Le foibe, Eugenio Giani, l’ex fascista e l’invenzione del genocidio

Tommaso Fattori, capogruppo in consiglio regionale di Sì Toscana a Sinistra, ha commentato così la scelta del presidente del Consiglio Eugenio Giani, futuro candidato alla presidenza della Regione per PD e Italia Viva, di affidare al giornalista Roberto Menia la prolusione alla seduta solenne del Consiglio regionale nel giorno del ricordo:

Roberto Menia, secondo da sinistra, con Eugenio Giani, a destra

Nel giorno del ricordo il presidente del Consiglio regionale, Giani, seguendo il suggerimento di un deputato di Fratelli d’Italia, ha scelto di affidare la prolusione ufficiale non ad uno studioso o ad un esule ma a una figura politica dell’estrema destra, un nazionalista irredentista, le cui radici sono nel MSI, partito erede del fascismo. Ed è il fascismo responsabile di aver trascinato l’Italia nella seconda guerra mondiale, guerra che è all’origine dell’esodo e dei drammi avvenuti al confine fra Italia ed ex Jugoslavia.”

Il saluto fascista di Roberto Menia

Non c’è stato il giusto ricordo delle vittime del confine orientale, di varia nazionalità e appartenenza politica, alcune delle quali civili e alcune delle quali innocenti, ma il tentativo di rimuovere la storia: l’occupazione nazifascista, i campi di concentramento, l’italianizzazione forzata. Ricordare le vittime non può essere una scusa per riscrivere la storia e negare le responsabilità criminali del fascismo. Una rimozione funzionale all’invenzione della tesi del “genocidio slavo-comunista contro gli italiani”, priva di fondamento storico, che semplifica le complesse vicende del confine orientale nel tentativo di rivalutare la brutale occupazione fascista della Jugoslavia, con l’obiettivo finale di minimizzare la Shoah e denigrare la Resistenza. Un’operazione che fa violenza ai nostri principi antifascisti e un’operazione irresponsabile, se la guardiamo dal punto di vista delle relazioni con i nostri vicini sloveni e croati, con i quali dovremmo coltivare una cooperazione fraterna e non odio e risentimenti”, ha proseguito Fattori.

Spero che alle elezioni di maggio ci venga almeno risparmiata la retorica del voto a Giani e Renzi per fare argine alla destra”, ha concluso il capogruppo.


Su Roberto Menia si legga Il #Giornodelricordo: dieci anni di medaglificio fascista. Un bilancio agghiacciante del collettivo Nicoletta Bourbaki.


Per approfondire lo sfascio culturale che sta dietro il dibattito pubblico sulle foibe pubblichiamo un estratto dell’intervista allo storico Erik Gobetti: “Foibe, media e istituzioni ripetono slogan e fake news dei neofascisti” curata da Chiara Zanini per Globalist

Cosa comporta più in generale occuparsi, da storico, di ricostruire la verità sulle foibe, in un periodo in cui molti ormai parlano solo per slogan e manipolano la realtà?

Ormai qualunque storico si occupi in maniera seria del tema viene tacciato di negazionismo, o quantomeno di “riduzionismo”. Quello che è successo a me, avviene ogni anno a febbraio a quasi tutti i miei colleghi. Il problema non è la destra neofascista, ma il fatto che i loro slogan, le loro cifre, sono le stesse ripetute dai media e dai rappresentanti istituzionali, anche quelli non di destra. Si tratta ormai di una sorta di “verità di stato” intoccabile, che trae origine dalla propaganda fascista e nazista. Per questo i neofascisti si sentono autorizzati ad agire con questa violenza intimidatoria: non temono reazioni istituzionali, perché sanno che le istituzioni difendono la “loro” storia, non i risultati della ricerca scientifica, basati sui fatti e sulle fonti.

Sta per pubblicare un libro proprio sulla storia delle foibe, edito da Laterza. Cosa c’è di vero e cosa di falso nel dibattito legato al cosiddetto Giorno del ricordo? Qual è il negazionismo che dovrebbe preoccuparci?

Il libro ha un’impostazione volta a smentire le numerose fake news storiche sul tema delle foibe e dell’esodo. Sono molte e complesse: dalla descrizione di una terra “italiana da sempre” (perché appartenuta all’Impero romano 2000 anni fa!) alla pulizia etnica, dalla volontà di sterminio contro persone “uccise solo perché italiane” all’espulsione forzata, fino alla “congiura del silenzio” che sarebbe stata propria della sinistra comunista. Ma l’aspetto più grave è la totale dimenticanza dei crimini commessi dal fascismo e dall’esercito italiano in quei territori nei 25 anni precedenti. Su questo, sì, esiste un totale oblio, voluto da tutti gli schieramenti politici.

Ci sono Comuni che per questa ricorrenza hanno scelto di proiettare il film Rosso Istria. Lei l’ha visto? Cosa ne pensa?

Questo film rappresenta una evoluzione in peggio del precedente “Il cuore nel pozzo”. Contribuisce enormemente a diffondere paura e odio attraverso un immaginario razzista e una costruzione del racconto ben poco attinente alla realtà. Ma quello che più conta è che gli eroi di questo film, le vittime con cui lo spettatore è chiamato a identificarsi, sono tutti fascisti conclamati, che appaiono in camicia nera, inneggiano al duce e attendono la liberazione da parte dei nazisti. Questa è la parte più veritiera del film (naturalmente riguardo a quelle specifiche vittime raffigurate, ovvero la famiglia di Norma Cossetto, non a tutti gli infoibati), ma contribuisce a trasmettere l’idea che il comunismo non sia solo assimilabile al fascismo (come ha recentemente sostenuto anche in via ufficiale, il parlamento europeo), ma sia assai peggio. Insomma, questo è un film co-prodotto dalla Rai, ma sembra un film di propaganda nazista, con tutti quei bei soldati tedeschi che arrivano a liberare le vittime innocenti del comunismo!

Anche lei ha utilizzato il cinema come strumento di divulgazione per raccontare la storia attraverso due documentari e ha lavorato anche per la Rai. Lo farà ancora?

La realizzazione dei miei due documentari (Sarajevo Rewind e Partizani) è stata una meravigliosa avventura, ma si è rivelata anche un’impresa improba. Fare documentari indipendenti in Italia è pressoché impossibile. Per quanto riguarda la Rai, mi piacerebbe avere l’opportunità di collaborare ancora, ma da qualche anno non sono più stato contattato e temo che le accuse infamanti di cui sono oggetto abbiano un ruolo. Vedremo. Io sarei ben contento di poter affrontare in televisione alcuni dei tanti temi di cui mi sono occupati in questi anni.

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