La strategia del rilancio in Italia: Colao e il Piano Infanzia del Miur

Del lungo e articolato documento del Comitato di esperti in materia economica e sociale, ho scelto di concentrare maggiore attenzione sul capitolo concernente gli individui e le famiglie, per la sua importanza relativamente all’impatto sociale. “Individui e famiglie” già la scelta del titolo ci dice molto sui presupposti e sulle finalità del documento. Intanto la scelta del termine “individuo” piuttosto che “persona” denota già la preferenza di un linguaggio tecnico-economico piuttosto che psicologico e sociale e, in più, la separazione dalle famiglie come se le famiglie fossero un blocco unico non formato da persone singole. E anche qui c’è uno sguardo alla problematica tipicamente economico, proprio perché nel campo del mercato la famiglia funziona diversamente rispetto al singolo individuo. Ma andiamo avanti nell’analisi. Il capitolo consta di ben 15 paragrafi con i loro bravi titoli. Il primo che incontriamo durante la lettura è quello relativo ai “Presidi di welfare di prossimità”.

Il termine “welfare di prossimità” mi ricorda, almeno dal punto di vista linguistico, la “distanza di cortesia” proposta nel documento del Ministero dell’Istruzione sulle linee guida per la riapertura delle scuole a settembre prossimo. Qualcosa di cui possiamo avere solo una vaghissima idea ma che nello specifico non si traduce in pratiche concrete. Le proposte rivolte ai giovani sono quelle relative alla promozione della “resilienza individuale” e di interventi a “sostegno dell’utilizzo positivo del tempo e al riconoscimento delle proprie potenzialità”. Resilienza è un termine molto appropriato al documento in questione in quanto esprime tutto e niente, senza tener conto della sua fama attuale che riscuote consensi fin dall’istante in cui viene pronunciato.

Vorrei poi soffermarmi su alcuni aspetti legati a concetti chiave del neoliberismo (riconoscimento delle proprie potenzialità) propinati per decenni dal cinema made in USA, in cui il messaggio veicolato è sempre lo stessa sbobba: credi in te stesso, sii attivo e produttivo (per la società).
Non c’è il minimo accenno alla promozione della cultura, all’incremento di iniziative e di spazi di confronto tra giovani su argomenti legati all’istruzione e il sapere. E questo mi sembra una grave mancanza tuttavia in linea col resto del documento.

In un altro paragrafo si parla di supporto psicologico alle famiglie in relazione all’emergenza Covid e per questo viene previsto un pacchetto di quattro colloqui spendibili col bonus vacanze…Sto ovviamente scherzando ma la logica è quella del mercato che eroga pacchetti preconfezionati. Chi può sapere se quattro colloqui saranno sufficienti perché l’intervento di supporto possa dirsi veramente efficace?

I paragrafi del documento si susseguono concentrandosi sul disagio, la disabilità mai sul benessere degli individui inteso come prevenzione. C’è anche uno sazio dedicato alla lotta degli stereotipi a sostegno della quale viene proposto, nelle scuole, di promuovere le materie STEM (perché non scrivere scientifiche e tecnologiche?) per le bambine e la cura (cosa esattamente? Il concetto di cura? Il gioco con le bambole? Esperienze formative nelle case di cura, negli orfanotrofi…, il giardinaggio…) per i bambini creando di per sé un altro stereotipo, anzi lo stereotipo nello stereotipo, perché una solida cultura scientifica e l’acquisizione del concetto di cura rivolto a essere viventi e non è alla base della costruzione della persona, indipendentemente dal sesso.

Il paragrafo su “Conciliazione dei tempi di vita e sostegno alla genitorialità” sembra più interessante e meno aleatorio. Ma è solo apparenza. Di nuovo, anche nel linguaggio, riappare la solita logica del mercato. I genitori hanno pochi figli perché non ci sono abbastanza nidi d’infanzia, enuncia in breve, salvo contraddirsi subito scrivendo che “i nidi sono un servizio educativo”. Peccato che solo le parole non siano sufficienti a creare la consapevolezza di una realtà: di fatto, chiunque legga questo documento intuisce che i nidi fanno parte del welfare e quindi hanno essenzialmente un ruolo assistenziale. Non solo, oltretutto si caldeggia l’apertura festiva dei servizi, e non ditemi che questo ha un valore educativo: per riparare i danni, ci sono pur sempre le 4 sedute di supporto psicologico alle famiglie.

Non starò ad analizzare il resto del documento nel dettaglio, perché di concreto vi è molto poco e anche la proposta di ridurre ad uno i tanti (?) bonus per i figli, svincolandoli dalla retribuzione del lavoratore (in sostanza dalla busta-paga) puzza di operazione di cortesia ai datori di lavoro.

Tra gli ultimi paragrafi conclusi vi è anche uno dedicato alla violenza sulla donna. Argomento nobile ma forse non direttamente legato alla questione di rilancio della nazione Italia per il biennio 2020/21 e pare inserito solo a fini demagogici, tanto per riscuotere gli applausi.

Concludo con una breve nota sul linguaggio. È disturbante, proprio ai fini della fluidità della lettura e quindi della comprensione, la presenza ossessiva di termini anglofoni, usati spesso a sproposito. Sopratutto nella sezione relativa all’Istruzione e alla Ricerca infarciscono il testo in maniera sovrabbondante come a ricordare all’italiano medio che la sua conoscenza dell’inglese è vacillante e che per essere moderni e innovativi come Colao e compagnia bisogna parlare il latinorum di Don Abbondio. Dove non impera l’anglofilia, c’è una disarmante presenza di contraddizioni, superficialità, schematizzazioni tipiche del linguaggio che viene usato nelle aziende e per le aziende, oltre a non-sense come “pillole di consapevolezza”, parole svuotate di significato per i comuni mortali.

La sensazione, concludendo, è che questo documento sia meramente programmatico e che non abbia nessuna chance di essere attuato, ad esclusione di quei progetti che prevedono la partecipazione dei privati come nel caso del 5G. Al termine di ogni paragrafo, ci sono dei riquadri dove viene segnalato il tempo di attuazione del progetto. Andate a curiosare: sono pochi i punti dove è evidenziata la scelta “attuare subito”. Molto più frequenti sono le opzioni di “finalizzare” e “ strutturare”. In sostanza, il documento prepara il terreno a cosa ancora non ci è dato scoprirlo per quanto il vento che tira non sia dei migliori.

Adozione del Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021.

Le linee guida del Piano Infanzia del Miur.

Ad una prima lettura, la sensazione è quella che siano state scritte in fretta (perché un documento deve pur esserci) e soprattutto da cosiddetti “esperti” che sanno molto di teoria e poco di pratica, ovvero, persone che non hanno mai conosciuto direttamente e vissuto come esperienza lavorativa uno spazio educativo per bambini della fascia di età 0-6.

Questa sensazione non abbandona il lettore per tutto il tempo di lettura del documento ma aumenta notevolmente laddove si affronta la questione della riapertura delle scuole dell’infanzia.

Nel testo, si intuisce il tentativo di coniugare le istanze pedagogiche con quelle sanitarie almeno a parole, sebbene il documento non fornisca gli strumenti e le modalità perché questo avvenga senza che i bambini debbano subire un peggioramento della qualità educativa del servizio.

Analizzando la parte del documento relativo alle strategie da adottare al rientro a scuola, come nuove regole di sicurezza (cosa ci sia di nuovo nel lavare le mani è un mistero) e di rispetto troviamo appunto il lavaggio frequente delle mani, pratica consolidata nella scuola da decenni. Se questa non può dirsi una novità, altra cosa è la regola “della protezione delle vie respiratorie”. Qui siamo in presenza di un’evidente contraddizione. In altre parti, il documento aveva specificato che fino a 6 anni non è richiesto l’uso della mascherina a scuola. Quindi? In cosa consista questa protezione, se escludiamo l’uso delle mascherine, resta un enigma.

Ma andiamo avanti perché un’altra contraddizione ci aspetta al varco. In apertura del documento, veniva ribadita l’importanza pedagogica della vicinanza fisica e del contatto tra bambini ma quando si arriva al capitolo delle regole ecco fare capolino la misteriosa “distanza di cortesia” che le insegnanti dovrebbero promuovere come buona pratica senza sapere esattamente di cosa si tratti. Il documento non spiega alcunché in proposito e passa subito alle conclusioni annunciando che se i bambini seguiranno le regole “tutto andrà bene”, pardon ho confuso gli slogan, queste nuove routine saranno la cornice di una ritrovata serenità e giocosità.

Non starò a trattare le sezioni relative agli adulti e ai dispositivi di sicurezza perché la mia era solo una breve riflessione. Come nel caso del testo del piano Colao siamo in presenza di un linguaggio falsamente tecnico (in questo caso gli anglicismi sono ridotti), vuoto di sostanza e in molti punti contraddittorio. Considerando che il documento si propone come un testo di “linee guida”, le perplessità restano molte. Ci rivedremo a settembre!

*Chiara Rantini e Massimo De Micco

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