Il carcere durante la seconda ondata della pandemia

Allo scoppio della prima ondata della pandemia il sistema penitenziario italiano si era presentato con un tasso di sovraffollamento molto elevato.

Circa 15.000 detenuti non avevano un posto letto regolamentare. Grazie a diversi fattori, nell’arco di due mesi, tra marzo e aprile, il numero di coloro che erano presenti nelle galere italiane era passato dalle oltre 61.000 a poco più di 53.000. Questo dato si è poi stabilizzato per ricominciare poi a crescere dopo l’estate.

Ad oggi i detenuti sono quasi 55.000, mentre i posti disponibili poco più di 47.000. In molti istituti si vive ancora in spazi angusti e in condizioni che possono favorire il diffondersi dei contagi da Covid-19.

Lo dimostrano i numeri dei contagi di questa seconda ondata, ad oggi già superiori a quelli registrati durante tutto il periodo più acuto dell’inverno scorso (si veda il XVI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione del maggio 2020).

 Stiamo assistendo anche allo scoppio di focolai con decine di positivi, anche questa una differenza di non poco conto rispetto a quanto avevamo registrato durante la prima ondata.

In ogni occasione, nei mesi scorsi, avevamo più volte ribadito di come l’emergenza non fosse finita e sulla necessità di continuare a fare spazio. Ora c’è bisogno di agire con ancora più urgenza, prevedendo la concessione di misure alternative alla detenzione per tutti coloro che hanno pene brevi da scontare e per quanti hanno patologie pregresse e per cui il covid potrebbe essere fatale.

Bisogna inoltre, così come sottolineato qualche giorno fa dal Procuratore Generale presso la Cassazione, Giovanni Salvi, che il carcere – ancor più in questa situazione – per i nuovi arresti sia l’extrema ratio, da applicare solo quando ogni altra misura è insufficiente.

*Patrizio Gonnella, presidente Antigone

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