Tra territorio e politica: l’urbanistica. Argomenti per la sua reinvenzione

 

«Il territorio è la dimensione imprescindibile della politica», scrive Massimo Ilardi in un recente intervento su Machina. Nella relazione tra i due termini – territorio e politica – è tuttavia necessario introdurre un terzo «oggetto» che vi è direttamente coinvolto: l’urbanistica, o «governo del territorio», in quanto materia che disegna e disciplina – dal punto di vista normativo/concessorio – lo spazio pubblico, i suoli, gli edifici, il loro impiego e le loro trasformazioni.

A loro volta, i nessi tra i tre «oggetti» non possono prescindere dalla natura economicista del paradigma dominante che modella il politico secondo i dettami della razionalità d’impresa. Dettami cui anche il governo del territorio si adegua, sottoponendo le dinamiche trasformative, più che ai bisogni e alle aspettative della popolazione (negletti, in verità), alle istanze del profitto e dell’estrazione della rendita.

Argomento, quello della rendita, non del tutto nuovo, anzi potremmo dire intrinseco alla materia: più autori hanno sottolineato come i suoli siano consustanziali all’economia parassitaria, ancor di più nella sua versione finanziarizzata (da Harvey a Salzano), e molte sono state le proposte alternative di gestione urbana e fondiaria: da Hans Bernoulli alla «classica» proposta di legge Sullo del 1963.

Constant (immagine da https://www.machina-deriveapprodi.com/)

Articoliamo in sei argomenti i punti di contatto tra i termini in questione e le relative ripercussioni nel nostro ambito di riflessione e di azione, procedendo poi alla messa in evidenza dei «nodi» da sciogliere per una ripoliticizzazione dei destini della città.

Primo argomento. Il neoliberismo, per quanto ne venga esaltata l’essenza virtuale, resta profondamente legato al reale, alla rendita fondiaria e immobiliare (cfr. Lussault, 2017): le potenze finanziarie investono su grattacieli, su complessi edilizi «vendibili» e su grandi opere infrastrutturali. Investono sui suoli, dunque, e vi costruiscono fortune aumentando all’eccesso la domanda. La triste euforia genera bolle speculative che, ingigantendosi e poi scoppiando, producono crisi come quella globale del 2007-2008, provocata appunto dall’attività edilizia incontrollata, incontrastata e favorita dalla politica. Nell’Italia degli anni berlusconian-prodiani la bolla trova alimento nei provvedimenti legislativi (ad es. abrogazione dell’art. 12 della legge Bucalossi che nel 1977 introduceva la «concessione edilizia») fino a generare, oltre al collasso economico, quello territoriale e ambientale. A questa crisi si è risposto con ulteriore «austerità», con la vendita dei beni pubblici, con la «colpa del debito» (Bersani, 2020), aggravando lo stato di un territorio già malato. Paradigmatico il processo che ha portato dalla tremontiana Patrimonio Spa, all’invenzione del piano di alienazione dei beni demaniali (L 133/2008, art. 58) da inserire nei bilanci preventivi degli enti territoriali.

Secondo argomento. Il modello insediativo imposto dall’ideologia economica globale (e ad essa consentaneo) è Megalopoli. Ovvero, conurbazioni smisurate che esercitano il loro dominio su territori desertificati e oggetto di rapina. Poiché «la terra è finita» (Bevilacqua, 2006), continuare a costruire edilizia «vendibile» e infrastrutture (le cosiddette «Goii», grandi opere inutili e imposte) presuppone un sovvertimento dell’ordine degli insediamenti (Agostini, 2020). Sovvertire l’ordine insediativo significa anche stabilire un nuovo ordine politico: le «città-stato» uniscono il modello tecnocratico al potere economico di megalopoli: «Svizzera più Singapore» (Khanna, 2017).

Terzo argomento. Il neoliberismo ha come fondamento metodologico l’individualismo utilitarista, la competizione, l’autoaffermazione dell’individuo che si vuole «libero, razionale, perfettamente informato, consapevole dei propri bisogni e capace di operare scelte razionali ben calcolate» (Galli, 2020).

I cittadini sono manager di sé stessi, sono consumatori e investitori. «La città è una public company», ha affermato un dirigente della Regione Emilia-Romagna presentando la nuova legge urbanistica regionale: la città è, cioè, un aggregato di investitori, di giocatori di borsa, pronti a trarre profitto dai travasi di denaro generati da scommesse sulla povertà altrui. Un luogo dunque dove urbs, civitas e polis sono sussunte nella sfera economica, dove le gerarchie di genere, etniche e di classe si consolidano e diventano «normalità».

Quarto argomento. Il sistema dominante sottopone a valutazione (economica) ogni aspetto della vita. La meritocrazia – legittimazione etica della disuguaglianza (Bruni, 2019) – è intesa come obiettivo politico. «Non esistono pasti gratis», asseriva Milton Friedmann, non esistono servizi pubblici gratuiti e garantiti. Tutto è merce e tutto è negoziabile, tutto è sottoposto a valutazione e contrattazione. Nella pianificazione allineata, slogan eversivi – «meno piano e più contratto» – si accompagnano a dichiarazioni di principio di sapore paradossale: «valorizza[re] la capacità negoziale dei comuni» (art. 1 della legge urbanistica Emilia-Romagna, 24/2017; cfr. in proposito Agostini, 2017), al fine di conferire loro la forza contrattuale necessaria a fronteggiare i colossi del mercato. Nel tavolo di trattativa tra il comune di Castel San Giovanni (PC), quantunque valorizzato nelle sue competenze negoziali, e Amazon, chi avrà la meglio?

Quinto argomento. I bisogni si creano e si modulano con l’offerta del mercato, sono cioè interni ai principi economicistici di domanda-offerta. E così, mentre la città diviene smart, devolvendo così alle piattaforme il potere di gestione, e si muta in un brand d’attrazione dei «capitali esteri», il fabbisogno della popolazione scompare dai programmi degli urbanisti, più sensibili ai desideri degli investitori che alle istanze provenienti dai subalterni. La scomparsa del fabbisogno come fondamento della pianificazione si è mossa in parallelo all’introduzione della gestione manageriale dei servizi, alla monetizzazione degli standard urbanistici (standard ex DM 1444/1968, poi depotenziati dal decreto «del fare» 2013), alla mercificazione della casa etc.

Sesto argomento. Neoliberismo, ordoliberismo e altri paradigmi socio-politico-economici fondati sulla flessibilitàhanno eletto il Piano a nemico supremo. La programmazione, la pianificazione, pongono ostacoli al libero mercato, limitano con «lacci e lacciuoli» gli animal spirits. Da «disciplina del welfare» (Scandurra, 2018), l’urbanistica si è dunque mutata in strumentario utile all’accumulazione capitalistica: la normativa è stata depotenziata, svilito il messaggio socio-politico, le pratiche amministrative sono ridotte all’inefficacia, la deroga assume il valore di norma, il piano diviene flessibile, la forza dei promotori immobiliari detta l’agenda delle città, la deterritorializzazione è regola… (ibidem).

 

Che fare? Come riappropriarsi (in nome del comune) del potere di pianificare gli ambienti di vita? Come reinventare l’urbanistica?

Non possiamo affrontare qui le linee – niente affatto secondarie, quando si tratta di città/polis – dell’«irruzione» nella statualità, il come e il chi (rimandiamo ad: Amendola, 2021). Purtuttavia, nelle vesti di urbanist*, attivist*, ricercatrici/ori e studios*, è certo necessario «fare irruzione», riappropriarsi del potere di pianificare (Stein, 2020), costruire e collettivizzare pensiero critico e immaginari, da collocare decisamente al centro delle «nuove pratiche di immaginazione, di rivolta, resistenza e riparazione» (Ghelfi, 2019).

In tre filoni tematici, avviamo un primo elenco dei nodi da indagare, affrontare, sciogliere.

1. La questione dello spazio pubblico. I beni demaniali, la loro (s)vendita e il destino delle volumetrie pubbliche dismesse nelle città. L’edilizia residenziale pubblica, il suo rilancio, l’offensiva contro la rendita immobiliare. L’accoglienza delle classi lavoratrici transnazionali; le pratiche di inclusione nel segno dei diritti; il superamento di recinti e ghetti dei dannati della città. Le attrezzature e i servizi: come garantirne la presenza diffusa e l’accessibilità universale. Verde pubblico e agricoltura urbana/periurbana come indispensabili servizi alla città. L’attribuzione di «urbanità» (cfr. Consonni, 2016) all’indistinto periferico, da riprogettare come costellazione di luoghi centrali ad alta vocazione civile e sociale.

2. La questione generativo-riproduttiva. Nuova vitalità delle relazioni ecologiche a garanzia della salute ambientale e della potenza rigenerativa. Il rapporto tra salute e territorio; tra vita urbana e riproduzione sociale. Il conferimento di fertilità (anche sociale) alle «periferie agricole». La conversione ecologica come elemento cardine dei programmi urbani/regionali. La «restituzione» di suolo come prospettiva di superamento del consumo di suolo. Contrasto all’avvio di un nuovo ciclo della rendita fondiaria e immobiliare innescato dal green deal (e dalla rigenerazione urbana). Emancipazione del vivente non umano, oggi – nelle città – invariabilmente posto in ruolo ancillare e subalterno.

3. La questione politica. Quali gli strumenti, quali le alleanze, per superare: la governance urbana di matrice aziendale; le disparità geografiche connesse alla polarizzazione megapolitana; la riduzione in «pratica di raggiro» della partecipazione popolare alle scelte urbanistiche. Individuazione di ipotesi per la messa a sistema delle micropolitiche e dell’autorganizzazione: se, e come, soggettività territoriali e spontaneità possano «istituirsi». Quale potenza esercitano e possono esercitare le forme «altre» di gestione territoriale – dal federalismo comunale (Bookchin, 2016) al bioregionalismo à la Magnaghi (2020) – nel quadro dei rapporti tra poteri locali e poteri nazionali e sovranazionali (UE, i «mercati» etc.).

 

Per un provvisorio rilancio

Un’urbanistica pesantemente depotenziata, informata alla razionalità d’impresa, serve alle classi dominanti, genera divario sociale, produce città inabitabili, annienta le relazioni ecologiche. L’urgente «ritorno in avanti» dovrà far emergere contro-progettualità, sperimentalità, invenzione/reinvenzione, ma anche mobilitazione e conflitto in direzione della comunalizzazione dei servizi e delle nuove forme di welfare comune, della liberazione dal debito (Bersani, 2020), della giustizia climatica e di un universale accesso alla casa e alla terra.

*Ilaria Agostini
 
L’articolo è apparso il 28 gennaio 2021 nella sezione Disurbanità di “Machina”, rivista della casa editrice DeriveApprodi.
 

Riferimenti bibliografici

Ilaria Agostini (a cura di), Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, Pendragon, Bologna, 2017

Ead., Megalopoli e il destino delle città, in Enzo Scandurra, Ead., Giovanni Attili, Biosfera, il pianeta che abitiamo, DeriveApprodi, Roma, 2020, pp. 133-166

Giso Amendola, intervento all’VIII assemblea #ilmondocheverrà, 21 gennaio 2021, 27’-41’, https://www.facebook.com/assembleailmondocheverra/videos/741923539791398

Hans Bernouilli, La città e il suolo urbano (1951), introduzione di Edoardo Salzano, Corte del Fòntego, Venezia, 2006

Marco Bersani, Riprendiamoci il comune. Per un diverso futuro, urbano e rurale, «Machina», 29 ottobre 2020, https://www.machina-deriveapprodi.com/post/riprendiamoci-il-comune-per-un-diverso-futuro-urbano-e-rurale

Piero Bevilacqua, La terra è finita. Breve storia dell’ambiente, Laterza, Roma-Bari, 2006

Murray Bookchin, Per una società ecologica. Tesi sul municipalismo libertario e la rivoluzione sociale (1989), elèuthera, Milano, 2016

Luigino Bruni, Meritocrazia. L’uguaglianza non è più una virtù, «La Città invisibile», 16 marzo 2019

Giancarlo Consonni, Urbanità e bellezza. Una crisi di civiltà, Solfanelli, Chieti, 2016

Carlo Galli, Neoliberismo e ordoliberalismo: caratteristiche e problemi da un punto di vista filosofico-politico, lezione tenuta presso l’Accademia delle Scienze di Bologna, 25 giugno 2020

Andrea Ghelfi, Nella foresta dello Chthulucene, «DinamoPress», 3 novembre 2019, https://www.dinamopress.it/news/nella-foresta-dello-chthulucene/

Massimo Ilardi, Spazio, territorio, politica, «Machina», 14 gennaio 2021, https://www.machina-deriveapprodi.com/post/spazio-territorio-politica

Michel Lussault, Hyper-lieux. Les nouvelles géographies de la mondialisation, Seuil, Paris, 2017

Alberto Magnaghi, Il principio territoriale, Bollati Boringhieri, Torino, 2020

Parag Khanna, La rinascita delle città-stato. Come governare il mondo al tempo della devolution, Fazi, Roma 2017

Enzo Scandurra, Ilaria Agostini, Miserie e splendori dell’urbanistica, DeriveApprodi, Roma, 2018

Samuel Stein, Il turismo: un’ideologia e una strategia di accumulazione, in Lucia Tozzi (a cura di), City Killers. Per una critica del turismo, Libria, Melfi, 2020, pp. 25-32

forse vuol dire che hai apprezzato il nostro modo di fare giornalismo.

Come sai la La Città invisibile è una rivista del tutto gratuita. Nessuno è costretto a pagare per informarsi in maniera libera e indipendente e contribuire così a diffondere una visione critica dei danni delle politiche liberiste.

Se ti piace quello che scriviamo sostieni le attività del laboratorio politico perUnaltracittà condividendo i contenuti che riterrai opportuno sui tuoi social e magari con un piccolo contributo: scopri qui come fare.

Grazie per averci letto, e buon tutto!

la redazione de La Città invisibile

Stampa il testo
The following two tabs change content below.
Ilaria Agostini

Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato il libro collettivo Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *