Inforestarsi: sulla pista animale di Morizot

Non si parla di foreste urbane, né di esperienze romantiche nei boschi, ma del libro del filosofo francese Baptiste Morizot Sulla pista animale. Il ‘tracciare’ (pistage, tracking) qui non ha niente a che fare col Covid-19, ma indica una pratica concreta, ancestrale, quotidiana: la capacità di riconoscere e di seguire segni, impronte là dove non ci sono né sentieri né mappe, là dove finiscono le tracce. E’ un’eredità della nostra fase di primati, che risale a due milioni di anni fa, quando da raccoglitori frugivori, siamo diventati tracciatori potenzialmente carnivori. E’ una pratica onnipresente nel genere Homo, dimenticata da noi moderni, su cui si fonda una parte della nostra condizione cognitiva. Morizot che è un appassionato praticante del tracciamento senza scopi venatori, ci guida nell’ inforestamento.

L’ultima scena del libro

‘Immaginate, in un passato immemorabile, una banda di ominidi indistinti dotati di un protolinguaggio che ci sfugge, mentre isolano una pista sulla sabbia. Si fermano all’altezza dell’ultima impronta, nel punto in cui perdono la pista. Uno di loro punta la sua lancia verso ponente, mentre un altro punta la sua lancia verso levante: ha visto altro nell’enigma del suolo-questo visibile che obbliga a vedere l’invisibile, a immaginare e a pensare. A quel punto si riuniscono in circolo e si lanciano in gesti, frasi, in un conciliabolo che ci sfugge, per mettere alla prova dell’intelligenza altrui la versione di ognuno, e determinare insieme dove andremo’.

Nel lungo processo di ominazione un gruppo di nostri antenati, si inforesta alla ricerca di cibo, seguendo le tracce di un animale, in una caccia di persistenza, che durerà ore ed ore. Là dove finiscono le orme, il gruppo si ferma. Il nostro antenato primate, in origine frugivoro, ovvero animale visivo senza olfatto, diventato in un secondo tempo cacciatore e tracciatore si trova davanti all’invisibile, all’assenza. Costretto a ‘stimolare l’occhio che vede l’invisibile, l’occhio della mente’. Per trovare le cose assenti, è costretto a immaginare, a speculare, a mettersi nei panni dell’animale che sta inseguendo. Acquisisce così ancestralità animali e convergenze evolutive, come la pazienza della pantera, del capriolo raccoglitore e selezionatore del proprio cibo, dell’orso infaticabile assaggiatore, del lupo che si disperde per esplorare nuovi ambienti. Si fa diplomatico con quello che lo circonda, sia animale che vegetale, ‘verso un rapporto più animista con il vivente’. Animale sociale, in conciliabolo fra uguali, si confronta in un dibattito collettivo, con gli altri componenti del gruppo, sulla interpretazione delle tracce, per capire quale direzione prendere: nasce così la democrazia. Una democrazia all’aria aperta, che precede di migliaia di anni quella greca, ‘ per determinare insieme dove andremo’.

La riserva exattiva

Nell’arco di diverse centinaia di millenni, il tracciamento come abitudine quotidiana e necessità vitale per la ricerca di cibo ha modellato in profondità la nostra trama interiore, creando delle memorie ancestrali, delle energie emotive, poi occultate dall agricoltura neolitica, che nel corso dell’evoluzione si sono trasformate, data la plasticità cognitiva del cervello: ‘una riserva di tratti che non erano destinati a fare quello che facciamo oggi con le nostre menti, ma che lo rendono possibile-dalle matematiche all’arte e alla filosofia.’

Il primate nudo: psico sciamano diplomatico

Il tracciamento catalizza le facoltà interpretative psicologiche e sociali e le exatta [sposta] verso delle attività diplomatiche nei confronti di altri esseri viventi, nel senso di comprenderne le abitudini e le modalità comunicative […], come un fenomeno sciamanico: una forma di spostamento della mente fin dentro il corpo dell’animale […] di decentramento rispetto al proprio corpo’.

L’exattamento, un concetto della teoria dell’evoluzione, prevede che dei tratti biologici selezionati per un uso vengano dirottati, in un secondo tempo, verso una nuova funzione o uso.

Il sale delle nostre vite

E’ la ricerca, l’epicentro dell’eccitazione del vivere. Non il piacere, che è puntuale, appaga e fa addormentare. Ricercare le impronte degli animali, senza scopo venatorio, provoca emozioni di interesse, di anticipazione, di curiosità coinvolta, di energia inesauribile, sensazione di flow, così come la ricerca di un rifugio, di un partner sessuale, la ricerca intellettuale, la ricerca del silenzio interiore. Quando si è tutt’uno con quello che si fa, si può raggiungere una condizione di flusso, di flow, la cosiddetta esperienza ottimale, cioè quell’atteggiamento che ci proietta fuori da noi stessi, in un sé ampliato che non avendo più tanti ingombranti problemi soggettivi, ha spazio anche per gli altri esseri viventi:

‘La disponibilità decentrata, la benevolenza non irrigidita sui propri ritmi e sulle proprie esigenze interiori conferiscono una strana qualità alle nostre relazioni umane nel cuore delle montagne…implicando un rapporto con il vivente in cui nessuno considera che tutto gli è dovuto, un rapporto che modifica surrettiziamente le relazioni tra esseri umani.’

Tracciare è scomparire

Tracciare è uno strumento come un altro per lavorare alla propria scomparsa, per  liberarsi dall’ego.  ‘E’ un oblio di sé nel senso in cui, talmente affascinati da tutt’altro, ci si dimentica del proprio ombrello. Abbiamo lasciato l’ego sull’appendiabiti, perché per una volta al mondo gli altri sé sono più interessanti.’

Morizot sottolinea che il tracciamento è una pratica terra terra, in cui si cercano degli escrementi, in cui non c’è ‘nessun essere umano silenzioso in contemplazione di fronte al sublime, ma degli animali volubili che indagano sul mistero di un mondo condiviso’ .

Oltre le solite favolette antropocentriche: tutto si co-implica.

‘Il tracciamento è il nome dell’attenzione verso i segni visibili del dentro invisibile delle altre forme di vita, del loro modo di essere vive, che si tratti di lombrichi, dei semplici o delle pantere.’

‘Non siamo noi l’unico punto di vista su una natura inanimata, appiattita a materia senza spiriti, ridotta ad insieme di risorse pronte all’uso, e occultata in specchio di se stessi’.

Ripensare la nostra umanità in relazione con le altre specie, una sorta di ecologia (pessima parola) della riconciliazione per ‘diventare sensibili alle invisibili esigenze dei non umani’ . Con-divenire insieme alle specie compagne direbbe Haraway, a partire dalle comunità microbiche che co-abitano dentro e attorno a noi. Con-divenire anche con l’invisibile, coi misteri, senza tirare in ballo trascendenze, o visioni mistiche.  ‘Il mondo è più delle apparenze, ma non ha bisogno di essenze né di sovrannaturale-ci sono fin troppo senso, ricchezze, enigmi e bellezze nelle vecchie apparenze’  .

Discorso coyote

‘Gran parte della nostra capacità di lettura dei segni sembra dunque derivata da questa abitudine naturale a leggere le impronte come segni dell’invisibile nel visibile’. Il coyote è la figura simbolo, capace di viaggiare sul confine fra il visibile e l’invisibile, fra l’umano ed il non umano, che cammina fra le rovine del capitalismo, per lavorare alla realizzazione di un mondo comune ( F. Timeto, Bestiario Haraway, Mimesis, 2019 euro 20).

Inforestarsi non esige una foresta in senso stretto, non richiede di andare ‘nel bush’, ma è una pratica volta ad inaugurare un’altra relazione con noi stessi, con gli altri animali (umani inclusi), coi territori viventi, per riattivare delle alleanze, per ‘coabitare nella grande geopolitica condivisa’, inventando dei modus vivendi più vivibili per tutti, per un altro modo di esistere, nel senso di ex-sistere, cioè di tirarsi fuori dall’Antropocene.

Bisogna sperare – scrive Morizot – che un diplomatico andato a inforestarsi presso gli altri esseri viventi ritorni trasformato, tranquillamente inselvatichito, lontano dalla ferocia fantasmatica attribuita agli Altri. Che colui che si lascia inforestare dagli altri esseri viventi ritorni leggermente modificato dal suo viaggio da licantropo: un mezzosangue, a cavallo tra due mondi. Né svilito né purificato, semplicemente altro e un minimo capace di viaggiare tra i mondi, e di farli comunicare, per lavorare alla realizzazione di un mondo comune.’

Morizot, Sulla pista animale, Nottetempo, Milano 2020, pp 259, 19 euro.

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è vicepresidente nazionale di Medicina Democratica e membro di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).
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Una risposta

  1. Avatar Iris Marie Gatt ha detto:

    Salve Gianluca,

    Sono Iris Gatt, una tua paziente di qualche anno fa presso lo studio di Via Pistoiese a Firenze. Penso ti ricorderai di me, abbiamo più o meno la stessa età e mi hai seguita per diversi anni.

    Avrei bisogno di parlarti con urgenza.

    Se possiamo fissare un appuntamento telefonico, le lascio il mio numero cell. :

    349 5653854

    Oppure, se mi potessi inviare il tuo indirizzo email, ti inoltro il mio e ti posso spiegare il mio quesito per email:

    irismarie.gatt@gmail.com

    Attualmente, sono paziente della dott.ssa Francini in via dell’Osteria.

    Ti ringrazio per una tua risposta e anche per le tue battaglie che mi stanno al cuore e che seguo.

    A presto,

    Iris

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