La Grande Riparazione: le OGR siano restituite all’uso pubblico

Il 20 ottobre scorso sono state illustrate con la solennità degna del luogo, la sala d’Armi, le magnifiche condizioni della vendita all’asta degli ultimi otto ettari affacciati sul Fosso Macinante di quelle che furono le gloriose Officine Grandi Riparazioni.

Il terreno in vendita con la dote di 54.000 mq edificabili (162.000 mc sottaciuti) e altri, trasferibili ove occorra, da Campo di Marte, sarà dotato delle opere di corredo finanziate dai 14 milioni di oneri dovuti (non “messi a disposizione”) dal costruttore. La via di scorrimento (sottaciuta, a quattro corsie) lungo il Fosso Macinante che si mangerà 12 ettari del greto erboso, e che separerà definitivamente le Cascine dai quartieri di San Jacopino e Baracca. E, grande exploit, il deposito degli Uffizi, chiamato a traslocare nel capannone vincolato, per dare senso e sostegno alla “valorizzazione” immobiliare (la rendita) del grande investitore presente in platea.

Da dove si è tirato fuori questo fabbisogno di alloggi (una “cittadella” secondo l’assessore Del Re) per persone ricche e così importanti da meritarsi Il teatro dell’Opera, la Leopolda e un pezzo dei Grandi Uffizi sottocasa?

Le relazioni dei tre oratori non lo dicono. Un solo indizio, poco urbanistico, affiora dalle parole del Sindaco: «nonostante il covid, siamo ormai cercati dai più grandi fondi d’investimento del mondo, Europa USA Cina; le statistiche dicono che con Milano siamo i più attraenti per investimenti pubblici e privati»Almeno sappiamo chi decide.

Preoccupati di questa torsione mercantile, alcuni comitati e associazioni di Area e il laboratorio politico perUnaltracittà, ritengono che questa vendita sia l’uso più sconsiderato di una risorsa primaria di tutta la città ed esprimono un approccio di segno opposto.

Riassumiamo. Il fabbisogno della città è quello di spazi aperti e pubblici per manifestazioni estranee alle piazze storiche e al parco delle Cascine. Non si tratta di scaricare funzioni “minori” ma di dare loro qualità e valenze nuove in un’area rigenerata e alberata con spazi per stagioni culturali all’aperto, in continuità e a complemento della “vocazione” espressa dal Teatro dell’Opera e dalla Leopolda.

E, sulla stessa linea, si può pensare a un collegamento con la Ricerca universitaria di Agraria e adattare uno dei capannoni storici a Giardino d’Inverno per lo studio e la diffusione scientifica dei nessi tra parco, botanica, ambiente.

Altro tema è l’interpretazione architettonica, il riuso dei fabbricati di bordo, quello che si affaccia sul Macinante/Cascine e quello, magari porticato, che interfaccia l’area di recupero e via Michelucci. Si considera quest’area, di nuovo pubblica e nuovo “parco” un risarcimento di quanto è stato ed è tuttora sottratto alla qualità urbana. Infine si sottolinea il ruolo di ponte verso quella periferia che è in attesa di diventare habitat, città. Molti tra comitati e singoli cittadini pensano che si debba interrompere l’estrazione di plusvalore privato dalla città storica e che si debba invece produrre plusvalore pubblico per la città futura.

L’area ex OGR può e deve dare l’esempio. È per questo che sollecitiamo il sindaco, l’assessore all’urbanistica e l’amministratore delegato di FS sistemi urbani a compiere un atto scandaloso oggi, ma che li potrebbe consegnare alla storia, come gli illustri predecessori (vedi il dono di Maria Ludovica dei Medici, Elettrice Palatina, della quadreria di famiglia che segna la nascita degli Uffizi e quello di Pietro Leopoldo di Lorena della fattoria granducale, poi Parco delle Cascine cui appartenevano anche i terreni concessi alla ferrovia Leopolda, in seguito Officine Grandi Riparazioni).

Il dono alla città di Firenze dell’ultimo brano dell’Area ex OGR, primo segno di vera rinascita e insieme invito alle forze economiche del mondo, a legare il proprio nome a una operazione culturale e urbanistica, concorso compreso, di rara portata internazionale. Occorre che il sindaco si attivi subito per esercitare il diritto di prelazione per prendere il tempo necessario e, in ogni caso per cancellare per sempre la vendita. Questo il passo coraggioso e necessario per la nuova civitas Florentiae.

Questa la Grande Riparazione, ultimo compito delle Officine.

*Roberto Budini Gattai

Lo scritto è apparso su “La Repubblica Firenze”– sezione L’intervento – il 16 novembre 2020: https://firenze.repubblica.it/tempo-libero/articoli/cultura/2020/11/16/news/caro_sindaco_ci_ripensi_quelle_ex_officine_di_porta_a_prato_sono_un_patrimonio_di_firenze_-274587289/

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Roberto Budini Gattai

Roberto Budini Gattai

Urbanista, attivo in perUnaltracittà e nei Comitati fiorentini di resistenza alla speculazione

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