Ci sarà però tutto il tempo perché arrivi a maturità l’evasione di Dellarobia dal ruolo che quell’ambiente le aveva assegnato. Ci sono le meschinità, le gelosie, gli orgogli da ostentare, ma l’insieme della comunità non suscita nessuna repulsione. Tutti, tutte e tutto sono il risultato di concatenazioni complesse.

Se il battito d’ali di una farfalla può essere l’elemento che innesca una serie di processi che possono provocare un disastro dalla parte opposta del pianeta, chissà cosa potranno fare milioni di farfalle tutte insieme. Succede a Feathertown, o meglio su una collina di proprietà dei suoceri di Dellarobia nelle vicinanze di Feathertown. Le storie degli abitanti della cittadina sugli Appalachi, si intrecciano così con quelle di una farfalla. O meglio con tutta una serie di attori legati uno con l’altro: la farfalla Monarca, l’unico insetto migratore; le Asclepiadacee piante succulente di cui si cibano i bruchi; la deforestazione; la globalizzazione selvaggia; il ruolo delle banche. Le farfalle monarca hanno un ciclo di vita che richiama e mette in gioco tutti questi attori (umani e non umani) e altri ancora. Esse passano l’inverno appese a foreste di pini e abeti della California e del Messico, ma non genericamente in queste aree, ma in alcune vallate specifiche dove si concentrano diversi milioni di esemplari costituendo un fenomeno così straordinario e spettacolare da diventare attrazione turistica (sito Unesco). A primavera si accoppiano per poi partire verso nord, in direzione del loro habitat estivo negli Stati Uniti settentrionali e nel Canada meridionale. Ma non lo faranno in una sola tappa, lo faranno in tre di tre generazioni diverse. Anche la migrazione a staffetta generazionale è una peculiarità di questo insetto. La prima ondata si fermerà per deporre le uova in certe zone specifiche dove crescono piante di Asclepiadacee unico alimento dei bruchi e caratteristica fondamentale per la specie tutta: questo genere di piante contengono una tossina che si trasmette alle farfalle e che è usata per evitare eventuali predatori avvertiti di questo pericolo attraverso il colore delle ali che comunica questa peculiarità. Dopo tre tappe e tre generazioni, le farfalle arriveranno nei luoghi settentrionali da cui erano partite. I pronipoti, questa volta in una sola tappa, faranno “ritorno” alle vallate di svernamento. È già successo che a causa di alcuni disboscamenti e di piogge fuori del normale che in una vallata messicana si siano avute frane e altri rivolgimenti che hanno impedito alle farfalle di raggiungere la propria meta. È dunque assodato che i cambiamenti climatici possano sconvolgere il ciclo migratorio delle farfalle. Barbara Kingsolver le dirotta infatti sulla collina che sovrasta la cittadina di Feathertown, provocando tutta una serie di avvenimenti che ci faranno conoscere numerosi personaggi moltiplicando le concatenazioni significanti. Il modo di raccontare gli attori umani di questo dramma ecologico, somiglia a quello di Kent Haruf, e la cittadina di Holt potrebbe egualmente essere la location di questo racconto, là con lo sfondo della polvere e con le incombenze dell’allevamento dei bovini, qui con la pioggia incessante e la gestione del gregge delle pecore, raccontati entrambi con estrema attenzione mettendo in mostra un sapere che è un saper fare e saper stare con dignità e eleganza con i piedi per terra in quella (questa) terra così flagellata. La straordinarietà dell’evento, peraltro molto probabile, non impedisce ai personaggi umani di mostrarsi nelle loro miserie e, nello stesso tempo, nella loro bellezza, sfatando tutti i luoghi comuni sulla grettezza come carattere esaustivo degli abitanti delle campagne degli stati interni degli USA. E questo è merito dell’autrice. I personaggi vengono prima sbozzati e poi fatti emergere in alto rilievo ad occupare spazi che ci sono limitrofi. Ma non per una somiglianza comportamentale, semplicemente perché sanno elevare i gesti della loro quotidianità a atti così profondamente significativi da porsi come universali e richiamare i racconti epici. Gente normale, a prima vista dei “bifolchi”, che sanno però essere gli interpreti di un racconto avvincente che riesce a fare di loro gli eroi di quel racconto. Nessuna impresa epica: tutti fanno quel che c’è daffare, e tutto si ripeterebbe all’interno di un ordine che potrebbe essere perenne, se non facessero invece irruzione, altri eventi, altre congiunture: la globalizzazione, le banche, il cambiamento climatico, le farfalle e la pioggia.

https://h5.raiplay.it/raiplay/video/2019/04/Geo-Il-volo-delle-farfalle-e0c05724-0fe8-437d-9054-b7756633f58e.html

 

Barbara Kingsolver, La collina delle farfalle, Neri Pozza, Vicenza 2013, pagine 448, € 18.00

*Gilberto Pierazzuoli

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