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Illegale lo spionaggio di massa della National Security Agency denunciato da Snowden

Nel 2013 Edward Snowden denunciò al mondo intero che la National Security Agency americana spiava milioni di telefoni e computer, svolgendo un controllo globale sulle comunicazioni.

Nel 2013 il cattivo era lui.

Aveva rivelato dei segreti. Ma rivelando quei segreti aveva rivelato una terribile e inconfessabile verità. Snowden agiva in nome della legalità, ma veniva accusato di essere un criminale, perché aveva rivelato dei segreti.

Snowden si vide rifiutare una ventina di richieste di asilo da parte di vari paesi democratici. Italia compresa. «Non ci sono le condizioni giuridiche affinché l’Italia possa accogliere la richiesta di asilo» a Snowden, dichiarò l’allora ministro degli esteri Emma Bonino il 4 luglio 2013.

E Snowden si dovette nascondere i Russia, cosa paradossale.

Oggi sappiamo che le cose rivelate da Snowden non solo erano vere ma erano illegali. Lo dice un tribunale americano. Snowden aveva rivelato un sistema di spionaggio illegale ai danni di milioni di cittadini, non solo americani. E così oggi una corte americana dà ragione ad Edward Snowden, riconoscendogli il merito di essere stata la fonte grazie alla quale la giustizia ha potuto mettersi in moto. Snowden ha violato la legalità in nome della legalità.

Secondo la corte – leggiamo su Rainews – i vertici dell’intelligence non dissero la verità, nascondendo “attività incostituzionali”.

Snowden ha scritto su Twitter: “Sette anni fa, quando ero accusato di essere un criminale per aver detto la verità, non avrei mai immaginato che sarei vissuto abbastanza da vedere i nostri tribunali condannare le attività della NSA come illegali e nella stessa sentenza mi accreditano per averle smascherate”.

Snowden, esperto informatico, era entrato nel santuario dello spionaggio digitale e aveva scoperto che era stato realizzato un accordo fra i colossi di Internet e il governo americano, dando vita a un sistema di sorveglianza di massa invasivo come mai era avvenuto. Chi ha letto il libro Sotto controllo, scritto da Glenn Grenwald, avrà notato come Snowden aveva fiducia in Obama e sperava che con Obama questi abusi sarebbero finiti. E invece no. Snowden scelse allora di rivelare al mondo interno il sistema di sorveglianza di massa, scendendo nei dettagli tecnici e documentando in modo inoppugnabile come Internet, un tempo terreno dei libertari, si fosse trasformata in una rete nella quale i cittadini di tutto il mondo venivano spiati dal governo americano attraverso un “buco della serratura” che stava nei cellulari, nei computer e i tutti i device connessi alla rete.

Questa vicenda è illuminante non solo per la storia di Internet.

E’ una vicenda che riguarda la storia della nonviolenza. E che riguarda noi tutti, come cittadini che aspirano alla libertà attraverso la verità. La satyagraha (che letteralmente significa «insistenza per la verità») era il metodo di lotta nonviolenta propugnato da Gandhi ed era fondato sulla capacità di disobbedire alla legge in nome della verità e della giustizia.

Snowden ha fatto questo. La satyagraha è stata praticata da Gandhi, da Martin Luther King, da Nelson Mandela, e ha avuto alla base la prassi della disobbedienza civile, della violazione della legge quando la legge era immorale.

La violazione della legge americana, compiuta da Snowden, oggi si ribalta in una sentenza che gli dà ragione. E, come spesso accade nella storia della nonviolenza, la funzione di violare la legge per farne emergere l’intriseca illegalità (l’espressione può apparire paradossale) è proprio stato uno dei filoni dello sviluppo civile lì dove gli strumenti convenzionali non hanno funzionato e non hanno rappresentato i cittadini. Quando la legge è ingiusta va cambiata secondo le modalità previste. Ma quando ciò – per una serie di ragioni – non è possibile, allora spetta alle persone dotate di coraggio e senso etico il compito di violarla, non allo scopo di promuovere l’illegalità, ma al contrario allo scopo di promuovere una nuova legalità.

Come ha fatto Snowden, cittadino digitale globale. Che, ricordiamolo, vive ancora nascosto.

*Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink

articolo uscito in Peacelink 4 settembre 2020