Derivati, perUnaltracittà lanciò l’allarme. Oggi la Cassazione conferma le sue ragioni.

Giugno 2007 – Maggio 2020. Tredici anni affinché chi governa il nostro Paese, nei Comuni e nelle Regioni passando per lo Stato centrale, fosse costretto a capire ciò che era sotto gli occhi di tutti, cioè che lo strumento finanziario dei derivati non era da utilizzare, pena lo sconquasso dei conti pubblici per decine di miliardi.

Lo scorso 12 maggio la Corte di Cassazione a sezioni unite ha finalmente stabilito che siano nulli i contratti derivati firmati prima del 2014 (quando una legge dello Stato ne vietò l’uso), proposti dalle banche a Sindaci improvvisati e proni alla dittatura della finanza. Anche perché venivano usati dai Sindaci per avere liquidità, indebitandosi senza cognizione di causa a svantaggio delle generazioni future. Il solito virus che affligge trasversalmente, dalla destra al centrosinistra, i tanti parvenue di Palazzo che negli ultimi anni definiscono gli orizzonti politici delle loro comunità fino al sondaggio della settimana successiva.

In questi anni ben 797 enti locali ne hanno fatto uso, e tra loro non poteva mancare il sedicente Comune più “smart” d’Italia. Esatto, avete indovinato: il Comune di Firenze.

Torniamo al 2007. Ornella De Zordo sedeva in Consiglio comunale e perUnaltracittà promosse, insieme a tante realtà di movimento diffuse nel Paese, la campagna nazionale “A carte scoperte!“, proprio per rendere trasparente e stigmatizzare l’utilizzo dei derivati da parte degli Enti locali. Nella seconda metà degli anni Zero, infatti, anche il Comune di Firenze, insieme ad altri 10 comuni toscani e alla Regione, aveva la sua fetta nei 130 contratti stipulati con otto banche italiane e sei straniere per 1,6 miliardi di euro complessivi. Un vero e proprio allarme fu lanciato per informare dello scontato dramma finanziario celato fino a quel momento all’opinione pubblica.

De Zordo presentò in Consiglio Comunale una mozione affinché i cittadini fossero “debitamente informati su questo fenomeno misconosciuto”. La richiesta prevedeva che il Comune privilegiasse “tutte le operazioni di finanza, purché etiche e trasparenti, e che ne rendesse pubblico il dettaglio”.

Sotto accusa il Partito Democratico, come sempre molto bravo a fare “orecchie da mercante”, coi soldi delle nostre tasse, naturalmente. Quella mozione non fu mai messa all’ordine del giorno dalla maggioranza. perUnaltracittà ricordò in Consiglio come la giunta di Leonardo Domenici fosse “responsabile dell’ampio utilizzo dei derivati, operazioni rischiose e speculative per i cittadini che dovranno comunque ripianare i debiti con l’aumento dei prelievi fiscali e con un’erosione dei servizi”. Solo anni dopo, quando lo schifo non stava più sotto il tappeto, quelle richieste furono accolte nella sostanza dalla Commissione Controllo del Consiglio comunale.

Adesso arriva la Corte di Cassazione a dire le stesse cose. Sostiene ciò che era logico e sotto gli occhi di tutti oltre due lustri fa. Bastava fare politica per il bene di tutti e non a vantaggio degli interessi di pochi. Così va il mondo oggi in Italia, su La Città Invisibile ve lo continueremo a raccontare con la speranza di non avere ragione tra 15 anni.

perUnaltracittà – laboratorio politico