Gli inceneritori di Pisa e Arezzo, una schizofrenia tutta toscana

A Pisa si chiude l’inceneritore, mentre ad Arezzo lo si raddoppia: scelte istituzionali che vanno in direzioni diametralmente opposte. Tutto questo nonostante due studi epidemiologici di coorte residenziale, condotti sulle popolazioni che vivono intorno a 2 inceneritori, a Pisa ed a Arezzo, mostrino simili preoccupanti criticità sanitarie.

A Pisa:

“Per i residenti nell’area con più alta concentrazione di ossidi di azoto[quella più vicina all’inceneritore] rispetto a quelli residenti nell’area meno impattata, è emerso un eccesso del 10% di mortalità per tutte le cause e del 21% per malattie cardiovascolari tra gli uomini e un eccesso di mortalità per malattie respiratorie acute (+152%) tra le donne, mentre i decessi per leucemie e linfomi sono risultati in eccesso in entrambi i sessi. Inoltre, l’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito segnali critici sui tumori ematologici nei maschi”, spiega Fabrizio Bianchi, ricercatore del Cnr-Ifc. “I risultati ottenuti sono coerenti con precedenti evidenze maturate in studi sulla salute di popolazioni residenti intorno a inceneritori e più in generale esposte a inquinamento dell’aria”. Questo è un estratto del comunicato stampa, del 14/11/2019 degli epidemiologi dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) che hanno effettuato lo studio per valutare la salute dei 132.293 residenti del comune di Pisa tra il 2001 e il 2014. Studio pubblicato sull’International journal of environmental research and public health.

A causa anche di questo studio, di cui si aveva avuto conoscenza già un anno fa, e di valutazioni strategiche riguardanti il piano regionale dei rifiuti, l’inceneritore di Ospedaletto è stato definitivamente chiuso.

Ad Arezzo:

“….nel caso in studio è emerso un eccesso di rischio di mortalità per i maschi.. -La mortalità per cause cardiovascolari, in particolare per malattie ischemiche, emersa in eccesso statisticamente significativo per gli uomini e non significativo per le donne.-La mortalità per malattie respiratorie acute, che ha mostrato un eccesso significativo per le donne.-La mortalità per leucemie, risultata in eccesso per i due generi, sebbene non statisticamente significativo. Per la morbosità i risultati delle analisi dei dati di ospedalizzazione suggeriscono di continuare l’osservazione pianificata di:-Cause cardiovascolari, risultate in eccesso di ricovero in entrambe i generi, di rilevanza statistica per i soli uomini.-Le malattie dell’apparato urinario nei due generi, per le quali è stato osservato un andamento crescente di ricovero all’aumentare dell’esposizione. Per gli eventi sfavorevoli della riproduzione, sulla base dei risultati di HAI21 che sono in accordo con i risultati di letteratura, si suggerisce di proseguire il focus sulla prematurità alla nascita e sul basso peso alla nascita tenendo conto dell’età gestazionale” Questo è un estratto dello Studio di coorte residenziale nell’area di San Zeno, AZIONE D5 del giugno 2014, che è parte del progetto HIA21-Participative assessment of the health, enviromental and socio-economic impacts resulting from urban waste treatment LIFE10 ENV/IT/000331, co-finanziato dall’Unione Europea.

CONCLUSIONI: Lo studio di coorte residenziale ha riscontrato un aumento del rischio di mortalità e ricovero ospedaliero associato alle emissioni dell’ inceneritore. La sovrapposizione delle esposizioni ambientali non esclude un confondimento residuo e merita ulteriori indagini. Gli eccessi di malattie cardiovascolari e respiratorie rafforzano le limitate evidenze epidemiologiche preesistenti

http://www.arezzonotizie.it/attualita/risposta-epidemiologo-cherici-aisa.html

Per l’inceneritore di San Zeno a Arezzo, nonostante queste criticità, non dissimili da quelle dell’inceneritore di Pisa, c’è un’istanza di raddoppio della potenzialità, passando dalle 46.000 t/a di rifiuti attualmente autorizzate alle 76.000 t/a.

Ma gli studi epidemiologici servono a qualcosa? O è sempre solo colpa del traffico e dei caminetti?

 

Gian Luca Garetti, vice presidente nazionale di Medicina Democratica